L’archivio di Minas Tirith

BILBOFILIA



di Beppe Roncari



Sappiamo tutti che Il Signore degli Anelli è anche un meta-romanzo, cioè Tolkien ogni tanto si diverte a parlarci direttamente e finge persino di aver ritrovato un antico manoscritto, a sua volta una copia del mitico Libro Rosso dei Confini Occidentali. Chi sarebbe l’autore di questa ipotetica fonte letteraria – citata fra l’altro anche nello Lo Hobbit e nelle Avventure di Tom Bombadil?

Niente meno che Bilbo Baggins… insieme a Frodo, Sam e persino Merry, per alcune parti (è Merry, per esempio, il redattore della disanima sulle erbe della Contea che si trova nell’introduzione – scritta per adempiere in modo simbolico al suo debito con Re Theoden, che non aveva potuto udire da lui la storia dell’erba pipa prima di morire).

Ma il perno di tutte le narrazioni Tolkieniane, persino del Silmarillion (le famose “traduzioni dall’elfico” compilate a Gran Burrone) in ultima istanza, è Bilbo, lo hobbit.

Ed è significativo che la parola “Bilbo” altro non è che un’inversione di consonante rispetto a biblo-, la radice greca della parola “libro”. (Persino lo spelling del cognome “Took” – che avrebbe potuto essere “Tuc”, come nella traduzione italiana – fa rima perfetta con “book” in inglese… ma la famiglia dei Conti ebbe solo in consegna la conservazione del codice, senza che Pipino vi aggiungesse del suo).

L’opera di Tolkien è in essenza un inno alla letteratura da parte di un convinto bibliofilo. La parola “libro” compare anche in assenza dell’oggetto all’inizio dello Hobbit, in modo extra-diegetico e meta-romanzesco:



« C'è una cosa che non avete notato, » disse lo stregone « ed è la porta segreta. Vedete quella runa sulla parte orientale e la mano che la indica dalle altre rune? Questo è il segno di un passaggio alle Sale Inferiori ». (Guardate la pianta all'inizio di questo libro e vedrete le runein rosso).



Qui il narratore onnisciente di un libro per bambini si prende la briga di prenderli per mano e di puntare a un dettaglio apparentemente secondario, ma carissimo a Ronald, che (fra parentesi) aveva molto lottato per poter preservare almeno qualche colore nelle mappe e nelle illustrazioni (operazione costosa per gli editori!), ed era perciò fiero di poter indicare ai suoi lettori le rune stampate in rosso.

Ogni volta poi che compaiono libri o mappe in seno alle sue opere come “oggetti” (cioè in senso diegetico, all’interno della narrazione) essi vengono sempre trattati come reliquie che meritano con la massima reverenza. Per citarne due: la già menzionata mappa dello Hobbit contiene delicate “lettere lunari”, che brillano solo alla luce del nostro satellite (come pure la Porta di Moria – disegnata a mano da Tolkien), e il Libro di Mazarbul ritrovato nel Signore degli Anelli – di cui pure il professore oxoniano si era preso il tempo di ricreare a mano alcune pagine… (in questo caso, i tre fac-simili a colori, non vennero pubblicati, sempre per ragioni di costo.)

La bibliofilia è proprio questo: l’amore del libro “in” tutti i sensi, ma soprattutto “con” tutti i sensi, come oggetto, come edizione rara, come opera dell’“ingegno” ma anche e soprattutto della “mano” dell’uomo, che lo verga, lo colora a mano, lo prende in mano, lo solleva, lo porta al viso, lo annusa, lo sfoglia…

Divertitevi voi a trovare le altre citazioni di libri nelle opere tolkieniane! Fino a qualche tempo fa, sarebbe stato un lavoro da bibliofili o da maestri della memoria… oggi si può acquistare una copia digitalizzata dell’intera “bibliografia” di Tolkien e fare una veloce ricerca per parole chiave: “libr-“ o “book” o “volume” o altra… e le edizioni moderne sono piene di illustrazioni – a colori! – di grandi artisti (ma puoi anche trovarle facilmente su Internet in un motore di ricerca per immagini, mettendo come chiave “Tolkien+Images”…)

Non lo farò io, perché sarebbe ormai banale, e voi lettori sapreste che non mi è costato tempo, e neppure fatica, o memoria.

Chissà che cosa avrebbe pensato Tolkien di chi leggerà le sue opere solo in supporto digitale in versione ebook?

Ai posteri l’ardua sentenza…





PS

Ops! Ma persino questa rivista non esiste più, oggi, in forma cartacea… Mi sa che sono rimasto un po’ incantato e fuori dal tempo a pensare alla Terra di Mezzo e a frugare nei miei ricordi, nei cassetti della fantasia e della memoria… E pensare che io, i libri, li amo anche digitali…