La vita di Elrond

PARTE PRIMA

di Lyn Ritchie



Capitolo uno: Gli anni del Beleriand

Quando il Beleriand fu invaso dalle forze di Melkor e tutte le case degli Uomini e degli Elfi caddero in rovina, i sopravvissuti al disastro fuggirono, inevitabilmente, verso ovest. Lì, in Arvernian, essi trovarono rifugio sotto la protezione dei Marinai di Cirdan nei pressi di Balar. Essi confidavano nella riservatezza e nella grande distanza da Angband per la loro sicurezza, temendo gli assalti degli Orchi come loro più grande pericolo. Da lì Eärendil salpò verso l’Ovest, alla ricerca di Valinor, per perorare la causa degli Uomini e degli Elfi davanti ai Valar e chiedere il loro aiuto. Era probabilmente in mare nel 543 della Prima Era quando Elwing, sua moglie, diede alla luce due figli gemelli. Questi fratelli, Elros ed Elrond, erano discendenti di entrambe le unioni dei due Figli di Ilúvatar, poiché il loro padre era figlio di Tuor e di Idril Celebrindal e la loro madre era l’unica sopravvissuta tra i figli di Dior, l’erede di Thingol, figlio di Beren-Erchamion e di Lúthien Tinúviel. La madre di Lúthien era Melian la Maia, dunque i gemelli erano di discendenza sia divina, che mortale, che immortale. Essi divennero noti presso la gente dei Porti col nome di Peredhil e portarono con la loro nascita la promessa di una rinnovata speranza dove tutti credevano non ve ne fosse alcuna.

Per un certo tempo la gente di Eärendil ed Elwing credette di poter rimanere indisturbata ai Porti a godersi la pace che aveva a lungo atteso. Il loro Signore spese molto tempo in mare ma la loro Dama li guidò bene e saggiamente e, indossando il Silmaril, ricordò a loro Lúthien Tinúviel, la più amata di tutta la Gente Elfica. Mentre i suoi figli crescevano durante la prima infanzia, persino la Dama stessa iniziò a dimenticare alcune delle sue paure e lasciò dietro di sé gli orrori del Sacco del Doriath.

Verso il crepuscolo di un oscuro giorno invernale, un uomo a cavallo fu visto approssimarsi ai cancelli. Egli chiese altezzosamente udienza con Sire Eärendil. Dama Elwing lo ricevette nella sua camera delle udienze, lasciando saggiamente il Silmaril nella sua tesoriera. L’emissario pronunciò parole di pace, ma il loro significato più profondo era chiaro. Stava avvertendo tutti loro che sarebbero rimasti in pace solo finché i figli di Fëanor l’avrebbero permesso. Se non avessero consegnato il Silmaril, i Porti sarebbero stati cinti d’assedio. Elwing gli rispose coraggiosamente, spiegandogli che mentre il suo Signore era lontano la custodia della loro gente era nelle sue mani. Eärendil, lo sapeva, avrebbe detto le sue stesse parole: il Silmaril era stato vinto dalla Corona di Ferro da Beren e Lúthien ed era passato a lei attraverso loro figlio. I figli di Fëanor avevano perso i loro diritti sul gioiello a causa delle loro innumerevoli gesta crudeli, e attaccare i Porti sarebbe stato l’ennesimo grande sbaglio. Chiese al messaggero di portare la sua risposta ai suoi padroni. «Lasciate che il Giuramento finisca qui. Lasciateci continuare a vivere come abbiamo scelto e probabilmente le nostre genti potranno unirsi e vivere assieme, per la gloria di Manwë e per il dispiacere di Morgoth».

Il coraggio della Dama fu inutile ed i nemici piombarono su di loro con un assalto improvviso. I progetti accuratamente studiati di prendere le navi e partire per il mare si dissolsero in nulla ed Elwing dovette assistere alla cattura dei suoi figli, così come aveva assistito al sequestro dei suoi fratelli nel Doriath. Disperata, corse fino alla fine del grande molo e, piangendo per il suo Signore, si gettò in mare. I fratelli erano già stati condotti da Maglor e non videro la disperazione della loro madre, ma più tardi, quando la luce di una nuova stella illuminò il firmamento e tutti mormorarono che si trattava di un Silmaril posto in cielo da Varda, essi seppero che i loro genitori si trovavano entrambi a Valinor.

Diversamente da come può apparire, un grande amore crebbe tra i figli di Elwing e il loro padre adottivo Maglor, figlio di Fëanor. I fratelli gemelli di Maglor, Amrod ed Amras, erano stati uccisi nell’assalto ai Porti ed egli li aveva amati più di quanto amasse il suo unico fratello sopravvissuto, Maedhros. Il suo grande amore per la Musica aveva lentamente temperato il fuoco del suo spirito ed era giunto a provare un terribile rimorso per le crudeli gesta della Casa di suo padre. I Peredhil impararono molto da lui, sia riguardo alla guerra che delle più dolci arti della pace. Elrond si dimostrò un allievo meno abile di Elros nei giochi di guerra, preferendo ascoltare le canzoni di Maglor o studiare il deposito di scritti conservati in casa sua.

Nella Grande Battaglia i figli di Fëanor si unirono alle forze dei Valar nell’assalto a Morgoth ma tennero le loro forze separate. Elros ed Elrond combatterono assieme lungo il tratto superiore del Thangorodrim, difendendo la retroguardia delle forze dei fratelli mentre esse si spingevano a fondo nelle prigioni alla ricerca dei Silmaril. Fu così che essi non riuscirono a vedere loro padre abbattere il possente Ancalagon e che riemersero persino troppo tardi per assistere alla cattura di Morgoth e dei Silmaril. Andarono assieme all’accampamento di Eönwë per ordine di Maedhros che chiedeva la restituzione dei gioielli, ma Eönwë parlò loro a lungo ed essi non fecero ritorno alla casa di Maedhros. Quando Maedhros e Maglor attaccarono l’accampamento ed essi furono presi e portati innanzi a Eönwë, solo i Peredhil parlarono in loro favore. Eönwë ascoltò in silenzio il loro appello alla clemenza e rimase seduto a pensare per un po’ dopo che essi tacquero. Con loro sorpresa, egli parlò loro duramente, dicendo che le loro stesse suppliche dimostravano quanto profonda fosse la loro fiducia in quella coppia malvagia. Non faceva parte dei metodi dei Valar uccidere qualsivoglia creatura, per quanto fossero grandi i suoi peccati, e se non fossero stati presi dalla loro madre così giovani, essi l’avrebbero saputo. Le loro suppliche non furono ignorate, ma dimostrarono più la loro lealtà che l’innocenza dei loro rapitori. Infine Eönwë disse loro che essi stessi dovevano essere giudicati come se fossero caduti sotto il Bando dei Valar e che dovevano sottoporsi prima a Manwë per il giudizio.

Poi ai fratelli sembrò di essere a bordo della barca di loro padre, navigando aldilà delle terre e del vasto mare finché non videro, innanzi a loro, la luce del Reame Beato e la torre dove abitava la loro madre prima di loro.

Portati da loro padre di fronte a Manwë, i due giovani guerrieri tennero alte le loro teste. Con loro sorpresa Eönwë era già arrivato lì prima di loro e, prima che potessero parlare, iniziò a raccontargli la storia delle loro vite. In un primo momento temettero che la sua precedente durezza sarebbe stata di cattivo auspicio per loro, ma Eönwë parlò facendo elogio della loro nobiltà e del loro coraggio. In conclusione, egli disse, probabilmente la presenza dei Peredhil nella sua Casa aveva grandemente operato per distogliere Maglor dal male. Disse persino che, alla fine, Maglor si era effettivamente pentito delle terribili gesta della sua Casa e aveva cercato di dissuadere il fratello dal furto dei Silmaril. Il suo fallimento l’aveva condotto alla morte e così giustizia era stata fatta senza alcun bisogno del giudizio dei Valar. Fu così che Elrond venne a conoscenza della morte del suo Maestro di Canto e pianse apertamente dinanzi al trono di Manwë. Poi Eönwë chiamò chiunque desiderasse parlare, a favore o contro i fratelli, ma nessuno si fece avanti. Persino la loro madre e il loro padre si accontentarono di attendere la decisione di Manwë. I Peredhil erano Mezzelfi ed unici nella Terra di Mezzo. Dato che nessuno aveva parlato contro di loro essi furono liberi dal Giuramento di Fëanor e nessuno li avrebbe accusati di tradimento per aver vissuto presso la casa del nemico di loro padre quali beneamati congiunti. Sarebbe stato loro concesso il diritto di scegliere a quale ramo dei Figli di Ilúvatar appartenere: se essere Immortali e dimorare in Valinor, oppure Mortali ed andare dove neppure egli sapeva. Qualunque fosse stata la loro scelta, non avrebbero potuto ancora abitare in Valinor, poiché la Terra di Mezzo giaceva in rovina e c’era bisogno di loro per la ricostruzione, poiché Manwë sperava che quasi tutti i Noldor ora sarebbero ritornati alle loro dimore a Valinor.

Fu Elros quello che parlò per primo, poiché il desiderio di guidare gli uomini si era risvegliato nel suo cuore, ed egli scelte la Mortalità, per vivere tra gli Uomini e governarli, per il loro bene e per la sua Gloria. Manwë allora descrisse ad Elros la Terra del Dono e gli Alti Uomini degli Edain che vi avrebbero dimorato. Questo fu il reame di Elros, vicino a Valinor pur facendo parte della Terra di Mezzo, che egli governò come aveva scelto. Allora Elrond pianse di nuovo, poiché non desiderava essere il leader degli uomini e la sua scelta l’avrebbe separato dal fratello, che lui amava intensamente. Elrond scelse di essere uno dei Figli degli Elfi, di risiedere nella Terra di Mezzo e di servire tutte le sue Genti con le sue conoscenze o con la sua spada, come meglio essi avrebbero creduto. Questa separazione dal fratello fu il secondo grande dolore della vita di Elrond, ed entrambi accaddero lo stesso giorno e più tardi ne ebbe un terzo, ancor più difficile da sopportare. Assieme i Peredhil dovettero lasciare la loro madre, lasciarla nella sua alta torre con gli uccelli a confortarla. Sebbene Elrond sapeva che un giorno sarebbe ritornato a Valinor quando il suo compito sarebbe terminato, lo addolorò lasciare la madre che aveva così tardi ritrovato.



Capitolo due: Da Lindon a Imladris



A loro sembrò, a quel punto, di essersi svegliati nella Terra di Mezzo per iniziare i loro compiti. Quando Elros partì dalle rive della Terra di Mezzo guidando la sua nuova nazione verso la Terra del Dono, Elrond errò per alcuni anni lungo la costa, ricordando il Beleriand ora perduto sotto le onde. Infine si ritrovò ai Porti, dove Cirdan e Gil-galad guidavano i Noldor rimasti che non erano voluti andare ad Ovest. Qui dimorava anche Celebrimbor, nipote di Fëanor, che prese Elrond nella sua famiglia, chiamandolo cugino e professando grande amore per lui. Elrond si sentì incapace di rifiutare le richieste dell’insistente Noldo, ma aveva forti dubbi riguardo alla profondità dei veri sentimenti di Celebrimbor per lui. Visse nella casa di Celebrimbor per diversi anni, ma spese molti dei suoi giorni con Gild-galad, il Re Supremo. Questo grande elfo insegnò ad Elrond nuove abilità con l’arco, nel quale Elrond eccelleva, e con l’arma preferita da Gil-galad, la lancia. Ad Elrond era stata donata una lancia da Maglor prima della Grande Battaglia, una potente lancia chiamata Aiglos da Mahtan, che l’aveva forgiata per il suo genero molto tempo prima, nei giorni della Beatitudine a Valinor. Fëanor l’aveva data a Maglor, che era il più dotato con quel tipo d’arma, ed egli l’aveva passata ad Elrond quand’era disceso nelle Prigioni di Melkor, affermando che una lancia non era di alcun aiuto nei tunnel e nelle segrete, ma che avrebbe potuto essere utile ad Elrond, che guardava loro le spalle. Elrond non aveva molto amore per quell’arma e la donò a Gil-galad, che riuscì a lanciarla più lontano e con maggior precisione di chiunque altro prima di lui.

Quando per Celebrimbor giunse il tempo di guidare il suo popolo ad est, verso la città che aveva edificato per loro, egli chiese ad Elrond di andare con lui. Elrond era preoccupato di offendere quell’artigiano dal temperamento caldo, ma usando la nostalgia del mare come scusa, persuase Celebrimbor che sarebbe stato per lui stato miserevole rimanere lontano dalle sponde dell’oceano. Celebrimbor strappò ad Elrond la promessa che avrebbe visitato la grande città di Ost-in-Edhil e poi si lasciarono da amici. Gil-galad era lieto che il giovane guerriero fosse rimasto con lui, prevedendo un grande futuro per un elfo così abile sia nel sapere che nell’arte bellica. Ci fu poco tempo per studiare i racconti che amava poiché gli orchi, che se ne stavano nascosti dai tempi della caduta del loro padrone, ripresero fiducia ed iniziarono ad attaccare chiunque trovassero a girovagare nelle terre attorno. Gruppi viaggiavano regolarmente dal Lindon ad Ost-in-Edhil e sempre più guardie furono necessarie per accompagnare ciascuna comitiva.

Elrond conosceva le terre che circondavano il Lindon bene come chiunque altro, ma non era mai andato più lontano; così, in quei giorni, tenne fede alla sua promessa e andò a visitare Celebrimbor. La città che trovò, vicino ai cancelli dei nani di Khazad-dûm, era bella come ogni elfo in esilio poteva desiderare. Ogni casa aveva il suo giardino e le opere degli Artigiani grazie ai quali la città era stata costruita erano ovunque. Elrond chiese a Celebrimbor dove fossero le difese, ma il suo ospite semplicemente rise, dicendo che Elrond aveva vissuto troppo a lungo col timoroso Gil-galad. Non sapeva che il Nemico era stato abbattuto? Di sicuro lo stesso Elrond aveva combattuto nell’Ultima Battaglia. Non vi sarebbero state mai più guerre nella Terra di Mezzo e gli Artigiani di Ost-in-Edhil avrebbero trasformato le terre in un giardino che difficilmente sarebbe stato superato da Lórien stessa. Elrond cercò di riferirgli della crescente audacia degli orchi, ma Celebrimbor si fece beffe di lui. Privi di guida essi si sarebbero presto estinti, disse. Elrond lasciò Ost-in-Edhil pieno di dubbi, ma un attacco poco dopo aver attraversato un rapido fiume gli diede altre cose di cui preoccuparsi.

Quand’egli e le sue forze impoverite raggiunsero il Lindon, andò da Gil-galad e gli raccontò di quel che Celebrimbor aveva detto. Gil-galad ne fu profondamente turbato ma conoscendo Celebrimbor bene come chiunque altro sapeva che sarebbe stato inutile tentare di persuadere l’ostinato Noldo a ripensarci. Discutendo il problema dell’incremento degli attacchi di orchi, decisero di proseguire l’offensiva e di guidare il nemico verso nord, dove avrebbero potuto infliggergli un po’ di danni. Speravano che si sarebbero poi estinti come Celebrimbor aveva predetto. Elrond spese molti anni in mezzo alla natura inseguendo bande di orchi e tendendo loro imboscate in luoghi preparati attentamente. Gradualmente essi si ritirarono a nord ma non vi furono segni della diminuzione del loro numero. Elrond rivolse quindi la sua attenzione al percorso che il sentiero da Ost-in-Edhil seguiva. I viaggiatori dovevano fare una deviazione molto a nord per guadare il Gwathló vicino alla sua sorgente, dunque Elrond cercò un punto in cui poterlo guadare più in basso o dove costruirvi un ponte come quello che avevano sul Mitheithel. In tutti i suoi viaggi non trovò alcun posto dove la corrente era sufficientemente lenta o il corso del fiume abbastanza stretto e fu costretto a cambiare il suo piano. Da Ost-in-Edhil fino al guado la strada era protetta dagli elfi e dai nani, e dopo il guado c’era una torre di guarda in legno ad Amon Sul che vegliava sulla strada finché essa non era abbastanza vicina da essere protetta dal Lindon. Erano soltanto le poche miglia attorno al guado ad essere vulnerabili e all’inizio Elrond non trovò alcuna soluzione. Una torre di guardia sarebbe stata troppo lontana da rifornire o da soccorrere ed avrebbe attratto i nemici; ed era troppo lontano anche per potervi mandare delle pattuglie. Perplesso per questo dilemma, Elrond spese ancor più tempo vagando da solo per l’area, abbastanza da preoccupare le sue piccole forze.

In tal modo trovò la sua risposta. Molte delle terre lì attorno erano separate da profondi burroni e avvolte in fitte pinete. Elrond pensava di conoscere bene l’area, ma un giorno si ritrovò in piedi sull’orlo di un crepaccio, a fissare giù verso una graziosa valle. Non vi erano sentieri per scendere ma si arrampicò fino a raggiungere il fondo della valle e lì seppe di aver risolto il rompicapo. Lì avrebbe potuto costruire una piccola fattoria, in grado di rifornire le forze che avrebbero vegliato sui viaggiatori e in grado di difendere il forte senza bisogno di difendere anche sé stesse, in grado anche di provvedere al rifugio necessario per gli elfi erranti. D’improvviso tutto sembrò così semplice che Elrond rise forte di sollievo e gioia.

In poche settimane la prima casa di Elrond fu costruita e Gil-galad giunse per essere suo ospite. Fu lui a chiamarla Casa Accogliente, dicendo che raramente aveva conosciuto una casa così calorosa e accogliente. Essa era posta contro la parete della valle, con un torrente che scorreva attraverso il giardino ed alberi che l’abbracciavano tutto intorno. Fin dall’inizio fu aperta ai girovaghi di tutte le razze e molti racconti unici vennero narrati attorno al suo fuoco alla sera. Elrond divenne un collezionista di questi e negli anni a venire la Casa divenne nota tanto come una casa del sapere quanto come di rifugio e difesa.

La paura non sembrò mai lontana dalle vite degli Eldar negli oscuri giorni della Seconda Era della Luce, e presto alcuni viaggiatori portarono racconti da Ost-in-Edhil che risvegliarono vecchi dubbi nella mente di Elrond. Alcune delle Grandi Case che erano andate con Celebrimbor stavano ora ritornando a Lindon da Gil-galad. Essi parlavano di uno strano ospite presso la Casa di Celebrimbor al quale egli confidava i suoi segreti più profondi, nonostante molteplici avvertimenti. Gradualmente i suoi amici lo avevano visto sempre meno, dato che egli spendeva sempre più tempo con Annatar, escludendo persino i suoi studenti più brillanti. Persino Celeborn, che viveva ad Ost-in-Edhil a quel tempo, non riusciva a stare vicino al suo amico. I due, un tempo prossimi come fratelli, avevano litigato e Celeborn era ora determinato a spostarsi a Lothlórien, dove sua moglie, Galadriel, aveva trovato un proprio ruolo guidando gli Elfi Silvani di quel bosco.

Elrond si affrettò verso la città e parlò con Celeborn, il quale gli disse che sarebbe rimasto solo se lo stesso Celebrimbor fosse venuto da lui e gli avesse promesso di cacciare Annatar. Elrond era riluttante a farsi coinvolgere in quel che gli sembrava un piccolo litigio, ma Celeborn lo convinse che avrebbe dovuto quantomeno provare a vedere Celebrimbor prima di andarsene. Dopo aver tentato per diversi giorni di vedere l’elfo che un tempo lo aveva chiamato cugino, Elrond fu convocato presso la biblioteca della casa di Celebrimbor. Con sua sorpresa, scoprì che non era suo cugino il suo ospite, bensì lo stesso Annatar. Sebbene non disse alcuna menzogna, Elrond fu certo che Annatar non stava dicendo tutta la verità quando raccontò che Celebrimbor l’aveva mandato a dire di essere troppo occupato per risolvere controversie nei più remoti rami della sua famiglia. «Lascia che Celeborn parta come desidera ed anche Elrond potrà tornare alla sua Casa, qualunque essa sia». Elrond se ne andò con la precisa sensazione che la sua mente fosse stata sondata e la quasi certezza di conoscere Annatar. Sebbene la sua forma fosse allora molto diversa, gli venne in mente un Maia di Morgoth che aveva invocato pietà sul campo di Eönwë ma che era svanito prima di poter essere trascinato davanti al giudizio di Manwë.

Elrond era tornato ad Imladris quando gli giunse la notizia che Annatar aveva lasciato Ost-in-Edhil e che Celebrimbor sembrava nuovamente sé stesso. Grande fu il sollievo di tutti gli Elfi nel saperlo libero da un’influenza in cui essi non confidavano, poiché egli era davvero un grande artigiano, ma, come suo nonno, anche in modi assai pericolosi. Le loro paure furono dimenticate qualche anno più tardi, quando Celebrimbor produsse la sua più grande opera: i Tre Anelli.



Capitolo tre: I Tre Anelli



Per lungo tempo tutto sembrò andare bene e, col potere dei Tre, Ost-in-Edhil fu trasformata in una città di insuperabile bellezza. La gente della città dimenticò le proprie abilità con le armi e si dedicò alla conoscenza e all’artigianato, credendo che sotto la protezione degli Anelli sarebbero stati invincibili. Solo poche famiglie ricordavano le vecchie paure e tenevano affinate le loro abilità e, nonostante lo sdegno di molti, in tanti permisero persino alle loro donne di imparare l’arte della spada. Alcune delle famiglie che erano tornate nel Lindon ritornarono nella Città Giardino: alcune per godere dei suoi piaceri ed altre, quelle impopolari, per portare avvertimenti. Non si erano dimenticati di Annatar e, se non altro, la sua totale scomparsa li preoccupava più della sua presenza.

Poi venne il giorno in cui dei cavalieri erranti si fermarono brevemente a Imladris durante il loro tragitto verso il Lindon. Celebrimbor stava convocando tutti gli Elfi Alti ad un Concilio urgente. Elrond attese il Re Supremo e viaggiò verso sud con lui. Si sorpresero del fatto che persino Celeborn e Galadriel erano presenti: la convocazione li implorava di lasciare da parte i vecchi litigi affinché non perissero tutti quanti. Infine la verità su Annatar venne rivelata. Come in un sogno Celebrimbor aveva avuto una visione di fuoco e metallo rovente. Col sogno erano giunte delle parole, parole che non abbandonavano la sua mente, da sveglio o da dormiente. «Un Anello per ghermirli e nell’Oscurità incatenarli». Egli aveva saputo allora che era stato tradito e che, nella sua follia, aveva tradito tutto il suo popolo. Gli altri cercarono di persuadere Celebrimbor ad evacuare la sua città, per portare il suo popolo nel Lindon e combattere da lì la guerra, ma di nuovo egli fu testardo. Credeva che Annatar non l’avrebbe attaccato mentre possedeva i Tre e non poteva essere convinto altrimenti. Il Concilio terminò con uno scambio di calde parole e con la partenza di tutti verso le rispettive dimore per prepararsi all’inevitabile assalto.

Per il disgusto eterno degli Eldar, i Nani di Khazad-dûm chiusero le loro porte e si rifiutarono di permettere agli emissari di Celebrimbor di entrare. In qualche modo erano già a conoscenza del pericolo in cui si trovavano gli Elfi, ma erano determinati a non prendere parte al conflitto. Elrond sospettò, come fu più tardi dimostrato, che Annatar li avesse influenzati in modo che fossero spaventati di aiutare i loro amici. Dal momento che non ci si poteva aspettare alcun aiuto da quella parte, Elrond si decise ad aiutare Celebrimbor di persona, volente o nolente. Gil-galad gli mandò un’ampia forza che egli tenne pronta ad andare in soccorso della città in caso di necessità. Nel frattempo continuò a tenere allenato l’esercito attaccando le roccaforti di orchi e troll a nord, cercando di proteggere la retroguardia, nel caso in cui una marcia da Imladris si fosse resa necessaria.

Cadde, come Elrond aveva temuto. I giardini di Ost-in-Edhil resero la sua difesa impossibile ed Annatar non ebbe paura ad attaccare, ben sapendo che le opere di Celebrimbor potevano essere usate solo per proposti pacifici. L’esercito degli orchi spazzò via tutto che aveva dinanzi e ben presto l’Eriador fu sopraffatto. Le dimensioni delle forze d’attacco colsero Elrond di sorpresa ed egli non aveva forze sufficienti neppure per rallentare la loro avanzata. Ciò nonostante condusse fuori piccole compagnie per cercare profughi e condurli ad Imladris. Tra i Raminghi incontrò una compagnia proveniente dalla famiglia di Celebrimbor che era stata inviata alla sua ricerca prima della caduta della città. Con loro portavano uno dei Tre Anelli che Celebrimbor aveva dato loro affinché fosse tenuto al sicuro. Gli altri due erano andati ad ovest e ad est, cercando la salvezza il più lontano possibile dal pericolo che giungeva da sud. Per lungo tempo nessuno conobbe l’ubicazione degli altri due, ma alla fine giunsero voci ad Imladris che essi si trovavano a Lothlórien e nel Lindon.

Prima che l’inverno cadesse gli orchi avevano raggiunto il Guado e si erano accampati lì. Sebbene non conoscessero chiaramente l’esatta posizione di Imladris essa fu, in effetti, assediata per due anni. Tra i suoi ospiti coatti vi erano molti Elfi Alti di gran coraggio che avevano combattuto nelle guerre del Beleriand, ed Elrond fece fatica a trovare un modo di persuaderli a non caricare ed attaccare gli orchi accampati così vicino. Gildor Inglorion e Glorfindel avevano vissuto con Celebrimbor sin da quando dimorava a Nargothrond e si irritavano a restare inattivi, mentre i corpi dei loro amici venivano ingiuriati dai nemici. Una notte essi sparirono dalla Sala del Fuoco e non poterono essere ritrovati per alcuni giorni. Poi durante una notte tempestosa ritornarono, portando con loro il corpo di Celebrimbor. Gli orchi lo avevano portato davanti alle loro fila come uno stendardo di battaglia e i due non erano stati capaci di sopportarlo. Elrond s’adirò con loro per il rischio che avevano corso, ma li benedisse anche per il coraggio che avevano avuto ad andare nell’accampamento dei loro avversari. Il corpo di Celebrimbor fu posto in una quieta radura di Imladris ove riposare con grande onore. Alla fine il suo spirito fiero avrebbe potuto trovare riposo nelle Aule di Mandos con tutti i suoi congiunti.

Nel 1700 l’assalto a lungo preparato si abbatté sugli orchi da ovest, nello stesso momento in cui Elrond rilasciava la sua impaziente armata dalla valle. Assieme, il Re Supremo ed Elrond ripulirono il nord dagli orchi, mentre i pochi sopravvissuti strisciavano via sotto le pietre per nascondersi dall’ira degli Elfi.

Quell’inverno Elrond ebbe parecchi ospiti nella sua casa, che ora veniva chiamata l’Ultima Casa Accogliente ad Est del Mare. L’esercito di Gil-galad era stato rinforzato dalle forze inviate da Númenor e i Capitani, molti dei quali discendevano da Elros, rimasero con i loro congiunti per un po’. Quando arrivò la primavera ed essi furono pronti a ripartire, pregarono Elrond di partire con loro e di visitare assieme la Terra del Dono. Egli acconsentì ad andare con loro fino ai Porti e lasciò la sua gente nelle mani di Glorfindel. Quando raggiunsero i Porti, la vista dell’imponente flotta che li attendeva in mare aperto lo impressionò notevolmente e per un momento fu tentato di andare con loro per vedere di persona la gloria del reame di suo fratello.

Cirdan cercò di dissuaderlo, temendo che se Elrond fosse partito non avrebbe fatto ritorno, dato che era un parente stretto del Re. In verità non fu difficile convincerlo, giacché l’amore per la Terra di Mezzo era ancora forte nel suo cuore e poiché sentiva che c’erano ancora dei pericoli da affrontare prima che il nemico venisse finalmente sconfitto. Mandò dei messaggi di comunanza e alleanza a Tar Minastir, proponendogli di mantenere quel forte legame che vi era tra loro. Era risaputo che i Númenoreani avevano costruito porti a sud ed Elrond e Gil-galad speravano che i loro nuovi alleati li avrebbero protetti dagli attacchi da quella direzione.

Al suo ritorno ad Imladris, Elrond si accinse ad allargare la sua casa per accogliere i tanti rifugiati da Ost-in-Edhil che desideravano fare di quella la loro dimora definitiva. Un grande numero andò a Lindon e alcuni scelsero una vita errante, ma fu chiaro che Imladris sarebbe stata ben più di una fattoria con un campo annesso in futuro. Molti degli Elfi Erranti erano di alta estrazione e tra questi ve n’erano alcuni del popolo stesso di Elrond. Durante i loro viaggi tenevano stretti contatti con Elrond e in tal modo egli apprese molto di quel che avveniva nel mondo.

A sud Annatar era ritornato nella sua terra di Mordor ed aveva assunto di nuovo il suo antico nome: Sauron. Stava chiamando a sé tutte le creature malvagie del mondo che rispondevano al suo invito. Da lì egli dominava il sud e l’est, corrompendo molti uomini alla sua causa e dominando vaste aree della Terra di Mezzo mediante paura ed oscurità. I nani furono liberi dal suo dominio, ma pochi furono gli elfi che sopportavano i contatti con loro, e dopo la morte di Celebrimbor pochi furono i commerci. Gli Uomini viaggiavano in tutte le terre, costruendo piccoli insediamenti in molti luoghi, talvolta cordiali con gli elfi ma più spesso offrendo tributi all’Oscuro Signore.

Sebbene non governasse su un grande numero di elfi e neppure considerasse sé stesso come uno dei grandi, Elrond fu una figura centrale in tutto ciò che accadde a quel tempo. Seppe, tramite le sue spie, che i nemici si stavano adunando e passò l’informazione a Gil-galad e Celeborn. Occasionalmente visitò Lothlórien e Lindon ed era ben conosciuto ed amato da tutti gli elfi. Già la sua Casa Accogliente, così presto dopo la sua fondazione, era vista come un luogo di rifugio dove trovar pace per studiare o anche solo per pensare, dove si veniva piacevolmente riforniti e saggiamente consigliati se lo si desiderava. In tempo di pace Elrond continuò l’opera iniziata nella casa di Maglor, ascoltando e collezionando i Racconti e le Canzoni di tutte le razze. Nella sua Sala del Fuoco i narratori erano certi di avere un pubblico riconoscente.



Capitolo quattro: I Giorni dell’Ultima Alleanza



Mentre il reame di Sauron, che ora si faceva chiamare Re degli Uomini, iniziava ad espandersi, parve a quelli del nord che un mare di tenebra si stesse alzando impetuoso contro di loro. Le città Númenoreane attorno alla Bocca dell’Anduin avevano tenuto Sauron in scacco, ma gradualmente i Númenoreani stessi erano divenuti dei tiranni. Nel nord, dove i Fedeli ancora facevano visita a Gil-galad, la nobiltà degli Edain poteva ancora essere vista nel loro portamento e dalla luce elfica nei loro occhi, ma quelli del sud erano di un tipo diverso. Anziché venire quali amici e protettori, essi venivano piuttosto per dominare ed esigere tributi dagli uomini della Terra di Mezzo. L’arrogante Re degli Uomini non avrebbe tollerato a lungo un rivale così potente e nell’anno 3262 il Re di Númenor venne ad Umbar. Nel nord in molti esortarono Gil-galad a viaggiare verso sud per spartire il bottino di guerra, ma egli diede ascolto al consiglio dei Fedeli e rimase nel Lindon. Alla fine non vi fu alcuna guerra e Sauron implorò pietà e andò dinanzi ad Ar-Pharazon supplicante. Il Re si convinse che Sauron era rimasto terrorizzato dalla potenza delle forze dei Númenoreani, ma nel nord qualcuno credeva che Sauron avesse delle ragioni proprie per essersi arreso. Quando Sauron fu prima prigioniero e poi ospite a Númenor, gli elfi entrarono a Mordor per cercare l’Unico Anello e distruggerlo, ma lì trovarono un gran numero di orchi e uomini malvagi e furono obbligati a fuggire come poterono.

Dopo la rimozione di Sauron non vi furono visite da parte dei Fedeli per molti anni e Gil-galad non ebbe notizie degli eventi sull’isola. Tutti gli elfi speravano che Sauron non tornasse più, ma Elrond aveva visto il modo con cui si era sottomesso ad Eönwë per poi sfidarlo, e non credeva che gli uomini fossero in grado di ottenere ciò in cui i Valar avevano fallito. La prima notizia dell’Akallabêth, la Caduta di Númenor, giunse al nord con l’arrivo di Elendil nel 3319 assieme ai sopravvissuti alla rovina. L’amaro racconto della lenta intimidazione del Re da parte di Sauron fu aggiunto alla raccolta di Imladris, ma non fu raccontato molto spesso, neppure dai più grandi narratori.

Con l’aiuto degli elfi Elendil radunò gli uomini liberi del nord e nel 3320 essi lo nominarono Re. Il suo regno includeva tutto l’Eriador, escluso il Mithlond, dove Gil-galad viveva coi suo elfi. Anche Imladris era fuori dal reame, ma, dal momento in cui lui ed Elrond si abbracciarono a vicenda come fratelli, non vi fu bisogno di parole di alleanza tra loro. I figli di Elendil, Isildur e Anarion, fondarono un reame a sud vicino ai confini di Mordor e, per un breve periodo, la Terra di Mezzo sembrò guardare verso un futuro luminoso. Grazie ai Palantiri i Dunedain rimasero in stretto contatto tra loro e furono a conoscenza anche prima di Elrond di ciò che accadeva nelle terre.

Pochi avevano osato sperare che Sauron fosse perito assieme a Númenor, e difatti così non fu. Nel 3429 Minas Ithil, la città di Isildur, fu attaccata e presa dalle forze di Mordor. Isildur fuggì a Minas Anor con il suo Palantir ed inviò avvisi a suo padre. Dopo essersi consultato con Gil-galad ed Elrond, Elendil riunì un vasto esercito ed iniziò a marciare verso sud.

Nell’esercito che seguì Gil-galad ed Elendil verso sud era presente il meglio di entrambe le razze. Le forze del Lindon erano guidate da Gil-galad e Cirdan, che portò con sé un grande numero di marinai. La luce sulle lance degli elfi, quand’essi raggiunsero il punto d’incontro con Elendil alla torre di Amon Sûl, le fece sembrare stelle precipitate sulla terra. Al Guado si unì all’esercito l’intera famiglia di Imladris, ed essi riposarono per alcuni giorni mentre i loro leader tenevano concilio presso la Casa Accogliente. Gil-galad fece di Elrond il suo araldo e gli chiese di diventare il custode di Vilya qualora lui fosse caduto, giacché tutto sembrava possibile. Elrond dubitò di questa previsione, incapace di concepire una situazione nella quale Gil-galad non fosse circondato dalle sue guardie più forti, ma acconsentì ai desideri del Re. L’Anello fu lasciato ad Imladris, ben celato, mentre Cirdan lasciò il suo ai Porti. Sbrigate tutte le faccende, l’esercito iniziò a marciare verso sud lungo la Strada del Sud.

Per sette lunghi anni il nemico era rimasto assediato a Barad-dûr mentre le forze dell’Ultima Alleanza trascinavano fuori le sue armate malvagie dalle altre roccaforti. Persino Minas Ithil fu ripresa ed iniziarono i lavori per mondare la città di Isildur da tutte le tracce dei suoi folli occupanti. I Capitani avevano iniziato a credere che Sauron sarebbe rimasto nella sua fortezza per tutto il tempo in cui loro si sarebbero trovati ai suoi piedi, quando i pesanti cancelli neri iniziarono ad aprirsi. Una grande schiera si abbatté su di loro. Inizialmente sembrò una forza troppo grande ma non tutto funzionava in quell'esercito, e molti ebbero troppo poco stomaco per combattere. Gli uomini dell’esercito di Sauron – infatti - erano stati troppo a lungo lontani dalle loro case e bramavano soltanto di farla finita e tornare là. Gli orchi erano tenuti assieme dalla volontà del loro padrone, e quand’egli avanzò attraverso il suo grande cancello la loro furia sopraffece i loro nemici e tutti vennero ricacciati indietro, tranne i leader e le loro guardie. Nella battaglia con Gil-galad ed Elendil egli fu ferito molte volte prima che il fuoco che ardeva nella sua carne inghiottisse i suoi avversari ed essi perissero. Con una possente stoccata Gil-galad impalò Sauron sulla punta di Aiglos e, con un lungo urlo, la forma mortale di Sauron perì per sempre.

Mentre gli altri presenti erano rigidi per lo shock, Isildur si fece avanti e con Narsil, la spada di suo padre, che s’era spezzata mentr’egli cadeva, staccò il dito a Sauron e reclamò l’Anello che egli indossava come suo. Elrond e Cirdan, inorriditi a morte, pregarono Isildur di portare l’Anello tra le Fiamme dell’Orodruin lì vicino e di distruggerlo. Il giovane uomo era pazzo di dolore e si rifiutò di farlo, dicendo: «Ho perso mio padre e il mio caro fratello a causa del più vile dei nemici. Terrò l’Anello quale guidrigildo per essi». Tenendolo alto vi guardò attraverso, mirando ad ovest il sole che tramontava. «è già prezioso per me» mormorò, prima di dirigersi a grandi passi verso il suo cavallo e galoppare via senza degnare di uno sguardo il luogo in cui suo padre giaceva.

Elrond e Cirdan piansero sopra il corpo del loro Re e sopra quello di Elendil. Fusi in uno dal terribile calore di Sauron, essi non poterono essere separati da morti e furono portati via assieme dal terreno. Sul campo gli elfi tentarono ancora una volta di persuadere Isildur a distruggere l’Anello, ma egli rispose loro con dure parole e se ne andò immediatamente, alla volta di Minas Ithil. L’armata elfica partì per il nord pochi giorni dopo, portando con sé i due corpi. Sulla sommità di Halfirien Elrond e Cirdan, con alcuni dei loro capitani, deposero i due perché riposassero assieme. Piantarono un albero di Mallorn come memoriale per il Re Elfico, ma non lasciarono nulla per Elendil.

Quando raggiunse la maturità, Amandil viaggiò per visitare la tomba di suo nonno e lì intagliò un blocco di pietra con le lettere: L.ND.L. La pietra resistette attraverso le ere molto tempo dopo che il Mallorn era morto. Questa fu la prima visita di Elrond ad Halifirien, un luogo a lungo venerato dagli elfi. Si credeva che i loro antenati riposassero lì, sulla lunga strada per Cuivienén .

Elrond fece una breve pausa ad Imladris lungo il suo viaggio verso il Lindon, portando notizie sulla battaglia e sulla caduta di Gil-galad a coloro che attendevano lì. Sentì di stare trasportando un fardello troppo grande per lui, ma non avrebbe permesso a Cirdan di portare da solo quelle disperate notizie. Grandi furono le lamentazioni ai Porti quando udirono la notizia portata dall’esercito vittorioso. In quei tempi molti presero le navi e salparono per le Terre Benedette, lasciando per sempre le interminabili disgrazie della Terra di Mezzo. In una nave salpò un messaggero di Elrond e Cirdan, portando con sé la lancia, Aiglos, ed un messaggio per Finarfin, signore dei Noldor ad Eldamar. Aiglos doveva tornare da Mahtan per essere custodita con onore quale arma che aveva eliminato il Nemico. La lettera narrava il triste racconto di tutta la Casa di Finwë, poiché Galadriel, l’unico membro della Casa nella Terra di Mezzo, rifiutò di assumere il manto cioe' il ruolo di comando di Gil-galad.

Può darsi che in quel momento Elrond stesso desiderasse prendere una nave e dimorare nella beatitudine, ma sentiva ancora un profondo amore per la Terra di Mezzo e sperava di trovarvi pace. Sarebbe stato sbagliato, inoltre, lasciare la sua gente in un quei tempi difficili. Erano in molti quelli in grado di guidare gli elfi in battaglia, ma tutti speravano adesso in un lungo periodo di riposo dai conflitti, e un leader non meno capace era richiesto per guidarli ora. Con un po’ di riluttanza Elrond fissò la propria mente su un compito che sembrava fatto apposta per lui. Cirdan aveva le ossa stanche ed ora desiderava prendere una nave egli stesso, ma si era dato un compito che non sarebbe terminato fino a quando tutti coloro che lo desideravano non avrebbero preso una nave per l’Occidente. Elrond lasciò il Lindon per Imladris, decidendo di non prendere più parte nelle decisioni su come gli affari della Terra di Mezzo dovevano essere gestiti. Elrond e Cirdan non avrebbero più guidato eserciti assieme; ciascuno di loro avrebbe giocato un ruolo non meno importante, sebbene diverso, provvedendo con consiglio e rifugio laddove richiesto.



CONTINUA

[traduzione di Adriano Bernasconi da “Nigglings- Special Issue”, autorizzata da Alex lewis , editor della rivista]