Vita di Elrond – parte seconda


di Lyn Ritchie



Capitolo cinque: La Terza Era


Una nuova era aveva avuto inizio nella Terra di Mezzo. Sebbene sia Elfi che Uomini avessero perso i loro Re, le loro morti non erano state in vano ed il Male era stato bandito per sempre. Isildur era un uomo che i mortali suoi simili potevano seguire e, con lui alla guida, tutti loro guardavano verso un’Età dell’Oro. Gli elfi non avevano più un leader nella Terra di Mezzo, ma erano così tanti quelli che prendevano le navi che ora questo appariva meno importante di un tempo. Elrond, Cirdan, Celeborn e Thranduil del Reame Boscoso avrebbero guidato ciascuno le sue genti, separatamente. Una simile moltitudine di Elfi – che recentemente aveva marciato verso sud – non pareva essere di alcuna utilità nel futuro, così la loro disunione fu di poco conto. A sud e ancor più nel nord ciascuna razza pensava a se stessa, raramente incontrandosi con le altre e senza mai condividere le stesse città. Solo ad Imladris fu mantenuto un forte collegamento tra gli elfi ed i Dunedain.

Dopo la morte di Isildur e lo smarrimento dell’Unico Anello nel fiume Anduin, Elrond continuò ad essere consultato negli affari degli Uomini del nord. Valandil visse ad Imladris finché non raggiunse la maturità, e lui ed i suoi eredi continuarono a farvi visita anche molto tempo dopo, quando il nome di Imladris divenne materiale per le leggende degli uomini del sud. Nella Casa di Elrond si tenevano incontri per pianificare il futuro. Inizialmente furono informali, semplici visite di lunga o corta durata da parte delle due o più fazioni interessate, ma attraverso di esse Elrond imparò a conoscere molto bene tutti gli elfi in esilio. Fu così che rinnovò la sua vecchia amicizia con Celeborn e Galadriel. Li aveva conosciuti bene nei primi giorni della Seconda Era, quando vivevano nel Lindon, dove la loro figlia, Celebrian, era nata. La piccola famiglia passò un sacco di tempo nella casa di Elrond finché, nel centesimo anno della Terza Era, Celebrian ed Elrond si sposarono.

L’Ultima Casa Accogliente aveva visto molte celebrazioni in passato, dopo guerre ed assedi, ma nessuna poté essere comparata col matrimonio del suo Signore. Glorfindel, Erestor e Gildor stavano con Valandil al fianco di Elrond, mentre Celebrian veniva condotta dai suoi genitori. Cirdan tenne le loro mani nelle sue mentre si dichiaravano il loro amore e chiamò Manwë a testimoniare la loro unione. Per tutti i presenti questo nuovo amore all’inizio di una nuova era un buon presagio per il futuro e, per molti anni, così sembrò. Celebrian diede due gemelli maschi ad Elrond e poi, pochi anni più tardi, una figlia, Arwen, nella cui bellezza il ritratto di Luthiel Tinuviel visse di nuovo. La Casa Accogliente risuonò delle risate dei bambini e divenne davvero una casa.

Infine sembrò che per Elrond fosse giunto il tempo di mettere da parte il dolore e vivere in beatitudine. La perdita dell’Unico Anello lasciò liberi i Tre, e con essi i loro portatori poterono fare molto per riparare le ferite delle lunghe guerre. A Lothlórien Galadriel indossava Nenya, così come aveva fatto da quando le era stato portato dalle rovine di Ost-in-Edhil. Anche Cirdan aveva il suo anello, Narya, l’Anello di Fuoco, e con esso trovò la forza di continuare il proprio lavoro. Elrond stesso portava Vilya, il più potente dei Tre. Aveva acconsentito riluttante ad essere il suo portatore, e lo aveva inizialmente rattristato il dover indossare l’Anello di Gil-galad. In seguito imparò ad osservarlo senza dolore, ricordando il suo primo Portatore più con piacere che con pena. Tutti e tre i Portatori crebbero in confidenza con l’utilizzo dei loro Anelli e li usarono per rafforzare gli spiriti della loro gente così come per accrescere la bellezza delle loro case. In seguito impararono a comunicare brevemente col pensiero l’un con l’altro e, ancor più avanti, vennero a conoscenza di altri pensieri meno amichevoli.

Gli anni passarono all’insegna del progresso e dell’appagamento finché non trascorse un intero millennio della Terza Era. A quel punto un’ombra aveva cominciato a crescere nelle menti dei tre Portatori, sebbene essi riuscissero difficilmente a concepirla all’inizio. Nello stesso tempo Elrond iniziò a sentir voci di un’oscurità crescente nelle profondità meridionali di Boscoverde il Grande. Anche Galadriel avvertì la minaccia e tentò di penetrare in quell’oscurità crescente con la sua vista a distanza, ma senza successo. Il Re del Reame Boscoso mandò i suoi elfi a cercare di scoprire qualcosa, ma essi non riuscirono a tornare ed egli non ne mandò più. Temendo che il Grande Anello fosse stato ritrovato e che un nuovo Potere Oscuro stesse crescendo, Elrond mandò messaggi a Cirdan. Quando la nave successiva raggiunse la Strada Diritta, essa portava con sé una messaggero per i Valar, in cerca di un consiglio. Gli elfi erano ora fin troppo consapevoli che la sconfitta di un qualunque Nemico che indossasse l’Unico era aldilà della loro portata.

Nel tempo giunse una risposta in una forma inaspettata. Per un periodo di poche settimane, strane navi dalle alte prue simili a colli di cigno vennero ancorate a Mithlond prima dell’alba ed ogni volta un viaggiatore sbarcò prima che salpassero di nuovo sparendo nella nebbia. Ognuno di loro venne da Cirdan e parlò a lungo con lui prima di partire per il sud e per l’est, ed uno solo, l’ultimo ad arrivare, si fermò. Per alcuni anni il misterioso straniero rimase con Cirdan, imparando tutto ciò che questi conosceva degli ultimi anni. Quando fu pronto andò dal suo insegnante e gli disse che era tempo per lui di iniziare il suo lavoro. Per la prima volta Cirdan gli rivelò dove si trovassero i Tre Anelli. Quindi passò il suo Anello ad Olorin, prevedendo che egli avrebbe avuto grande bisogno del suo potere rivitalizzante. Indossandolo, Olorin si congedò e viaggiò fino ad Imladris per farsi conoscere da Elrond.

Per la sorpresa di Elrond, Olorin non portava alcun messaggio da Valinor, anzi non parlò affatto di Valinor. Col tempo Elrond smise di fargli pressioni ed accettò Olorin per ciò che era, qualsiasi cosa sarebbe successa. Rimase solo brevemente ad Imladris, scegliendo invece di viaggiare nella natura da solo, imparando a conoscere ogni angolo del nord. Egli portava inoltre messaggi per Elrond a Fornost, tenendo uniti i legami tra Elrond ed i Dunedain. Questo continuò anche dopo che il Reame di Arnor venne diviso ed Arthedain scese in guerra contro i suoi vicini. In questa minuscola nazione la Linea di Isildur fu preservata anche molto tempo dopo che si estinguesse a Rhudaur o crescesse debole a Cardolan. Nel corso dei successivi 500 anni i Re di Arthedain combatterono un’incessante guerra contro Rhudaur e il suo alleato, Angmar, dove un malvagio Re aveva plasmato un reame a sua misura tra le crudeli montagne attorno alla sua capitale di Carn Dum. Gli Uomini Alti di Arthedain sapevano di combattere una battaglia che non potevano vincere, ma erano determinati a non perderla.

Nel 1636 una grande pestilenza colpì il nord e, sebbene venne reputata meno virulenta che nel sud, chiamò a sé molte vite. Elrond si prese cura di molti degli ammalati nella sua casa e, per una volta, si temette che sia il popolo immortale che quello mortale avrebbero potuto venirne afflitti. Gradualmente il pericolo si placò, un processo che fu accelerato dall’arrivo dei Guaritori che dissero di venire da Gondor, e gli uomini che erano stati curati ad Imladris ritornarono alle loro case. Coloro che si recarono a Cardolan presto tornarono con la notizia che l’intera Casa Reale era perita e che i suoi nemici ora vivevano nel loro Palazzo. Questi pochi, gli ultimi rimasti tra i Dunedain a Cardolan, vennero ad Arthedain per potenziare le forze dei loro parenti di quelle terre.

Nei primi giorni della Primavera 1973, un’ampia armata di uomini delle colline e troll circondarono Imladris e, per una volta, l’Ultima Casa Accogliente fu di nuovo sotto assedio. Nella tarda Primavera un’ampia armata dalla capitale dell’Arthedain, Fornost, irruppe nella cerchia nemica mentre Re Arvedui portava la sua famiglia nella relativa sicurezza della Casa di Elrond. Prontamente Elrond accordò a dare rifugio ai suoi inattesi ospiti, e la sua famiglia fece sì che i rifugiati si sentissero a casa. Re Arvedui si congedò da sua moglie e da sua nuora e dai loro figli, tra i quali c’era il nipote maggiore, Arahael. Elrond cercò di risollevare lo spirito del Re, ma Arvedui era convinto che l’assalto finale sarebbe giunto presto e, sebbene non fosse privo di qualche speranza, la disperazione non era lontana dalla sua mente.

Nei mesi che seguirono messaggeri andarono e venirono da Fornost, passando segretamente tra le fila rinforzate dell’armata assediante. Le notizie della caduta di Fornost giunsero più rapidamente di qualunque altro messaggio, mentre il bagliore del suo incendio poteva essere visto nel cielo settentrionale. Per lungo tempo nessuna notizia giunse, finché uno stanco cavaliere giunse da Cirdan. Il figlio maggiore del Re aveva raggiunto l’esercito inviato da Gondor e stava anche ora cavalcando per dare battaglia ai nemici di suo padre. Arvedui si stava riparando nelle caverne del nord con ciò che rimaneva del suo esercito, ma presto sarebbe stato salvato. Ancora una volta Elrond radunò i suoi cavalieri e, guidati da Glorfindel, essi irruppero tra i ranghi dei loro assedianti. Giunsero troppo tardi per unirsi alla battaglia contro il Re Stregone, ma comunque in tempo per guidare l’inseguimento dell’esercito in fuga: un compito che eseguirono con gusto. Mentre i giorni dell’estate si facevano più corti e diventavano autunno, Glorfindel tornò ad Imladris con la felice notizia per la Regina Firiel che suo figlio era andato nell’antica capitale di Annuminas ad attendere suo padre per iniziare la ricostruzione del reame. La Regina era pronta a partire subito per unirsi a loro, ma Elrond la invitò a rimanere ancora un po’. Avrebbe fatto freddo tra le rovine in inverno ed avrebbe dovuto temprare la sua forza per i duri compiti a venire. Lei accettò il suo consiglio e si sistemò nell’Ultima Casa Accogliente per godersi le feste finché non giunse la primavera e poté riunirsi con la sua gente.

Poi giunse l’alba crudele in cui la Regina fu svegliata dal suono di zoccoli al galoppo. Guardando dalla sua finestra ella vide il suo figlio più giovane correre dal cortile della scuderia verso la casa. Quando la sua serva aprì le porte ad Elrond e al giovane Principe, Firiel era seduta su una sedia dall’alto schienale, coi pugni stretti in grembo, l’unico segnale esteriore del suo tormento. Coraggiosamente suo figlio si sforzò di rimanere in piedi dinanzi a lei, ma un istante dopo era in ginocchio con la faccia sepolta nel suo grembo. Le sue parole smorzate le dissero che era una vedova, ora, ed Elrond la guardò con pena mentre ella snodava le mani ed accarezzava gentilmente i capelli del ragazzo. La faccia di pietra, alzò la testa per guardarlo negli occhi. «Il Re è morto. Quali notizie dal Re, figlio mio?». Il ragazzo deglutì un singhiozzo e si tirò in piedi. «Avedui è stato l’Ultimo Re. Dato che Aranarth non ha alcun reame, non sarà Re. Mia nobile madre, un Capitano egli sarà, almeno finché Arnor non sarà di nuovo unita». Detto questo si abbatté di nuovo, ed Elrond lasciò silenziosamente la stanza.

Alcune ore più tardi, quando il sole era alto, Firiel venne lì dove Elrond e Celebrian sedevano con i loro tre figli attorno. Firiel portava tra le braccia un grande tesoro: tutti i gioielli della sua antica Casa. «Il desiderio della gente di mio figlio, mio Sire Elrond. Sono venuta a comprare il tuo aiuto». Elrond la raggiunse fuori e prese i gioielli da lei. «I muli stanno venendo caricati mentre parliamo, e ne invierò altri più tardi in Primavera, quando tu stessa ci lascerai. Non ho detto che non avrei preso alcun pagamento e per tutti quelli che cresciamo in questo luogo ciò che abbiamo non è mai sufficiente e dovremmo comprare di più, ma queste gemme hanno un valore troppo grande. Alcune sono state fatte tante Ere fa nel Beleriand, dove vivevo da ragazzo, ed esse comprerebbero un intero reame per tuo figlio, se non ne avesse già uno. Le terrò qui, usandole solo se dovrò, finché non avrai bisogno di loro di nuovo, a Fornost». La Signora sorrise a quella replica, un sorriso freddo che non raggiunse i suoi occhi. «Tienile al sicuro allora, Mastro Elrond, perché passeranno molti anni prima che una Regina li possa indossare nuovamente a Fornost».



Capitolo sei: L’Ombra che cresce



Da quel giorno il nord, così come il sud, conobbe ben poca pace. I figli di Elrond guidarono molte campagne, cercando di liberare l’area dagli orchi e dai troll, ed i Dunedain vegliarono dai loro rifugi segreti, ma sembrava ci fossero sempre più nemici. Elladan ed Elrohir guidarono gli elfi della casa di loro padre in pattuglie regolari e combatterono persino occasionali battaglie campali quando scoprivano un accampamento stabile orchesco. Scortarono inoltre la loro madre e la loro sorella nei loro soliti viaggi a Lothlórien, dove spesso si trattenevano per diversi mesi. Anche con la sua famiglia lontana Elrond aveva ben poco tempo da spendere in tranquillità, giacché gli eredi dei Capitani venivano allevati nella sua Casa. Alcuni erano nati nelle case dei loro padri ed erano venuti ad Imladris da bambini, ma molti erano nati nella Casa Accogliente e non avrebbero conosciuto alcun’altra casa fino all’età di ventun anni. Ad un certo punto c’erano otto bambini che vivevano con Elrond, sette sorelle ed il loro adorato fratellino. Erano tutte ragazze selvagge, e i premurosi insegnamenti di Arwen cambiarono ben poco di loro. Col tempo tutte le ragazze iniziarono a cavalcare coi Ranger e diedero onore alle loro famiglie, sebbene non lo dessero alla loro insegnante di portamento.

Elrond era consapevole della maggior parte di ciò che accadeva nella Terra di Mezzo, dato che gli Elfi Vagabondi gli mandavano ancora messaggi regolarmente e che comunicava con Galadriel e Gandalf attraverso gli Anelli. Gandalf fece di Imladris la sua base e vi faceva ritorno ogni qualvolta sentiva il bisogno di riposo o compagnia. Inizialmente poteva essere persuaso a raccontare una o due storie nella Sala del Fuoco, ma mentre gli anni passavano egli si faceva più chiuso, meno pronto a parlare degli eventi del mondo ad alcuno se non ad Elrond. Quando il popolo di Durin fuggì da Khazad-dûm, Elrond e tutt gli Elfi osservarono con grande interesse. A molti di loro il fatto che il popolo della città nanica dovesse perdere la casa che amava sembrò una giusta ricompensa, così come Gwaith-i-Mirdain aveva perso la sua amata Ost-in-Edhel. Gli Elfi non presero alcuna parte e non diedero alcun consiglio in quel tempo terribile, e i Nani non chiesero nulla. Quando si stabilirono in Erebor ed iniziarono nuovamente le loro fabbricazioni, gli Elfi Silvani commerciarono con loro ma nessun Elfo Alto indossò mai cotte di maglia elfiche.

Ciò che ad Elrond dava maggior preoccupazione era la continua presenza di un’ombra a Boscoverde il Grande, ora chiamato Bosco Atro. A preoccuparli ancora di più, giunsero notizie da Gondor che Minas Ithil era stata assediata da una forza che era giunta attraverso il Passo di Mordor. Nel 2002 la città cadde e fu rinominata Minas Morgul. Il capitano delle forze malvagie che avevano preso la città si dimostrò essere lo stesso Re Stregone che il Re di Gondor aveva combattuto a Fornost e, dopo anni di insistenti scherni da parte del suo nemico, Re Earnur lasciò la sua capitale e sparì nelle tenebre attorno a Minas Morgul. Non fece mai ritorno e la Linea di Isildur si estinse nel sud. Gondor da quel momento fu governata dai Sovrintendenti, “finché il Re non farà ritorno”. Tutti gli occhi del nord erano puntati a sud finché Galadriel richiamò la loro attenzione su Bosco Atro, dove l’ombra stava crescendo, sempre più profonda.

Galadriel stava diventando sempre più consapevole dell’oscuro potere che cresceva ed Elrond concordò con la sua proposta: dovevano stanare qualunque cosa stesse occupando Dol Guldur, prima che diventasse troppo forte. Se fosse stato un Nazgûl ci sarebbe sempre stato il pericolo che potesse trovare l’Unico Anello e che un nuovo Nemico sorgesse fin troppo potente per loro perché fosse sconfitto completamente. Elrond era consapevole di non avere abbastanza forze per cacciare un simile nemico da Dol Guldur, ma era ansioso che qualche gesto venisse fatto per minacciare quella forza. Gandalf suggerì che una spia venisse mandata a scoprire cosa esattamente stesse succedendo e, quando Elrond acconsentì, si offrì volontario per la missione. Gandalf aveva già provato di essere pieno di risorse e assai coraggioso, così Elrond accettò la sua offerta e, nel 2063, egli partì. Il piano era di viaggiare a Lothlórien con la compagnia di Celebrian e poi di attraversare l’Anduin con l’aiuto degli Elfi. Tutto andò bene finché raggiunsero l’antica torre, un tempo avamposto del Reame Boscoso. Gandalf si attendeva una resistenza, ma non incontrò nessuno, né magico né fisico. Gandalf ebbe parecchio tempo per rovistare nella torre e poi lasciarla per lo stesso sentiero, e solo questo lo convinse che il loro nemico non era così forte come temevano. I segni che fosse stata occupata da un potere oscuro erano chiari, ma si trattava di un nemico più debole di quelli che avevano conosciuto prima. Elrond sapeva che il ritorno dell’Oscurità significava la fine della pace e forse la fine di tutte le cose, ma ancora sperava che si trovasse un modo per far sì che l’Anello non venisse ritrovato.

Per lungo tempo l’ombra lasciò le menti dei Saggi e, sebbene Minas Morgul non fosse stata ripresa, nessun assalto calò su Gondor da quella direzione e i Sovrintendenti erano troppo occupati altrove per prestarvi attenzione. Gondor fu raramente in pace e dal nord Elrond osservò i Dunedain del sud mentre litigavano tra loro e diminuivano in numero. Spesso sembrò che fosse giunto il tempo per il Capitano di reclamare il trono – Gondor era in tumulto e necessitava di un forte comandante così come il nord era governato. Elrond e Gandalf consigliarono sempre la pazienza, il tempo non era ancora giunto. L’apparente debolezza dell’oscuro potere di Dol Guldur e la sua sparizione significavano probabilmente che l’Unico Anello era ancora perduto e, finché non fosse stato ritrovato, l’erede di Isildur doveva rimanere nascosto.

Nel 2460 l’ombra tornò ancora a Dol Guldur e la torre fu di nuovo avvolta da una nebbia impenetrabile. L’anno successivo o giù di lì i messaggeri dai Porti a Lothlórien e viceversa furono molto occupati mentre i Saggi consideravano se intraprendere qualche azione e, nel caso, quale. Nel 2463 Galadriel e Celeborn viaggiarono a nord e rimasero per un po’ nella Casa Accogliente. Lì furono incontrati da molti altri scelti per essere i Saggi della Terra di Mezzo. Tra questi erano inclusi tre Stregoni: Gandalf, Radagast che viveva ai margini di Bosco Atro, e Saruman, che Gandalf introdusse agli altri per la prima volta. Egli era recentemente tornato dai suoi viaggi nel lontano sud e, per la sorpresa di Elrond, fu introdotto quale Capo del Consiglio, e pertanto come superiore di Gandalf.

Da questo primo incontro nacque il Bianco Consiglio, iniziato con una così grande speranza: quella di coordinare la battaglia contro il Male. Alla fine del primo incontro non si giunse ad alcuna decisione, tranne quella di mettere Saruman a capo del Consiglio. Galadriel aveva parlato per prima, proponendo Elrond, che declinò dicendo di avere troppe altre responsabilità. Replicò proponendo Gandalf, il quale trasalì all’idea e rifiutò immediatamente. Saruman fu dunque la terza scelta ed era chiaramente arrabbiato, specialmente con Galadriel, ma riuscì a farsi amico gli altri del Consiglio per quanto fu possibile. Alla fine l’unica decisione presa fu di non fare nulla. Alcuni volevano attaccare Dol Guldur con tutte le forze a disposizione, per scoprire la vera natura di qualunque cosa vi si celasse, ma Saruman si oppose con forza a questa azione. Li convinse che senza l’Anello nessun nemico poteva rivaleggiare col travolgente potere di Sauron. Egli era sicuro che l’Anello fosse andato perduto per sempre, che fosse rotolato nel Mare anni prima e che non sarebbe mai più stato un pericolo. All’insaputa del Consiglio, quell’estate due creature che dimoravano sui fiumi erano andate a pesca assieme sul Grande Fiume. Una era tornata da sola, con un assassinio sulla sua sbiadita coscienza ed un tesoro al sicuro nella sua tasca.

Elrond era inquieto per l’inattività del Consiglio, ma si tenne la sua pace, confidando in Saruman, così come aveva imparato a credere in Gandalf. Aveva ancora un ampio numero di esploratori e il resto del Consiglio mandava regolarmente resoconti di eventi che essi avevano visto o di cui avevano sentito parlare. Imladris fu raramente tranquilla, con cavalieri che andavano e venivano, ma con Saruman senza una base stabile, era ovvio che sarebbe diventata il centro di tutte le attività. Elrond e Celebrian spesso ripensavano ai giorni della Pace Vigile con nostalgia, ricordando i loro giorni felici trascorsi assieme in qualità di famiglia. Celebrian viveva nella paura che i suoi figli non facessero ritorno da qualche pattugliamento e, sebbene cercasse di nasconderle la stessa paura, anche Elrond desiderava che venisse un giorno in cui sarebbero stati stanchi di lottare e avrebbero potuto rimanere a casa. Celebrian non vedeva sua madre dalla sua lunga visita nel 2463 e quindi, nel 2509, si preparò per un altro viaggio a Lothlórien. Questa volta decise che Arwen avrebbe dovuto rimanere a casa con suo padre, in modo che Elrond non fosse terrorizzato dalla sua assenza come lo era di solito.



Capitolo sette: Orchi nelle Montagne.



Elrond ed Arwen erano seduti assieme nelle stanze della loro famiglia quando un cavaliere esausto si precipitò con la notizia che la compagnia era stata attaccata mentre attraversava il Passo di Cornorosso, e che la Dama era stata presa dagli Orchi.

Il Capitano dei Dunedain, Arahad, stava in quel tempo visitando suo figlio e, nel giro di un’ora, lui e i suoi Ranger erano partiti alla volta dell’Eregion per salvare Celebrian. Elladan ed Elrohir si trovavano a Lothlórien e se l’elfo che era andato a dare l’allarme li avesse raggiunti prima, avrebbero forse potuto già liberare la loro madre. Così avvenne che quando Arahad giunse al luogo dell’attacco, essi trovarono i sopravvissuti accampati lì di nuovo. I figli di Elrond erano calati sugli Orchi pochi giorni dopo la loro vittoria e la loro rabbia era stata così terribile che questi erano tutti morti prima di potersi alzare ed ammazzare i loro prigionieri. Celebrian parve fisicamente leggermente ferita, ma la sua mente stava vagando per strani sentieri dove i suoi figli non potevano trovarla per riportarla indietro, al sicuro con loro. Non indossava alcun indumento, né mangiava e la menzione del nome di suo marito anziché essere la scusa che l’avrebbe condotta a casa, la portava ad una crisi di pianto isterico. I fratelli non sapevano cosa fare , sebbene entrambi avessero imparato molto sulle guarigioni. Arahad ci mise molto tempo per convincerli che avrebbe provveduto a lui, ma quando spiegò loro che poteva recuperare dell’Athelas, gli permisero di entrare nella grotta. Inalando i fumi curatori, Celebrian cadde in un sonno profondo, e persino i suoi protettori avvertirono un po’ dell’orrore che si levava dalla sua mente. Quando si risvegliò, la Dama era più calma e chiese un mantello e un po’ di cibo. Quand’ebbe mangiato la condussero gentilmente ad una lettiga e con quella fece ritorno ad Imladris.

Elrond aveva speso quei giorni in agonia per la paura e dopo il ritorno di Celebrian parve per un certo periodo che le sue paure si fossero attuate. La Dama sprofondò nuovamente nella pazzia e non permetteva a nessuno di prendersi cura di lei, men che meno suo marito o sua figlia. In quei giorni e quelle notti disperate la Casa di Isildur accorciò sensibilmente la lunga lista di debiti che aveva contratto con Elrond. La moglie del Capitano si prese cura di Celebrian e persino quando il tentativo di calmarla con l’Athelas fallì, le sue mani gentili e la dolce voce della giovane donna la cullarono fino a farla addormentare. Per tutto l’inverno sembrò che Celebrian sarebbe morta, ma quando giunse la Primavera ella iniziò a riprendersi. Trascorse i giorni dell’Estate in giardino, circondata da quelli che amava, inclusa sua madre che era arrivata non appena i fanghi primaverili s’erano asciugati.

Fu Galadriel che prese gentilmente in disparte Elrond e gli disse che sua moglie desiderava prendere una nave per l’Ovest. Egli aveva temuto ciò e per un po’ cercò di dissuaderla, ma presto comprese che il suo spirito era stato spezzato e smise di supplicarla. In Autunno cavalcò da solo con lei fino ai Porti e la mise a bordo di una nave. I loro ultimi momenti assieme furono molto duri per Elrond, poiché poteva vedere che lei desiderava andarsene. Quali fossero state le sue sofferenze, lui non poteva dirlo, ma era sicuro che non potessero essere più grandi di quelle che provava in quel momento, e glielo disse. Mentre si voltava pieno d’amarezza nel doverla lasciare, lei toccò la sua guancia e lui si voltò di nuovo. Ella non disse una parola, ma il dolore che scoloriva i suoi occhi mentre spostava lo sguardo da lui all’Ovest gli diede una risposta eloquente. Se la tenne stretta a lungo prima che la nave partisse.

Elrond tornò nella sua casa ad Imladris e la trovò tranquilla. Galadrien aveva portato Arwen a Lothlórien, e quasi tutti i cavalieri della sua casa erano andati a scortarle. Per poche settimane egli visse da solo nella sua camera, disturbato solo quando i pasti gli venivano portati, finché un mattino se n’era andato. Per diversi mesi non vi furono sue notizie, finché una voce da Galadriel disse che aveva raggiunto Lothlórien e che sarebbe rimasto lì almeno per un poco. Dove fosse stato non lo disse a nessuno, ma sulla vetta dell’Halifirien il Mallorn morto era stato sradicato e bruciato e un giovane sorbo selvatico ora cresceva dalle sue ceneri.

Nei successivi vent’anni Elrond visse con Galadriel e Celeborn, aiutando sua figlia a sopportare il suo primo dolore. Col procedere del tempo iniziò a venire a patti con la grande perdita di cui egli stesso aveva sofferto. Arwen era giovane e trovò conforto nelle persone attorno a lei, traendo da loro supporto durante i giorni brutti. Galadriel e Celeborn trovarono conforto nel pensiero che la loro unica figlia era al sicuro e felice con una famiglia che non aveva mai conosciuto prima. Ad Elrond sembrò talvolta che a nessuno mancasse Celebrian come a lui, ma mentre il tempo passava l’intensità del suo cordoglio sfumò ed anche lui iniziò a guardare avanti, al giorno in cui si sarebbe riunito a lei, quand’anche lui avrebbe preso il suo posto su una nave che sarebbe salpata per l’Ovest. Non temette per Imladris durante la sua assenza, dato che Erestor conosceva il suo pensiero su tutte le questioni e poteva facilmente fare uso della rete di spie che faceva rapporto al Bianco Consiglio. Per la prima volta Elrond fece un passo indietro e lasciò che la Terra di Mezzo si prendesse cura da sola dei suoi affari. Persino a Gandalf, che visitò Lothlórien nel 2523 per portare la notizia della morte di Arahad, fu gentilmente negato il permesso di entrare nel Bosco Dorato per la prima e unica volta nella sua vita. Galadriel portò la notizia ad Elrond e si sedette tranquillamente al suo fianco mentre egli inveiva contro il fato che l’aveva derubato di tutto ciò che amava. Quando si calmò, lei lo lasciò dormire, ma era preoccupata che cadesse nuovamente nell’oscura fossa che s’era scavato per troppo tempo. Lo osservò da vicino e quand’egli iniziò a trascorrere lunghi periodi di tempo sulla collina degli arcieri, riscoprendo le sue antiche abilità, seppe che era sulla strada del recupero. Nel 2531 lui ed Arwen ripartirono per Imladris per riprendere le loro vite nella loro amata casa.

Lì i festeggiamenti furono grandi per il ritorno del loro Sire e della giovane Dama. In loro assenza una nuova generazione di Dunedain era venuta a vivere nella Casa Accogliente e tutti trovavano grande piacere nel nipote di Arahad. Aravorn, l’Erede del Capitano, somigliava molto a suo nonno, ed Elrond si assunse gran parte della sua educazione, alleviando il suo dolore mentre confortava il sensibile ragazzo a cui mancavano molto i suoi genitori.

Capitolo otto: il Bianco Consiglio.



Aravorn divenne Capitano nel 2588 e durante la sua vita Elrond compì la sua prima ed unica visita ad Hindolen. Viaggiò là da solo e rimase tranquillamente nella casa del suo amico, assieme alla sua allegra famiglia. Dopo alcuni mesi tornò ad Imladris, ristorato da quel riposo e deciso a farvi nuovamente ritorno. Ahilui, questo non accadde mai, poiché non riuscì più a prendersi una pausa così lunga dagli affari del Bianco Consiglio. Nei successivi 150 anni il Bianco Consiglio non si riunì, ma Elrond continuò a ricevere notizie da tutta la Terra di Mezzo e spedì messaggi laddove ve n’era bisogno. Spesso gli giunsero voci di qualche diavoleria progettata dai Troll delle Montagne Nebbiose e fu in grado di avvertire i coloni delle terre lì attorno affinché inviassero guardie supplementari. Dopo il suo lungo riposo Elrond trovò nuove energie ed entusiasmo per il suo compito ed era determinato a trovare dei piani che prendessero in considerazione ogni eventualità. Galadriel aveva addirittura alcune spie a Minas Tirith, la capitale di Gondor, ed era a conoscenza di tutto ciò che accadeva nella città, salvo per il consiglio segreto del Sovrintendente. Fu in questo modo, e non tramite lo stregone stesso, che il resto del Bianco Consiglio seppe che Saruman era il nuovo inquilino di Orthanc. Quest’antica fortezza, che faceva ancora parte di Gondor nonostante l’occupazione di gran parte di quel reame a nord da parte degli alleati di Gondor, i Rohirrim, era rimasta vuota per molti anni, ed era un bene troppo prezioso perché cadesse in rovina. La torre era, di per sé, inespugnabile, e se i nemici si fossero impossessati di lei le implicazioni sarebbero state spaventose.

Elrond era lieto di sentire che il Capo del Consiglio possedeva una base permanente nella quale i messaggeri potevano trovarlo, anziché dover venire fino ad Imladris. Gandalf andò ad Orthanc per discutere di quel cambiamento con Saruman, ma non ebbe niente di tutto ciò. Elrond ha svolto abbastanza bene il suo lavoro, disse a Gandalf, lasciamolo continuare. La sua osservazione sull’essere troppo occupato per ascoltare una processione di elfi portatori di racconti Gandalf la tenne per sé, ma si chiese come mai Saruman fosse così impegnato. Elrond si risentì di quella replica prepotente, ma da quel momento ci fu ben poco che poté fare per far cambiare idea a Saruman e continuò a collezione e trasmettere informazioni, così come prima.

La guerra tra nani ed orchi interessava poco agli Elfi, tranne per il fatto che per un po’ di tempo ci furono meno orchi nel Nord a dar loro problemi. Tutte le Genti Libere ammirarono la vittoria dei Nani, nonostante le antiche ostilità fra di loro. Alla fine la guerra cambiò molto poco, per il sollievo di Elrond. Egli aveva temuto che quello non fosse altro che il primo colpo di un terribile assalto da parte delle forze delle Tenebre; che non potesse essere preso come un segno del fatto che il male era ancora debole e che non aveva abbastanza potere per dominare.

In quei tempi, per ragioni personali, Gandalf decise di compiere una seconda visita a Dol Guldur, ma più in segreto della prima. Riuscì ad entrare nella fortezza inosservato ed esplorò attentamente i suoi oscuri recessi. Lì trovò un Nano e seppe da lui che l’ultimo degli Anelli dei Nani era stato preso. Il Nano – che solo anni più tardi Gandalf realizzò essere nient’altri che Thrain, l’Erede di Durin – non avrebbe sopportato che gli venisse detto che il suo torturatore era stato, probabilmente, nient’altri che quel Sauron, che ora usava il nome di Negromante, che gliel’aveva donato affinché lo usasse. Negli anni a venire questo nome sarebbe stato conosciuto attraverso la Terra di Mezzo e in molti avrebbero iniziato a domandarsi circa la vera identità del loro nemico. Gandalf ritornò ad Imladris e fece rapporto ad Elrond, e assieme decisero che era tempo che il Bianco Consiglio si riunisse.

Così fecero l’anno seguente, il 2851, e Gandalf cercò di persuaderli ad attaccare subito Dol Guldur, prima che la sua informazione fosse datata, e le sue fortificazioni rinforzate. Fu supportato da Galadriel, ma Elrond non parlò, con loro sorpresa. Saruman scelse di leggere il dubbio nel silenzio di Elrond e rifiutò di prendere in considerazione il piano. Era certo che il Nemico fosse più sicuro laddove essi potevano tenere un occhio discreto su di lui, piuttosto che errante per il vasto mondo. Poi iniziò a chiedere attentamente a Gandalf tutto ciò che aveva visto e sentito a Dol Guldur. Egli descrisse del suo incontro col Nano agonizzante e della morte di questi, ma non fece menzione della chiave e della mappa che gli erano state date, per ragioni che neppure lui comprese.

Più tardi Elrond si scusò con i suoi amici per il suo silenzio. Era certo che il Negromante fosse Sauron e che la sua perdurante presenza nella vecchia torre fosse un segnale che stesse cercando l’Unico Anello nei pressi di dov’era andato perduto, nell’Anduin. Se fosse stato condotto lontano da quella zona, avrebbe potuto essere costretto a prendere Gondor con la forza delle sue armate e a cercare l’Anello dopo, quando tutti i suoi nemici sarebbero stati morti. Della sua riluttanza a discutere della cosa durante il Consiglio, Elrond fu meno in grado di spiegare. Disse solo che non diffidava di nessuno, ma che temeva sempre il tradimento.

Gandalf non lasciò Imladris per alcuni anni dopo questo incontro. Disse di essere stanco, ma in effetti era interessato ad Elrond. Arathorn, nipote di Arahad, era scomparso ed era stato trovato tre anni dopo, ucciso, e Gandalf temeva che i ripetuti lutti stessero tormentando Elrond più a fondo di quanto egli comprendesse. Allevare gli Eredi di Isildur nella sua casa era importante per Elrond, egli li percepiva come fossero della sua famiglia, ma ogni volta che se ne andavano egli provava l’antico dolore della perdita di suo fratello. Poi, ogni volta che un nuovo neonato veniva posto tra le sue braccia, egli trovava un nuovo senso alla sua vita e la forza per continuare la sua lunga battaglia. Col tempo Gandalf riprese il suo peregrinare, mettendo da parte le sue paure. Giunsero rapporti che dicevano che non solo gli Elfi stavano tenendo d’occhio Dol Guldur e i Campi Iridati. Fu lo stesso Gandalf che seguì un gruppo di sbadati Dunlandiani attraverso la Foresta di Fangorn fino al Cerchio di Isengard. Fu ancora più sorpreso di vedere quanto le fortificazioni attorno ad Orthanc erano cresciute e si chiese che cosa Saruman stesse combinando. Anche se lui ed Elrond rimasero a lungo perplessi sul perché Saruman non avesse discusso i suoi piani con loro, essi non sospettavano del suo Tradimento – non ancora, almeno.





Capitolo nove: Draghi e Nani.



Elrond si stava dando pensiero per i piani a lungo elaborati per la difesa del nord, nel caso in cui Gondor fosse caduta. Il punto più debole era chiaramente ad est, dove il Drago, Smaug, aveva cacciato i Nani da Erebor ed ora terrorizzava l’area dal suo Letto d’Oro nella Montagna Solitaria. Assieme, lui e Gandalf discussero molti piani per cacciare il Drago, ma entrambi conoscevano le difficoltà di un simile compito. Promettendosi di dare alla questione una lunga riflessione, Gandalf partì per un viaggio verso le distese ad ovest di Arnor, un’area chiamata Contea. Sulla strada incontrò Thorin Scudodiquercia, ora Erede di Durin, che parlò a lungo con Gandalf dell’amarezza dell’esilio e della brama di tornare nelle Sale di suo padre, nella Montagna Solitaria. Fu allora che Gandalf mise in moto la grande Cerca di Erebor e guidò i tredici Nani, e lo Hobbit scassinatore, verso est per consultarsi con Elrond prima di passare le Montagne Nebbiose. Elrond diede loro tutta la speranza e l’incoraggiamento che poté, e li equipaggiò per il loro viaggio. Se aveva dubbi li nascose alla Compagnia, ma quando Gandalf fece ritorno li sollevò con lui. Non capiva come Gandalf fosse giunto ad un piano così improbabile così rapidamente, quando entrambi erano stati tanto incerti appena poco prima. Gandalf descrisse poi il suo incontro “fortuito” con Thorin, e la sua fede che in qualche modo esso era destinato ad accadere. «Non c’è nulla di sbagliato nel dare al fato una spintarella, non è vero Elrond?», e rise a lungo mentre Elrond scuoteva la testa.

La Cerca di Erebor venne lasciata ai propri espedienti, mentre i membri del Bianco Consiglio giungevano ad Imladris. Gandalf era riuscito infine a convincere Elrond che Sauron era stato lasciato in grado di cercare troppo a lungo e che era tempo di stanarlo. Il Bianco Consiglio concordò; persino Saruman fu cordialmente a favore del piano e poco tempo dopo essi agirono così come avrebbero dovuto fare molto prima. Da Imladris un contingente attraversò Altopasso, seguendo tranquillamente prima Gandalf che uccideva il Grande Goblin, e poi attaccando da nord-ovest mentre un contingente da Lothlórien giungeva da sud attraversando il Bosco. Il Re del Reame Boscoso era in viaggio per quella che sarebbe diventata la Battaglia delle Cinque Armate, ma Legolas, suo figlio, lasciò un piccolo contingente a nord, e con questi assaltarono la torre. Il suo inquilino era già fuggito, lasciando indietro le sue armate che furono massacrate fino all’ultimo orco; ma ora Sauron era perlomeno senza una fortezza da cui condurre la sua ricerca. Non venne fatto alcun tentativo di presidiare la torre, poiché il suo tetto era stato bruciato e le baracche e i depositi lì attorno erano stati rasi al suolo, in modo da rendere il posto inabitabile.

Gandalf non rimase per vedere la torre distrutta, poiché una voce gli giunse da Legolas della situazione ad Erebor. Si unì al Re del Reame Boscoso giusto in tempo per salutare il suo scassinatore, Bilbo Baggins, mentre questi disertava i Nani per unirsi alle forze che si opponevano a loro. Thorin scelse di vedere tutti quelli che venivano alla sua porta dopo l’uccisione di Smaug come opportunisti, e probabilmente non aveva torto. Sembrò per un po’ che i vecchi rancori tra Nani ed Elfi stessero per ribollire in un disastroso conflitto ma, grazie soprattutto a Bilbo, il disastro fu all’ultimo scongiurato. Alla fine la Battaglia delle Cinque Armate fu una vittoria sia per i Nani che per gli Elfi, con gli Uomini che combattevano al loro fianco. Il Regno Sotto la Montagna fu ricostruito e subito dopo fu la volta della città di Dale, una città di Uomini.

Sulla strada del ritorno alla Contea, Bilbo fece visita ad Elrond e a questi parve che l’amico fosse in qualche modo cambiato. Discutendone più tardi con Gandalf disse che non era come se Bilbo fosse diventato più potente, ma più che altro era come se il potere fosse con lui. Elrond non trovò un modo migliore per descriverlo e Gandalf dimenticò queste parole, mentre tornava a casa con l’eccitato Hobbit.





[ traduzione autorizzata di Adriano Bernasconi di Life of Elrond in “Nigglings”, special issue, volume 2, December 1993 ]