Una questione di personalità



Qualche settimana fa a John Schad, professore di Letteratura Inglese alla Lancaster University è stata rivolta una tipica domanda che a una persona della sua specializzazione poteva verosimilmente essere fatta da un appassionato di Tolkien: “Cosa pensa di Tolkien?”. Sorridendo il prof Schad ha risposto: “E' solo spazzatura!”. Non è certo una risposta insolita, magari non con queste così esplicite parole, tra gli studiosi di letteratura, come da decenni è risaputo. Inoltre, e più significativamente, questo atteggiamento di rifiuto va ben al di là del gruppo in fin dei conti ristretto dei letterati di professione.

Ogni appassionato di Tolkien e di fantasy e fantascienza in generale sa quanti amici e conoscenti o sono indifferenti al genere fantastico nei romanzi e nei film, o proprio non lo possono sopportare.

Quale potrebbe essere la ragione di questa differenza tra chi ama e chi non ama la letteratura fantastica? Il sesso? L'esperienza ci mostra che non è una variabile che conta, uomini e donne ugualmente apprezzano o no il fantasy. L'età? Forse un tempo, qualche decennio fa,. Ma ora tra adulti e giovani non c'è una differenza osservabile. Il livello di istruzione? Anche qui non risulta una prevalenza di istruiti né di non istruiti. La variabile istruzione non è significativa per individuare gli utenti della fiction di genere fantastico (mentre lo è certamente in un senso per la letteratura mainstream Modernista di utenza istruita, o nell'altro senso per la letteratura “harmony” di utenza non istruita!).

Se sesso, età e istruzione non sono criteri di individuazione di questa utenza, lo è però un altro, assai più difficile da analizzare, che potremmo chiamare “variabile di psicologia individuale”, detto con altre parole: una questione di personalità. Risulta infatti che vi sono lettori e spettatori: a) che prediligono anche quasi esclusivamente fiction di tipo fantastico; b) altri che la tollerano; c) altri che non riescono a sopportarla e - diversamente dal primo gruppo - aggiungono la frase mentale o verbale: “ma come fai/fate a amare questa roba?”.

Proviamo ad ipotizzare che al gruppo a) appartengano persone che in un modo o nell'altro siano “orfani” (non necessariamente in modo materiale), persone cioè che sentono sia la mancanza sia il desiderio di una figura paterna, per i motivi più diversi percepita come assente; al gruppo c) appartengano persone che idealizzino una figura paterna presente (e anche invadente!) e scontino di conseguenza il vincolo dei vari Superio dipendenti da tale figura; al gruppo b) appartengano persone non traumatizzate in questo ambito della vita né in un senso né nell'altro. Non sono chiari il perchè e il percome dei nessi tra tali tipologie psicologiche e la varia disponibilità a consumare fiction di genere fantastico; questo punto non risulta infatti essere stato trattato dalla scholarship anche di massimo livello su questi argomenti....bisognerebbe rifletterci su...seguire la pista di un tipo psicologico che cerca un modulo comunicativo nell'allegoria e nella metafora.... e di un tipo psicologico che apprezzi una costellazione di contenuti.

Quali contenuti ? In ordine sparso: il racconto e la spiegazione della storia passata (anche remota) come quest verso le proprie radici sia nel bene sia nel male , la sfida drammatica del Male sia esterno sia interno(il fascino del Potere) nella vita presente, la lealtà nella amicizia e la speranza in essa come Compagnia imprescindibile, il coraggio nelle prove della vita, l'importanza dei mentori e della tradizione di saggezza, la meraviglia nella esplorazione di territori sconosciuti, la fede in una “provvidenza” che ci collega tutti attraverso incontri ed eventi “casuali”, l'appello al dovere e al sacrifico per il bene comune (la “Salvezza del Mondo”), la bellezza sia sublime sia idilliaca sia famigliare del paesaggio naturale e delle sue creature.

Questi contenuti (ed altri) li troviamo espliciti e consapevoli nei romanzi e nei film di genere fantasy provenienti dalla creatività di molti autori, diversamente che in altri generi letterari. E tra gli autori fantasy Tolkien è come il fratello maggiore e l'esempio fondamentale.

Endórë