Mathom

Le “Mithril Fellowship Figures”



di Riccardo Moretti



La produzione di figurini in miniatura ispirati dai testi di J.R.R. Tolkien ha spesso fluttuato fra periodi di alti e bassi, legati a motivi di varia natura, e gli ultimi anni non fanno eccezione a tale regola.

Passata la “sbornia” da trilogie cinematografiche, che hanno innegabilmente indotto un notevole allargamento della platea di persone interessate (non utilizzo il termine “appassionate”, perché si tratterebbe di altro livello…) a “cose” tolkieniane, le emissioni di nuovo materiale nel settore di nostro interesse paiono segnare un po’ il passo.

Games Workshop sembra immersa in una “pausa di riflessione”, anche comprensibile dopo avere immesso sul mercato nell’ultimo decennio svariate centinaia di miniaure per i “giochi di battaglia” de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit, e concludendo questo lungo prolifico periodo con la miniatura monstre di Smaug, di cui abbiamo parlato nella puntata scorsa; poiché il “lavoro” di Games Workshop va sempre considerato anche nell’ottica dell’utilizzo di figurini per il sistema di gioco con miniature dedicato, va tenuto presente che quest’ultimo non è stato esente da critiche, soprattutto da parte di giocatori assidui, abituati agli altri games della galassia G.W. Warhammer e Warhammer 40.000, che lo hanno spesso giudicato troppo “semplice”. In conseguenza a ciò, non sono neppure mancati rumours di un graduale abbandono della linea Lord of the Rings/The Hobbit da parte di Games Workshop.

Una validissima alternativa, certamente assai gradita a chi è interessato esclusivamente alle miniature in sé, senza alcuna velleità “battagliera”, resta quella di produrre figurini o piccole scene che rappresentino personaggi e situazioni o momenti particolari, sentiero già qualche volta percorso da G.W. (per esempio, i nani e Bilbo che si affacciano dalle botti galleggianti, o Gollum e lo hobbit impegnati nella gara di indovinelli).

Appurato che è sconsigliabilissimo giocare anche con la super miniatura di Smaug (considerati costo e difficoltà di assemblaggio), va evidenziato come il discorso della “miniatura fine a sé stessa” sia portato avanti da ancor più tempo da Mithril, prima con le sue “vignettes” (purtroppo, il progetto di ripercorrere tutto il Signore degli Anelli per mezzo di piccole scene tridimensionali si è arenato troppo presto) e poi, con grande costanza, mettendo a frutto le idee e la creatività degli appassionati stessi, attraverso il forum della Mithril Fellowship. Come già accennato in una precedente puntata, chiunque si iscriva a questo club ottiene, oltre ad altri benefit, la possibilità di proporre la creazione di un personaggio o di una scena, suggerendo al designer di Mithril tutti i particolari. Ogni anno una di tali idee diventa realtà, viene prodotta una “Fellowship figure”, e a chi l’ha proposta ne viene inviato un esemplare in regalo.

Proprio all’interno di questa serie si trovano soggetti molto intriganti e particolari, come il figurino di aspetto solenne e maestoso di Tar Minastir, l’undicesimo sovrano di Numenor (MS502):

Fu lui che inviò grandi forze in aiuto a Gil-Galad. Egli amava gli Eldar ma li invidiava. I Numenoreani erano diventati grandi navigatori ed esploravano tutti i mari orientali. Incominciarono a guardare con desiderio alle acque proibite e all’occidente; e più la loro vita era piena di gioia, più desideravano l’immortalità degli Eldar.

La magnificenza delle vesti e la ieraticità della posa della miniatura del Re numenoreano sembrano proprio testimoniare tutta la sua “ammirazione” per gli Eldar.

Una “vignetta” molto evocativa, all’interno della serie delle “Fellowship Figures”, è quella che raffigura Eldacar e Castamir (MS614). Eldacar, ventunesimo Re di Gondor fu deposto e costretto a fuggire da Castamir, ma riuscì a tornare in possesso del regno uccidendo l’usurpatore, durante la cosiddetta “Lotta delle Stirpi”; l’ottimo scultore di Mithril riproduce proprio questa scena, che si segnala particolarmente per la posa dei figurini e per l’ottima resa di armi e armature, soprattutto gli elmi, veramente molto belli.

Ricche di particolari ben scolpiti sono anche due miniature di cavalieri. La prima raffigura Earnur, ultimo Re di Gondor, alla Battaglia di Fornost, su un magnifico destriero, con un voluminoso scudo rotondo con le insegne del suo regno, la spada sguainata ed un elmo alato (MS618); nella seconda è rappresentato Golasgil (MS615), mentre entra a Minas Tirith, prima dell’inizio dell’assedio da parte degli eserciti di Sauron:

Dall’Anfalas, la lontana Rivalunga, giunse un gran numero di Uomini d’ogni genere, cacciatori e pastori e abitanti di piccoli villaggi, scarsamente equipaggiati ad eccezione della scorta privata del loro sire Golasgil.

Dulcis in fundo, ecco una deliziosa scenetta intitolata “The invention of golf” (MS608). I lettori di Tolkien più attenti avranno sicuramente già indovinato il soggetto: ma certo, è proprio lui, quel Brandobras Tuc

che era tanto alto (per uno hobbit) da poter cavalcare un cavallo. Prese parte alla carica contro le schiere degli orchi di Monte Gramma, nella Battaglia di Campiverdi, e colpì e staccò di netto la testa del loro re Golfimpal con una mazza di legno. La testa volò in aria per un centinaio di metri e cadde poi giù in una tana di coniglio: ed in questo modo fu vinta la battaglia e, contemporaneamente, inventato il gioco del Golf.

Lo scultore evita l’aspetto macabro dell’ultima parte della storia, raffigurando il re degli orchi che scappa a gambe levate, inseguito dal Ruggitoro che brandisce minacciosamente la mazza in sella alla sua cavalcatura, ma siamo comunque ancora una volta di fronte ad un notevole esempio di fedeltà al testo ed allo spirito tolkieniani.