Patrick Curry, Enchantment. Wonder in Modern Life, Floris Books, Edinburgh, 2019, pp. 150



di Franco Manni


Patrick Curry 20 anni fa ha scritto uno dei libri piu' diffusi di critica tolkieniana, Defending Middle-earth.


In questo libro recente egli tratta lo 'incanto radicale' , una esperienza fondamentale per la vita.


Esso e' l'incarnazione in un concreto contesto di circostanze di un incontro con questa persona , questo posto, questa opera questo momento. Secondo Tolkien esso e' 'amore e rispetto per tutte le cose', senza esiderio di dominio. Il falso incanto e' invece possessivo, sia nella maniera apolllinea di possedere, sia in quella dionisiaca di essere posseduto. Il simulacro ingannevole dell'incanto e' il “glamour” portato avanti dalle imprese economiche.


Nell'incanto di Feeria possiamo andare e fare visite, ma non possiamo 'stare'... nella vita necessariamente dobbiamo 'disincantarci'.


Le occasioni per tali visite sono svariate . Per esempio l'amore romantico tra uomo e donna. Come per esempio si puo' vedere nella vicenda di amore e morte di Alain-Fournier o di Swann per Odette ne la Recherce di Proust.


Una altra via e' l'arte. L'opera d'arte – egli cita Donald Winnicott – e' un oggetto 'transizionale' , in parte reale e in parte immaginario , che serve come ponte tra il mondo esterno e il Se'.

Non qualsiasi ideologia, pero', ci aiuta ad incontrare le opere d'arte. Noi siamo tutti moderni, e' vero, eprche' questa e' la vita cha facciamo. Ma essere 'modernisti' invece e' ingannevole: il modernismo e' un 'tentativo' di essere moderni, di scrivere come un 'programma' della modernita' . Ci sono vere opere d'arte moderne, ma, secondo Curry, esse non sono quelle moderniste. Le prime sono quelle di Debussy, Conrad, Matisse, Wallace Stevens. Le seconde quelle di Marcel Duchamp, Schoenberg, James Joyce e Ezra Pound.


Una altra via e' la religione. Essa puo' essere il piu' potente alleato dell'incanto ma anche il suo piu' potente nemico. Come mai? Le pratiche religiose sono amiche dell'incanto. La teologia e' nemica, come, in genere, qualsiasi eccesiva pretesa della ragione di spiegare ogni cosa.


Cibo e bevande possono essere amici. Il cibo (e il bere) non e' solo una necessita' biologica ma e' anche una occasione relazionale.


L scienza e lo studio sono amici dell'incanto. Curry cita la celebre bella lettera di Machiavelli in esilio a san Casciano al suo amico Vettori, su come , pur in un mondo mediocre e rozzo, egli riesca la sera a entrare nella Compagnia dei Grandi (Omero, Livio, Virgilio) quando entra nella sua biblioteca.


La natura e' amica dell'incanto di Feeria, e la religione animista non e' falsa, al contrario e' la piu' “sana” perche' ci ricorda i nostri profondi legami con gli altri esseri viventi e non viventi.


Come avviene il Disincanto ? Curry distinge un Disincanto fisiologico, necessario per vivere, senza la “licenziosa” “addiction” di Feeria, da un Disincanto storico e sociologico, spesso patologico.. quello che Max Weber chiamava la “Gabbia di Ferro”. E' una ideologia dualistica che separa la mente dal corpo, lo spirito dalla materia. Questa “carestia” di incanto dei nostri tempi, pero,

ha un aspetto positivo: diversamente che nel passato della societa' tradizionale, oggi capiamo piu' chiaramente che, se l'incanto e' senza fine, pero' continuamente vediamo la sua scarsezza in ogni esperienza data.


Dovendo riassumere la nostra lotta per rinnovare l'Incanto nelle varie sedi della vita, Curry torna alla raccomandazione tolkieniana: bisogna amare le cose e persone “altre” nella loro alterita', senza possessivita' apprezzandole e lasciandole fiorire.


In questo libro lo assunto ceratemente 'romantico' dell'autore e' pero' depurata da ogni nostalgia per le varie societa' del passato. Curry non rimpiange il Medio Evo ne' deplora la modernita'. Piuttosto ci esorta a trarre da ogni epoca e cultura passata le buone forze per vivere al meglio i tempi che ci sono dati.