Elrond Mezzelfo: carattere e imprese




di Vincenzo Gatti





Il personaggio di Elrond

Il personaggio di Elrond acquisisce importanza crescente con lo sviluppo della mitologia di Tolkien, ma soprattutto ne Il Signore degli Anelli ha un ruolo fondamentale (è citato in esso ben duecentotrentotto volte)1. Ne Il Silmarillion comunque già si legge che “La gloria e la bellezza degli Elfi, siccome il loro destino, erano toccati in retaggio ai rampolli di Elfi e Mortali Eärendil ed Elwing, nonché a Elrond loro figlio” (S 126). È facile ricostruire la sua genealogia: il suo antenato è Finwë, primo re dei Noldor (gli Elfi profondi o Gnomi dei Racconti ritrovati), che genera Turgon, padre di Idril, sposa di Tuor (un Mortale) e madre di Eärendil, a sua volta sposo di Elwing, il cui progenitore è Thingol, già re dei Teleri, padre di Lúthien, sposa di Beren e madre di Dior, padre di Elwing.

Aragorn stesso, figlio adottivo e futuro genero di Elrond parla del suo lignaggio:


«È così che Lúthien Tinùviel fu l’unica della sua gente a morire veramente, a lasciare la terra, ed essi perdettero quella che più amavano. Ma tramite lei la schiatta degli antichi Signori elfici si fuse con gli Uomini. Vivono ancora coloro dei quali Lúthien fu la progenitrice e si dice che la sua linea non si estinguerà mai. Elrond di Gran Burrone appartiene a quella stirpe. Da Beren e Lúthien nacque l’erede di Thingol, che chiamarono Dior; e da questi Elwing la Bianca, che sposò Eärendil, colui che navigò con la sua imbarcazione lungi dalle nebbie del mondo, sino ai Mari del Cielo, portando in fronte il Silmaril. E da Eärendil discesero i Re di Nùmenor, ossia dell’Ovesturia». (SdA Capitolo XI Un coltello nel buio)



Dalla narrazione di Aragorn si notano vari fatti: uno l’allusione a sé stesso (“Vivono ancora coloro dei quali Lúthien fu la progenitrice”) oltre che a Elrond, due l’importanza della fusione di antichi signori elfici, cioè alti Elfi, Elfi che hanno dimorato a Valinor, il Reame Beato, con gli Uomini. Le parole dell’eroe riecheggiano quasi alla lettera un passo de Il Silmarillion: “E soltanto da questi due fratelli [Elrond ed Elros] si diffuse tra gli Uomini il sangue dei Primogeniti [gli Elfi] e un residuo degli spiriti divini [e quindi sovrumani e positivi] che erano prima di Arda [il Mondo]; ciò perché essi erano figli di Elwing, figlia di Dior, figlio di Lúthien nata da Thingol e da Melian [cioè una figura angelica] ed Eärendil loro padre era il figlio di Idril Celebrindal [“Piede d’argento”], la figlia di Turgon di Gondolin” (S 320). Sembra uno sterile, un po’ pedante elenco di nomi, ma anch’esso dà al Signore degli Anelli e anche al Silmarillion un’impressione di profondità (per usare la formula critica di Tolkien in una lettera del 20 settembre 1963 L 1914-1973, p. 529), la sensazione fondata che al di là di ogni personaggio vi sia un destino più alto e quasi sacro. In Elrond si riassume la storia di:

Bisogna osservare per incidens che due donne elfiche (Lúthien, Idril) sposano eroi mortali, nel casato di Elrond, mentre il contrario non si dà. Nonostante, insomma, gli Elfi siano conservatori e in un certo qual modo tradizionalisti, in casi eccezionali non rifiutano di concedere le loro figlie a Uomini. O forse, le donne elfiche sono meno superbe e più dotate di buonsenso dei loro padri e fratelli…

Questo poi si ricorda di Elrond ne Il Silmarillion: sua madre Elwing è bionda, suo fratello Elros è capostipite dei Numenoreani (S 309) dei quali tra gli ultimi discendenti troviamo Aragorn, i due giovanetti cadono prigionieri dei figli di Fëanor non precedentemente uccisi (S 310), durante il loro scellerato attacco ai superstiti di Gondolin (di cui era re Turgon) e del Doriath (di cui era re Thingol), ma sono protetti da Maglor, figlio di Fëanor, appunto, e cantore (S 311 “Maglor infatti si impietosì di Elros e di Elrond, e si affezionò loro, e anche in quelli nacque amore per lui, per quanto incredibile possa sembrare”). Da questo tra l’altro deriva il nome di Elrond, come spiega Tolkien (che però per Elrond dà anche un altro significato: “Volta di stelle”, in L1914-1973, 671):


*rondo era una parola elfica primitiva per indicare “caverna” […] Elrond ed Elros, figli di Eärendil (“amante del mare”) ed Elwing (“schiuma di Elfo”) erano chiamati così perché vennero portati via dai figli di Fëanor, nell’ultimo atto della lotta tra le case degli alti Elfi dei principi Noldorin a causa del Silmaril […] ereditato da Elwing […]. I bambini non vennero uccisi, ma lasciati in una cavità con una cascata che chiudeva l’entrata. Lì vennero trovati, Elrond dentro la cavità ed Elros che sguazzava nell’acqua (RiT 318).


È significativo questo legame dei due ultimi principi elfici (anche se poi Elros sceglie la sorte degli Uomini) con un figlio di Fëanor: è come se in loro sopravvivesse anche qualcosa della casata del potente e crudele sovrano, uomo d’arte e di scienze, oltre che temibile condottiero e sconsiderato ribelle. Elrond, quindi, discende da tutti i più grandi eroi dell’antichità, senza trascurare la componente fëanoriana, della quale comunque, come si vedrà più avanti, volutamente si libera

Sempre ne Il Silmarillion si ricorda che Elrond (il quale dalla sua discendenza da Eärendil, figlio di un’Elfa e di un Uomo, guadagna l’epiteto di Mezzelfo) scelse per sé, col permesso dei Valar, il destino degli Elfi (S 320) tuttavia tornò nella Terra di Mezzo rinunciando, almeno “temporaneamente” (gli Elfi sono immortali, periscono solo di morte violenta) a vivere nel Reame Beato di Valinor.

Elrond risiede a Rivendell, cioè Gran Burrone o Profonda Vallata del Passo, al tempo de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli2: luogo incantevole e ben protetto, paragonabile alla Valle del Lauterbrunnen (Svizzera), che lo scrittore vide da giovane3. Esso si trova alla latitudine di Oxford, mentre Minas Tirith, la capitale del possente regno umano di Gondor, è a seicento miglia a sud, alla latitudine di Firenze (RiT, 422). È un luogo dove regna l’abbondanza (SdA Parte I, Capitolo XI, Un coltello nel buio; Parte II, capitolo II Molti incontri)4. Dato che Elrond simboleggia la saggezza antica, la sua casa evoca la tradizione, la custodia, con un ricordo pieno di rispetto, di “ogni tradizione su ciò che è buono, saggio e bello. Non è un luogo di azione, ma di riflessione” (L1914-1973, 244). Tuttavia la potenza di Rivendell, una delle ultime roccaforti elfiche, è notevolmente inferiore rispetto alle fortezze citate ne Il Silmarillion, come si evince da questo passo:



«Pochi sono coloro, anche a Gran Burrone, che possono cavalcare apertamente contro i Nove; e questi Elrond li ha spediti a nord, ad ovest e a sud. Pensammo che per far perdere le tracce avresti potuto deviare troppo dal tuo percorso e smarrirti così nelle Terre Selvagge» (SdA, Parte I, Capitolo XII).



Eppure, a Rivendell vive Glorfindel, la reincarnazione dell’eroe che nel corso della fuga da Gondolin uccise un Balrog. Si osservi per inciso che il riferimento all’eroe elfico, inizialmente casuale, porta a elaborare la dottrina della reincarnazione stessa, come si legge ne La reincarnazione degli Elfi5, ma anche nel sesto volume della History of the Middle-Earth, The Return of the Shadow: "Also very notable is 'Glorfindel tells of his acestry in Gondolin'. Years later, long after the publication of The Lord of Rings, my father [scrive Christopher Tolkien] gave a great deal of thought to the matter of Glorfindel, and at that time he wrote: '[The use of Glorfindel] in The Lord of Rings is one of the cases of the somewhat random use of the names found in the older legends, now referred to as The Silmarillion, which escaped reconsideration in the final published form of The Lord of Rings.' He came to the conclusion that Glorfindel of Gondolin, who fell to his death in combat with a Balrog after the sack of the city (II. 192-194, IV. 145), and Glorfindel of Rivendell were one and the same: he was released from Mandos and returned to Middle-Earth in the Second Age". (ROTS 214-215).

Si anticipa qui, a proposito della Potenza di Glorfindel, un fatto: la saggezza di Elrond sta anche nel consentire che tre fragili Hobbit accompagnino Frodo nell’opera di distruzione dell’Anello, piuttosto che un Sire elfico, nonostante questi, con ogni probabilità, possa sconfiggere o quanto meno arrestare il Balrog di Moria, salvando Gandalf, ma forse impedendogli di diventare Gandalf il Bianco (SdA Parte II Capitolo II Il consiglio di Elrond):

«È necessario che la strada sia percorsa, ma sarà molto difficile. Né la forza [come quella di Glorfindel] né la saggezza [come quella di Gandalf, di Galadriel o di lui stesso?] ci condurrebbero lontano; questo è un cammino che i deboli possono intraprendere con la medesima speranza dei forti. Eppure tale è il corso degli eventi che muovono le ruote del mondo, che sono spesso le piccole mani ad agire per necessità, mentre gli occhi dei grandi sono rivolti altrove».


Tale è l’aspetto di Elrond (SdA, Parte II, capitolo II Molti incontri):

Il volto di Elrond non aveva età, non era né vecchio né giovane, eppure recava vivo il ricordo di molte cose tristi e di molte felici. I capelli erano scuri come le ombre del crepuscolo, ed in testa portava un cerchietto d’argento; nei grigi occhi limpidi scintillavano miriadi di stelle. Venerabile come un re coronato da molti inverni, eppur vigoroso come un eroico guerriero nella pienezza delle sue forze: egli era il Signore di Gran Burrone, potente tanto tra gli Elfi che tra gli Uomini.



Fëanor è sapiente e destro: crea rune, dà forma ai Silmaril. Elrond è saggio, oltre che sapiente. Verrebbe da dire che la sua sapienza viene dai Noldor, è di loro un tratto caratteristico, eppure, a differenza di molti suoi antenati, questo potente fa di quello che sa uno strumento per operare il bene, non di autoaffermazione. Insieme a Galadriel, forse persino prima di lei, ma la questione si approfondirà in seguito, è l’Elfo più potente della Terra di Mezzo, proprio perché non abusa dei talenti che gli sono stati assegnati. Galadriel, infatti, volle deliberatamente venire nella Terra di Mezzo: Il Silmarillion narra chiaramente che ella ebbe una parte nella ribellione dei Noldor, certo più per ambizione che per cupidigia. Ella comunque si trovò suo malgrado in sintonia con Fëanor, che peraltro detestava (gli Uomini sono scacciati dall’Eden per un grave peccato di due sole persone, vittime di un’intelligenza molto più profonda, gli Elfi, che dovrebbero essere e in effetti sono ben più intelligenti e saggi degli Uomini, precipitano ad occhi aperti nel baratro, fuggono in maniera del tutto consapevole dal loro Eden). La Regina ricuperò la purezza solo rinunciando all’Unico Anello, Elrond, invece, si ritrovò suo malgrado coinvolto nelle vicende della Prima Era, ma consapevolmente tornò nella Terra di Mezzo, non si pose neppure il problema di usare l’Anello.

La saggezza di Elrond lo porta a essere guaritore e a curare Frodo: “«Bene!», disse Gandalf. «Sta guarendo rapidamente. Vedrai che fra poco sarai di nuovo in piedi e in forze. Fu Elrond a curarti, in questi giorni, da quando fosti portato qui […] Elrond è maestro nell’atte della guarigione, ma le armi del Nemico sono micidiali. A dire il vero, avevo poche speranze; sospettavo che ci fosse ancora qualche frammento della lama nella ferita rimarginata, e infatti riuscimmo a trovarlo ieri sera; era una scheggia che avanzava verso il cuore; ma Elrond l’ha tolta»” (SdA, Parte II, capitolo I Molti incontri). Del resto, già in precedenza Gandalf esortava per lettera Frodo ad ascoltare il consiglio del Mezzelfo (“Lasciami un messaggio in questa locanda, se passi da Brea. Puoi fidarti dell’oste (Cactaceo). Forse incontrerai un mio amico per strada: un Uomo alto, magro, scuro, che taluni chiamano Grampasso. Sa i fatti nostri e ti aiuterà. Va’ a Gran Burrone: lì spero ci ritroveremo, finalmente. Se non dovessi venire prima della tua partenza, Elrond ti consiglierà sul da fare. Affettuosamente tuo frettolosissimo Gandalf”, SdA, Parte I, Capitolo X, Grampasso).


Gandalf innegabilmente mostra sempre di tenere in gran conto il parere di Elrond, come quando riflette sul danno inferto a Frodo dalla scheggia del coltello impugnato dallo Schiavo dell’Anello6 (SdA, Parte II, capitolo II Molti incontri). Non sottovaluta neppure la sua forza (SdA, Parte II, capitolo II Molti incontri):


«Chi è stato a provocare l’inondazione?», chiese Frodo. «Elrond l’ha comandata», rispose Gandalf. «Il fiume di questa valle è sotto il suo potere, e pronto a gonfiarsi infuriato se vi è gran bisogno di sbarrare il Guado. L’inondazione si scatenò non appena il capo degli Spettri dell’Anello s’inoltrò nei flutti».


Aragorn, dal canto suo, è conscio della forza di Elrond (“Ma Sire Denethor e tutti i suoi uomini non possono sperare di riuscire là ove persino il potere di Elrond fallirebbe”, osserva in SdA, parte II, capitolo X, La compagnia si scioglie) e inoltre cita Elrond come un’auctoritas, ad esempio parlando di Fangorn (SdA, Libro III Capitolo II I cavalieri di Rohan):


«Sì, è vecchio», disse Aragorn, «antico come la foresta vicina ai Tumulilande, e molto più grande. Elrond dice che i due boschi sono affini; sarebbero le ultime fortezze rimaste dai Tempi Remoti, quando i Priminati vagavano per il mondo e gli Uomini dormivano ancora. Eppure Fangorn ha qualche suo segreto particolare, che io però ignoro».



Persino i Nani chiedono insistentemente e devotamente spiegazioni e indicazioni di Elrond, come si legge nel capitolo Il Consiglio di Elrond:


«Infine imploriamo un consiglio da Elrond, perché l’Ombra cresce e si avvicina. Abbiamo scoperto che altri messaggeri si sono recati da Re Brand a Valle, e che egli ha paura. Temiamo che possa arrendersi. Già la guerra sta per scoppiare alle sue frontiere orientali. Se non diamo alcuna risposta, il Nemico ordinerà ai suoi Uomini di assalire Re Brand, ed anche Dàin». «Hai fatto bene a venire», disse Elrond. «Udrai oggi tutto ciò ch’è necessario per capire gli scopi del Nemico. Non altro potete fare che resistere; con o senza speranza. Ma non siete soli; apprenderai fra poco che i vostri problemi sono soltanto una parte dei grandi problemi di tutto il mondo dell’Occidente. L’Anello! Che fare dell’Anello, il minore degli anelli, il gingillo che piace a Sauron? Questa è la decisione che dobbiamo prendere.»



Tolkien quindi affida al Mezzelfo anche il compito di storico: è lui a riferire gli eventi della Prima e della Seconda Era che hanno portato alla Guerra dell’Anello, spesso come testimone diretto, è lui a parlare degli Anelli del potere, ma soprattutto dei tre anelli degli Elfi che non sono contaminati dall’Unico di Sauron, ma che rischiano di perdere ogni utilità se l’Unico è distrutto, così come rischiano di essere asserviti ad esso se esso torna a Sauron (si veda in particolare Il consiglio di Elrond).






Elrond, non Thingol


Elrond si trova nella stessa situazione del suo antenato Thingol: un Uomo chiede la mano della sua bellissima figlia, quasi una Tinúviel rediviva. Anche in questo importante frangente dà prova di ben altra saggezza (viene da pensare, a questo punto, determinata dall’esperienza dei progenitori e dal trascorrere del tempo e non solo della sua singola esistenza): Thingol derideva un eroe come Beren, disprezzando sostanzialmente l’umanità, e gli chiese un dono che era impossibile da ottenere, il Silmaril, ma diventò però in tutto strumento inconsapevole di una innominata Provvidenza, che perseguiva i Suoi alti fini indipendentemente dalle burle di un “regolo” elfico (per ribaltare su di lui l’accusa che mentalmente mosse a Beren), considerato che poi il gioiello consentì il ritorno al Reame Beato. Elrond non deride certo il suo figlio adottivo Aragorn, soltanto lo ammonisce:


«Ma Elrond vedeva molte cose e leggeva in molti cuori. Un giorno, prima della fine dell’anno, chiamò a sé Aragorn e gli disse: “Aragorn, figlio di Arathorn, Sire dei Dùnedain, ascoltami! Un grande destino ti attende, sia quello di ergerti al di sopra di tutti i tuoi avi succeduti a Elendil, sia quello di cadere nell’oscurità con tutti i superstiti della tua stirpe. Molti anni di travagli e sofferenze ti attendono. Non avrai moglie e non legherai a te in promessa alcuna donna prima che giunga la tua ora e che tu ti sia dimostrato degno di essa. «Allora Aragorn si turbò e disse: “È possibile che mia madre ti abbia parlato di ciò?”. «“No, certo”, disse Elrond. “I tuoi propri occhi ti hanno tradito. Ma io non parlo soltanto di mia figlia. Per il momento non ti fidanzerai con la figlia di nessun altro. Ma quanto ad Arwen la Bella, Dama di Imladris e di Lórien, Stella del Vespro della sua gente, ella è di lignaggio più alto del tuo e ha vissuto nel mondo talmente a lungo che tu non sei per lei che un germoglio in confronto a una giovane betulla di molte estati. Ella è troppo alta per te. Credo che tale sarà anche il suo parere. Ma anche se non lo fosse e se il suo cuore si volgesse verso di te, tu ne soffriresti a causa del destino che ci attende”. «“Quale destino?”, disse Aragorn. «“Sino a quando io dimorerò qui ella godrà della gioventù degli Eldar”, rispose Elrond, “ma quando partirò ella mi accompagnerà, se tale sarà la sua scelta”. “Comprendo”, disse Aragorn, “che ho posato gli occhi sopra un tesoro non meno prezioso del tesoro di Thingol, che Beren un tempo desiderava.» (SdA, Appendice 5 Qui segue una parte della storia di Aragorn e di Arwen).


In sostanza Elrond, invita il suo pupillo comunque a seguire il proprio destino e infatti, con grande sofferenza, quando Aragorn rivendica il trono a cui ha diritto, il Mezzelfo concede la mano di sua figlia (SdA, Appendice 5 Qui segue una parte della storia di Aragorn e di Arwen):


«Quando Elrond apprese la scelta della figlia rimase silenzioso, benché il suo cuore soffrisse e trovasse il dolore a lungo temuto assai difficile a sopportare. Ma quando Aragorn tornò a Gran Burrone egli lo chiamò a sé e gli disse: «“Figlio mio, verranno degli anni durante i quali ogni speranza svanirà, e ciò che seguirà non mi è chiaro. E ora un’ombra ci separa. Forse è stato deciso così, che il regno degli Uomini possa venire restaurato soltanto se io me ne andrò. E poiché ti amo come un figlio ti dico: Arwen Undómiel non diminuirà lo splendore della sua vita per un motivo futile. Ella non sarà la sposa di alcun Uomo, a meno che questi non sia al tempo stesso Re di Gondor e di Arnor. Anche in tal caso la nostra vittoria non potrà recare a me altro che dolore e una triste separazione… ma a te e a lei la speranza di qualche tempo di gioia. Ahimè, figlio mio! Temo che il Fato degli Uomini sembrerà ad Arwen arduo da affrontare, alla fine”».


D’altro canto, anche Elrond deve seguire il suo destino, che si articola in tre momenti fondamentali: prendere la responsabilità di re degli Elfi così come Aragorn diventa re degli Uomini, contribuire alla distruzione dell’Unico Anello, accettarne le conseguenze, cioè dire infine addio alla Terra di Mezzo e al sogno di renderla più bella. Si apre il tempo degli Uomini, si chiude l’era delle fiabe.





Elrond e Galadriel


Rispetto a Galadriel il pur millenario Elrond è un bambino. Galadriel è nipote diretta del primo re dei Noldor, ha assistito a tutte le vicende della prima e seconda era. Eppure, si sottolinea che in un certo senso è inferiore a Elrond. Perché? Da un lato, Galadriel non è priva di responsabilità, anche forti: lei, non Elrond, si è ribellata ai Valar, e fortunatamente non lei sola. Elrond, più giovane, si erge però sulle spalle dei giganti: non se ne compiace troppo, ma appartiene al ramo principale dei Noldor, anzi, si può considerare re degli Elfi della Terra di Mezzo, se il trono di Gil-Galad non fosse stato lasciato vacante.

Elrond però non deve perdere solo un trono cui non ha mai aspirato: con l’Unico Anello, con l’anello suo e di Galadriel, svanisce l’utopia, la speranza di preservare un mondo di bellezza e di antiche tradizioni, di rimediare ai guasti di Morgoth sull’ambiente e di prevedere i danni degli Uomini. Così parla Elrond degli Anelli (SdA, Parte II, Capitolo Il consiglio di Elrond):


«Non mi hai udito, Glóin?», disse Elrond. «I Tre non furono forgiati da Sauron, ed egli non li sfiorò nemmeno. Ma di essi non è permesso parlare. Soltanto in quest’ora di dubbio mi è lecito dire qualcosa. I Tre non sono inattivi. Essi non furono però fabbricati per servire come armi di guerra e di conquista: non è questo il loro potere. Coloro che li forgiarono non desideravano forza o dominazione, e non accumulavano tesori; cercavano di capire, fabbricare, e curare, onde mantenere ogni cosa immacolata. Gli Elfi della Terra di Mezzo vi sono in qualche modo riusciti, ed è costato loro molta sofferenza. Ma tutto ciò ch’è stato compiuto da coloro che posseggono i Tre si volgerà contro di essi per distruggerli, e rivelerà a Sauron la loro mente ed il loro cuore, qualora il Nemico riconquistasse l’Unico. Allora sarebbe meglio che i Tre Anelli non fossero mai esistiti. Questo è il suo scopo».


Anche Galadriel è consapevole di quest’amara verità, comprende che deve piegarsi al volere dell’unico Dio e che non è nel Suo disegno una lunga permanenza degli Elfi sulla Terra di Mezzo, donata agli uomini. In un certo senso, solo ed esclusivamente in quanto strumento di Eru Iluvatar, Sauron vince: la Terra di Mezzo non può essere sua, ma non è neppure dei Primogeniti. Elrond già prevede l’esito ultimo della guerra (SdA, Parte II Capitolo II Il consiglio di Elrond):


«Non sappiamo nulla di sicuro», rispose triste Elrond. «Alcuni sperano che i Tre Anelli, che mai furono toccati da Sauron, siano infine liberati, permettendo così a chi li governa di risanare tutti i mali del mondo causati da lui. Ma può darsi che con la scomparsa dell’Unico i Tre perdano ogni potere, e molte cose belle svaniscano e cadano nell’oblio. Questo è ciò che io credo».


Dopo la vittoria, infatti, dopo il successo di Frodo (in verità per certi versi parziale, ma reso possibile dalla sua pietà per Gollum che, anch’egli come Thingol strumento inconsapevole di Iluvatar, gli recide il dito con l’Unico Anello precipitando poi nella lava di Monte Fato), dopo la sconfitta di Sauron, dopo l’incoronazione di Aragorn, si ha un dialogo telepatico tra Elrond, Galadriel e Gandalf. Tom Shippey spiega il significato del passo, che grazie alle sue considerazioni diventa estremamente toccante: silenziosi e parte del paesaggio, tre personaggi di un altro luogo e di un’altra era sembrano svanire.7
















1Si dà di seguito un elenco di opere di Tolkien consultate con le relative abbreviazioni. SdA: J. R. R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Geoge Allen & Unwin, 1950-1967, Bompiani, Milano 20001, 200419; AF: J. R. R. Tolkien, Albero e Foglia, Rusconi, Milano 1976 (la citazione è tratta da pag. 384); S: J. R. R. Tolkien, Il Silmarillion, Rusconi, Milano 1978; ROTS: J. R. R. Tolkien, History of the Middle-Earth, vol. VI, The Return of the Shadow, HarperCollins, London 2002; RiT: J. R. R. Tolkien, La realtà in trasparenza, Bompiani, Milano 2002; L1914-1973: J. R. R. Tolkien, Lettere 1914-1973, Giunti-Bompiani, Firenze-Milano 2018 (si tratta sostanzialmente di un’opera identica alla precedente, ma con un vasto e utilissimo indice analitico) Gli scritti dal Silmarillion in poi sono pubblicati postumi e a cura di Christopher Tolkien.

2“«Gran Burrone!», disse Frodo. «Molto bene; andrò a est, direzione Gran Burrone. Porterò Sam a vedere gli Elfi; ne sarà entusiasta». Parlava senza dar peso alle parole; ma il suo cuore fu improvvisamente mosso dal desiderio di vedere la casa di Elrond Mezzoelfo, e di respirare l’aria di quella profonda valle dove ancora vivevano in pace molti Luminosi.” (SdA, Parte I, Capitolo III, In tre si è in compagnia)

3Come scrive Roberta Tosi (L’Arte di Tolkien, Editoriale SRL, 2018, p. 38.

4«C’è cibo nelle Terre Selvagge», disse Grampasso; «bacche, radici, erbe; ed io sono un cacciatore abbastanza abile, se necessario. Non dovete temere di morir di fame prima che arrivi l’inverno. Ma racimolare e cacciare è un lavoro lungo e stancante, e noi abbiamo molta fretta. Perciò stringete le cinture e pensate per consolarvi alle tavole imbandite a casa di Elrond!». Ma si veda anche: “Frodo si trovava ora sano e salvo nell’Ultima Casa Accogliente ad est del Mare. Come Bilbo, tanto tempo addietro, aveva riferito, era «una casa perfetta, sia che amiate il cibo, o il riposo, o il canto, o i racconti, o che amiate solo star seduti e riflettere, o un piacevole miscuglio di tutto»”.

5Roberto Arduini, Claudio A. Testi (a cura di), La reincarnazione degli Elfi, Marietti 1820, Milano-Genova 2016, pp. 55-57.

6“Gandalf avvicinò la sedia al capezzale, e osservò Frodo da vicino. Il suo viso aveva ripreso colore, e gli occhi erano limpidi e del tutto svegli e coscienti; stava sorridendo, e pareva perfettamente ristabilito. Ma gli occhi dello stregone vedevano un leggero cambiamento, come fosse una lieve trasparenza in lui e soprattutto nella sua mano sinistra posata sul copriletto. «Era da aspettarsi», disse Gandalf parlando a sè stesso. «Non è nemmeno a metà strada; e come sarà alla fine neanche Elrond può prevederlo. Non penso però che diventerà malvagio; forse sarà soltanto come un bicchiere empito di una limpida luce, visibile agli occhi meritevoli»”.

7Tom Shippey, La via per la Terra di Mezzo, Marietti, Genova-Milano 2005, p. 198.