La Vicenda Tolkieniana in Italia



di Franco Manni




Profilo” storico


La storia non è uniforme. I 100 anni tra V e IV secolo a.C. con Socrate, Platone ed Aristotele (e Tucidide, Sofocle, Pericle, Fidia, etc etc) sono stati un momento unico. Più in piccolo, invito a considerare un apax lègomenon italiano: il 1968. Per le cose tolkieniane nostrane uno spartiacque: nel 1966 Vittoria Alliata tradusse La compagnia dell'Anello, che fu pubblicata nel 1967 da Ubaldini di Roma con un pieno insuccesso di vendite (alcune decine); nel 1969 Quirino Principe litigò violentemente con Livio Garzanti, che lo aveva accusato di avere amicizie con gli “altoatesini” che il giorno prima avrebbero messo la bomba della strage di Piazza Fontana. E subito dopo fu contattato da Alfredo Cattabiani che stava fondando le edizioni Rusconi ed aveva ricevuto in regalo da Ubaldini sia il libro già tradotto sia il contatto con Alliata che avrebbe finito la traduzione.1


Nel 1970 fu pubblicata da Rusconi la traduzione italiana de ISdA, che riscosse (e, dopo 50 anni, tuttora ha) successo e ne accelerò la popolarità. Il 1968 fu periodizzante per almeno tre motivi: 1) radicalizzò la lotta ideologica e fece riunire, per esempio, le forze culturali “di destra” nella Rusconi; 2) demistificò (Marcuse, il movement di Berkeley e della beat generation newyorkese, etc) la cultura letteraria paludata delle università e dei Premi Strega e permise il successo delle letteratura di genere;2 3) iniziò un lungo periodo di declino culturale (e morale e politico) in Italia che, non essendo mai stato sfidato, produce i suoi più grandi effetti proprio ora.3 Questo terzo punto mi porta direttamente alla quaestio tra Alliata e Fatica: ne tratterò brevemente più sotto in una sezione apposita intitolata “Traduzioni”, ma qui, parlando della “Storia” voglio subito esplicitare il mio punto principale. La Storia non è uniforme, quando la giovinetta Alliata tradusse ISdA la cultura italiana era di livello grandemente più alto che nel 2020. Tratterò più in dettaglio di questa differenza di livello culturale nella sezione “Cultura”, ma qui voglio dire che ogni individuo umano è convergenza delle miriadi di influenze che riceve dalla società in cui vive; l'individuo è un coagulo unico di ciò che non è individuale e non può “creare” alcunché, ma piuttosto, se ne è capace, prende, apprende, veicola e testimonia.


Le forme nuove di aggregazione sessantottine con Pino Rauti passarono anche alla destra radicale e dal 1977 (l'anno degli indiani metropolitani, dei katanga e del rapimento Moro) fino al 1992 vi furono i 5 “Campi Hobbit”, che direttamente valorizzarono ciò che Cattabiani e Rusconi avevano porto agli italiani. Cosa successe in questi Anni Ottanta alla cosiddetta “sinistra”? Rifiuto ideologico radicale e assenza di critica letteraria. Si consideri, per esempio, che il più stimato degli intellettuali di sinistra, Umberto Eco - pur amante e studioso sia del Medioevo, sia di narrativa, sia soprattutto dei fenomeni della società di massa - ha sempre ignorato Tolkien, se non per attaccarlo come: “una generazione [quella degli Anni Settanta, NdR] che si diletta sul Silmarillion di Tolkien e decifra una teogonia che gli impone di memorizzare i figli di Iluvatar e i Quendi e gli Atani e i prati fioriti di Valinor e le ferite di Melkor. Tutte cose che, se avesse dovuto studiarle a scuola, la stessa generazione avrebbe occupato l'università o il liceo per protesta contro il nozionismo”.4 O come : “È nazista ogni vagheggiamento di una forza, eminentemente virile, che non sappia né leggere né scrivere: il Medioevo, con Carlo Magno che appena sapeva fare la propria firma, si presta mirabilmente a questi sogni di un ritorno alla villosità incontaminata. Quanto più peloso il modello, tanto maggiore il vagheggiamento: l'Hobbit sia modello umano per i nuovi aspiranti a nuove e lunghe notti dei lunghi coltelli”.5


Nel 1994 a Basaldella (UD) è stata fondata la Società Tolkieniana Italiana, più vicina alla destra radicale e politica (Campi Hobbit) che a quella culturale e moderata (Rusconi). Tra i suoi soci fondatori Adolfo Morganti dirigeva la casa editrice di destra radicale e movimentista Il Cerchio (RI), Gianfranco De Turris giornalista Rai in quota MSI era il presidente della Fondazione Julius Evola, e Paolo Paron era di fatto il direttore ed organizzatore pratico delle attività (e, anche, la persona ideologicamente meno rigida ed umanamente più affabile). Il mio amico Edoardo Sbaffi, appassionato di lingue elfiche, li aveva conosciuti e mi suggerì di mandare loro i 4 numeri della fanzine “Terra di Mezzo” che avevo editato semestralmente presso il Club dell'Esagono di Brescia.
A Paron la fanzine piacque e mi invitò a Pilzone (Lago di Isea, BS) a una riunione allargata dei soci nell'ottobre dello stesso anno dove discutemmo i contenuti e fui nominato direttore della prossima rivista della STI che avrebbe ereditato lo stesso nome della fanzine. Ecco allora che dal primo semestre del 1995 al primo semestre del 1998 diressi questa “Terra di Mezzo” registrata al tribunale di Udine per conto della STI. Fu Morganti che alla fine convinse Paron a sollevarmi dall’incarico perché vide che pubblicavo solo articoli su Tolkien e non su Evola, Guenon, Junger, e le “radici celtiche tradizionali della civiltà europea”, che sono poi una particolare espressione di una più vasta e duratura linea teologico-filosofica chiamata “tradizionalismo”. Questi argomenti erano già continuamente e monotematicamente trattati da De Turris che dirigeva “
Minas Tirith”, l'altra pubblicazione della STI che doveva invece portare avanti l’ideologia evoliana. Ma, evidentemente, Minas Tirith non gli bastava e, senza alcun litigio di natura personale, ma per motivi puramente ideologici, fui licenziato.


Io sono cattolico liberale (alla PPI/Margherita per intenderci) sempre stato antifascista e sempre stato anti-marxista. E in Italia la destra non è quella gollista, o tory o CDU come in Francia, UK e Germania, ma è, in vari modi, legata al fascismo. Ma, in Italia, è stata certamente la destra ad avere il merito di avere portato Tolkien in Italia sin dall’inizio, mentre la sinistra di ispirazione marxista lo ha ignorato e/o combattuto ed il mondo cattolico è stato inerte, almeno nei decisivi decenni iniziali Sessanta-Ottanta. E così anche l’università italiana e le riviste letterarie mainstream. Sia onore al merito e la mia personale gratitudine, dunque, a questa destra italiana anche dichiaratamente fascista per quanto ha fatto per Tolkien!


A me della critica marxista di Lukacs o di quella misteriosofica di Guenon non importava nulla, cioè zero, cioè niente (non me ne vogliano i marxisti e i fascisti). Da almeno 15 anni Croce, Freud, Aristotele, Manzoni, Tommaso d'Aquino, Sofia Vanni Rovighi, Popper e molti altri mi avevano vaccinato da tali due malattie culturali. A me piaceva Tolkien, le sue storie e i suoi personaggi, e il “tradizionalismo” non mi piaceva ( mi piace) affatto. E sapevo anche che questo stesso mio o simile era anche l'interesse di gran lunga prevalente tra chi aveva letto almeno una volta IsdA. Ecco perchè riuscii a trovare convinti e fedeli collaboratori per le mie imprese solamente e meramente e puramente tolkieniane, come il compianto Lorenzo Daniele, Elena Grecchi, Paolo Barbiano di Belgioioso, Carlo Stagnaro, Beppe Roncari, Enrico Imperatori, Riccardo Moretti, i già citati Delle Rupi e Rossi, Alberto Quagliaroli, a tanti altri, che, pur presenti per un periodo più breve di questi appena nominati, però, secondo le mutevoli ed irripetibili circostanze che si presentano una sola volta nel flusso delle nostre vite, sono stati preziosi e grati. Visto che io credo nella cultura, non mi facevo influenzare/frastornare dalla autarchica linea di Morganti e De Turris, e, dunque, avevo pubblicato su Terra di Mezzo alcuni tra i migliori e per nulla autarchici critici tolkieniani del mondo, Tom Shippey, Patrick Curry, John Garth, Alex Lewis, Jessica Yates, Gary Hunnewell, Chris Seeman, Verlyn Flieger (per non citare i bravissimi saggisti italiani che già ho nominato per nome e cognome e altri che nominerò in questo mio saggio). Quando fui licenziato riuscii a mantenere accanto a me il 95% dei collaboratori di Terra di Mezzo e nel primo semestre 1999 cominciai ad editare “Endòre” (in Quenya significa Terra di Mezzo, nome suggerito da Paolo Barbiano) mantenendo lo stesso staff e la stessa articolazione in sezioni della precedente rivista.


Su internet vedevo che, in quegli anni a cavallo tra i due millenni, si era creato un “gruppo Google” di discussione chiamato it.fan.scrittori.tolkien ( https://groups.google.com/g/it.fan.scrittori.tolkien) I suoi aderenti erano membri della STI più giovani di me e della già nominata trimurti della STI che, di fatto, come me, e diversamente dalla trimurti, non erano interessati a Evola e Guenon, ma solo a Tolkien. Essi erano divisi tra la lealtà ideologica alla STI e il loro interesse, suscitato da Terra di Mezzo durante la mia direzione, per la critica a-ideologica di tipo anglosassone. Tra questi Claudio Testi, Roberto Arduini, Norbert Spina, Lorenzo Gammarelli, Giampaolo Canzonieri, Andrea Monda sono ancora nel giro tolkieniano. Altri come Leonardo Cappelli, Daniele Ercoli, Alberto Ladavas, Giacomo Bencistà non più.


Alcuni attaccarono esplicitamente me ed “Endòre”, altri ci difendevano.6 Tra questi ultimi Lorenzo Gammarelli che aveva a quei tempi già cominciato a compilare la più completa bibliografia tolkieniana italiana (prima di quella di Enrico Imperatori), e Claudio Testi che condivideva col sottoscritto non solo l’interesse per Tolkien ma anche quello per la filosofia tomista. Dopo svariati anni di conflitto tra la mia linea e quella della STI, questi “giovani” cominciarono a comprare e leggere Shippey7 e la Flieger, cioè alcuni dei “leading authors” che “Endòre” aveva promosso e pubblicato sin dal 19958 e, dopo che fu pubblicato il libro Introduzione a Tolkien nel 2002, dove in 500 pagine 22 autori italiani ed inglesi completamente al di fuori della “linea De Turris/STI” analizzavano Tolkien solamente iuxta propria principia9, e dopo tre convegni internazionali su Tolkien organizzati da “Endòre” a Brescia nel 2002, 2003 e 200410 e la pubblicazione nel 2004 di Tolkien Autore del Secolo di Tom Shippey nel 200411, cominciarono a lasciare la STI12 e a cercare una forma associativa indipendente.


Questo movimento prima si coagulò in due poli (l'istituto Studi Tomistici di Claudio Testi a Modena) e l’Associazione Romana di Studi Tolkieniani di Roberto Arduini a Roma) che collaboravano in un forum unico chiamato “gruppo di studio”13 (a cui anche io partecipai e di cui diedi resoconti su “Endòre”) dove furono discusse e preparate traduzioni di grandi libri di critica tolkieniana estera per l’editrice Marietti, come pure notevoli contributi originali di critici italiani (poi tradotti all'estero).14 Tale attività cominciò nel 2008 e, fino al 2014, vi partecipai anche io. Il punto di maggiore collaborazione fu il convegno “Tolkien e la Filosofia” (primo e finora unico nel mondo su questo tema importante) tenuto a Modena nel maggio 2012.15 Poi, sia per i miei 5 anni nel Regno Unito, sia per conflitti sia morali sia ideologici (su cui tornerò nella sezione “Destra/Sinistra”), io mi sono allontanato da loro e loro da me.


I due poli di cui sopra si sono in qualche modo riuniti nella Associazione Italiana di Studi Tolkieniani che ha sostituito quella “romana” e di cui Arduini è presidente (lui è un laborioso ed intraprendente organizzatore) e Testi il vicepresidente (lui è il leader intellettuale). Grandi attività ne sono scaturite, tanti convegni, tanti libri. Anche qua (come detto prima per la STI), onore al merito e mia personale gratitudine! Per dare un esempio di questo grande attivismo, leggete i dettagliati resoconti che “Endòre” ha pubblicato.16 “Endòre” nel 2016 era diventata associata alla AIST. E' vero che sul sito web della AIST non vi è mai stata alcuna traccia  del consorzio tra AIST ed “Endòre”  della rivista “Endòre” stessa nello elenco delle riviste tolkieniane consigliate, ma su “Endòre” da allora e cioè dal numero 17 fino al 2020 e cioè al numero 22, ha sempre dichiarato esplicitamente tale consorzio. Devo aggiungere che nel luglio del 2020 “Endòre” è stata di fatto sostituita da quella che io chiamerei la nuova “Minas Tirith”, chiamata “I quaderni di Arda”, e cioè una nuova rivista della AIST, questa volta una rivista di “alto livello culturale” , intendendo tale dizione come una pubblicazione priva di racconti di fiction e di poesie dei fan, di articoli sui giochi di ruolo e sui videogiochi, sulle miniature, di tavole rotonde e contributi di studio fatti da “persone sconosciute” e senza titoli accademici.

Tra successi della AIST ne elenco due : 1) hanno nella sostanza contenutistica migliorato la presentazione di Tolkien in Italia rispetto alla STI (e questa è la cosa buona ed importante, secondo me); 2) hanno sostituito la STI come consulente della casa editrice (prima Rusconi, poi Bompiani e ora Giunti) che ha i diritti delle opere di Tolkien in Italia e questo è un risultato mondanamente importante ma, in ciò che più conta per me, ossia nello spirito, assai meno importante. Su questa battaglia mondana vinta lascio la parola a Federico Guglielmi (alias Wu Ming 4, “materialista dialettico”, cioè marxista) che nel 2009 si è inserito nella AIST e (grazie soprattutto alle sue entrature presso i media italiani mainstream, ma, anche, grazie alla sua brillante cultura letteraria) ne è diventato 
magna pars: dopo il suo ingresso nella AIST – egli scrive - l'obiettivo di scalzare la STI presso la Bompiani è stato raggiunto soprattutto nello ottenere la possibilità di fare nuove traduzioni italiane .17


La realtà tolkieniana italiana è ben più ricca e variegata dei pochi soggetti fin qui nominati. Infatti, qui ed ora questo mio racconto storico è solamente un contributo, che, come quello di Oronzo Cilli – assai meritevole sotto vari aspetti e già recensito due volte qui su “Endòre” - vuole iniziare una pista di ricerca e documentazione che - magari – in futuro “other hands” (come diceva Tolkien in una sua lettera) auspicabilmente potranno continuare ed integrare. Non voglio però dimenticare di menzionare un'altra associazione di appassionati, Eldalie, che costituì la prima grande comunità di tolkieniani italiani sul Web, provvedendo per la prima volta su internet in italiano molto materiale tolkieniano di pronta e gratuita consultazione e vari forum di discussione aperti a tutti. Essa nel 2003 co-organizzò con ”Endòre” il secondo convegno internazionale tolkieniano di Brescia attraverso i suoi esponenti Cesare Giuliani, Giuseppe Truono, Marco Trucillo e Gianluca Comastri (quest'ultimo, autore del primo libro italiano sulle lingue tolkieniane, continua ad esser attivo nel campo con i “tolkieniani italiani”). Nè voglio dimenticare la associazione starwarsiana Cloud City che anche essa co-organizzò il convegno del 2003 e i cui esponenti Fiorenzo delle Rupi e Filippo Rossi (e la sua successiva associazione Yavin 4) bene contribuirono e contribuiscono al mondo del fandom e degli studi tolkieniani in Italia.



Tornando ancora a parlare di Guglielmi e della AIST, voglio ora introdurre la prossima sezione più propriamente focalizzata sui costumi propri della società italiana (“Destra e Sinistra”) ricordando che dal giugno 2009 al gennaio 2010 io e Guglielmi avemmo un lungo carteggio (20 lunghe lettere per ciascuno). Egli mi contattò perché, a suo giudizio, e secondo me giustamente, date le cose che vi ho narrato, vedeva in me e nel mio gruppo di fedeli collaboratori di “Endòre”18 il punto di svolta per migliorare gli studi tokieniani in Italia e togliere lo “scettro” alla STI. Lui mi propose un dettagliato piano di attacco,19 ma io, pur ringraziandolo, rifiutai,20 per varie ragioni che si possono sintetizzare così: io sono un po' ambizioso a livello mondano, ma non lo sono sono molto, e avevo sia “già dato” (i convegni mi erano costati molta fatica) sia ricevuto e in quel momento della mia vita volevo concentrami maggiormente su argomenti filosofici più che su argomenti tolkieniani, come infatti feci.


Ora (per ora!...tutto infatti passa) la AIST ha sostituito la STI, la quale è morente e sconta tutte le “cadute in disgrazia”, tutte le damnationes memoriae e tutte le espulsioni e radiazioni da essa fatte nei decenni passati. Se guardate le due pagine dedicate a sé stessa nel suo stesso sito, non vi è alcun nome di persona....nessuno !. Le lotte interne hanno fatto terra bruciata nel presente e, di conseguenza, nel passato (raccontato o, meglio, non raccontato, in base alle passioni del presente).21


L'università italiana, giustamente stimolata tanto e a più riprese da Roberto Arduini, ha fatto – purtroppo, ma non inaspettatamente - un po' come le zampe delle rane alle scariche elettriche di Galvani: qualche sussulto coatto qua e là e poi rigor mortis.... ci vuole altro che la AIST e Guglielmi per invertire il declino della università italiana acceleratosi col 1968, e cominciato negli Anni Cinquanta con la damnatio memoriae di Benedetto Croce intrapresa da Palmiro Togliatti e dalla marea dei suoi seguaci di allora e di ora! E ci vuol altro che i buoni propositi di Arduini e Guglielmi per rompere il Canone Modernista (di cui dirò più sotto) che impera non solo nella università italiana (dipendente e gregaria da quella Anglofona), ma anche – appunto - nelle università del mondo Anglofono.




Destra/Sinistra”


Le ideologie politiche esistono e, diversamente da quello che gli intellettuali superficiali radical-chic hanno scritto per almeno 15 anni dopo la caduta del muro di Berlino, esistono fieramente anche oggi e non sono tramontate affatto. In Italia tipicamente manca una ideologia liberale: la destra è fascista, la sinistra è socialcomunista e i cattolici politici sono un po' qua e un po' là. Quando il “materialista dialettico” (sua definizione) Wu Ming 4 mi interpellò, mi propose una linea d'azione da CLN per “liberare” Tolkien dalla STI.22 Io però – voglio precisare ! - non credevo e non credo affatto che il CLN abbia “liberato” l'Italia dal nazifascismo23 e gli risposi che preferivo la Giovane Italia di Mazzini . Infatti io non sono né fascista né socialcomunista e, quanto al “cattolicesimo politico”, gli scrissi che i miei eroi del XIX secolo erano (e sono) Mazzini in politica e Darwin in filosofia, e, del XX secolo, Churchill in politica e Freud e Croce in filosofia. Mi sembra molto importante notare – visto che io sono cristiano, sì!, ma sono anche liberale e aperto alla filosofia e alla scienza - che nessuno di essi era credente cristiano, ma tutti essi erano o atei o agnostici o deisti.24


Varie sono le virtù morali e vari i vizi morali. Per gli intellettuali (filosofi, scienziati, romanzieri, giornalisti, critici, storici, etc.) la virtù specifica è l’onestà intellettuale, essendo la disonestà intellettuale il vizio specifico di tale categoria di persone.25 Quando la ideologia politica e la lealtà di gruppo (nazionale o partitico), quando l’invidia verso gli altri intellettuali “competitori”, quando il narcisismo e l’urgenza di carriera e successo mondano, che rendono proni alle mode ideologiche del momento, prevalgono sulla missione specifica dello intellettuale (cercare la verità e diffonderla), ecco il fallimento morale, ed ecco la trahison des clercs.


Abbiamo già visto un bravo intellettuale come Umberto Eco cadere in questo vizio, a causa di queste appena elencate componenti (a parte, nel suo caso, l'invidia, visto che egli era l'intellettuale italiano di gran lunga più di successo tra tutti!). Questo nella “sinistra”. E giustamente Quirino Principe ha notato come anche la “destra” italiana è caduta in qualcosa del genere, quando essa si è voluta appropriare di Tolkien consapevolmente deformandolo e apparentandolo alle culture “afroasiatiche”, “islamiche” e “tradizionali” (fasciste), mentre – secondo Principe – egli può essere avvicinato “soltanto con chi combatte senza compromessi e senza timori in nome dell'Occidente, contro ogni ecumenismo, contro ogni vile terzomondismo”26


Giustamente, dunque, Claudio Testi ha criticato il libro di Cilli che vorrebbe essere una storia di Tolkien in Italia27, ma, per lealtà ideologica e di gruppo verso De Turris e la STI, confonde le acque. Scrive Testi:


il periodo che esamina il volume non è chiaro. La Cronologia è dal 1954 al 1973, le prime tre parti coprono gli anni 1928-1973, e tuttavia si arriva a parlare dei film di Jackson (2005) fino alle ultime pubblicazioni del 2016. Il punto è che la parte storica trattata adeguatamente è quella dal 1928 al 1973, ma a questo punto, o si tratta con eguale attenzione anche lo sviluppo successivo (che avrebbe mostrato quanto inadeguati furono a livello critico la gran parte degli studi tolkieniani italiani), o ci si ferma prima.28


L'effetto chiaro di tale atteggiamento è il risultato intellettuale:


Il pregio maggiore del volume è la completezza di informazioni primarie qui rese disponibili al lettore.

Anche il metodo di ricerca adottato dall’autore è un plus del volume, vista la meticolosità e la precisione con cui sono riportati in maniera chiarissima tutti i riferimenti primari e secondari.

Infine, ottimo anche l’apparato finale di indici. /.../


Però, a livello di contenuti critici, non si esprime praticamente alcuna tesi: uno dei pochi è il riferimento (peraltro ben poco convincente) per cui la tarantella avrebbe influito sulla descrizione della fuga di Shelob.29


La vera cultura (e non la semplice erudizione) a mio giudizio è sia una causa sia un effetto dell’onestà intellettuale: Paolo Corsini, pur essendo certamente di sinistra (PCI, PDS, DS, Ulivo, PD) è stato però insegnante di Greco al Liceo Classico, incaricato di letteratura Cristiana Antica alla Cattolica, insegnante di Storia Contemporanea e storico del XX secolo per decenni. Quando, solo occasionalmente, ha scritto su Tolkien, egli si è concentrato sull’unica cosa che conta veramente, e cioè i contenuti, le idee: Tolkien riguardo ai totalitarismi del XX secolo e ai nazionalismi culturali identitari del XIX secolo, le paure ecologiche del XXI secolo, il romanticismo letterario e le profondità psicanalitiche di sempre.30 Questo è il punto centrale che affronterò tra poco.



Canone modernista e teoria positivista dei generi letterari


Prima però voglio parlare di un'altra e più sofisticata forma di disonestà intellettuale, non così plateale come quella causata dal gregarismo politico o dall'invidia e dall'avidità narcisistica, ma purtuttavia anche essa disonestà intellettuale.


Già nella Estetica del 1902 Croce aveva confutato la critica letterario positivistica dei “generi letterari” che supponeva una gerarchia di qualità tra essi, mentre Croce giustamente faceva vedere come la qualità letteraria non dipenda dal genere (commedia, tragedia, lirica, romanzo storico, fantastico, ecc ecc) ma dal singolo autore, e, anzi!, dalla singola opera del singolo autore, indipendentemente dal genere.


Quando però il neoidealismo Anglo-Italiano fu sconfitto dal neopositivismo (Anni Quaranta-Cinquanta) ecco che la teoria critica suddetta tornò in auge, anche se in maniera più cauta e meno esplicita. Si creò allora il “canone” modernista31: realistico, sessualizzato, individualista, astorico, introspettivo, materialista, scettico, cinico: Virginia Wolf, James Joyce, Evelyn Waugh e mille altri. Il “genere letterario”, chiamato “realistico”, che ha questi contenuti e questo approccio, è il genere letterario Superiore, quello di Alta Qualità Artistico-Letteraria, indipendentemente dalla bravura dei singoli autori e dalla bellezza dei singoli romanzi.


Da tale canone modernista i “generi letterari” del fantastico (fantascienza, horror, fantasy) e del romanzo storico vengono ignorati o, se proprio non è possibile farlo, disprezzati e maltrattati. Thomas Shippey ha – invece - intelligentemente visto come romanzo fantastico e romanzo storico abbiano in comune una cosa odiata dai modernisti, e cioè la sfera pubblica della vita, il destino del mondo e le guerre mondiali per esso. Minuzie, eh?! Mica tanto! Quirino Principe giustamente stigmatizzava Alberto Bevilacqua che intervistato nel 2002 da Rai3 su ISdA disse che non era un capolavoro perché “non trattava di vita quotidiana e problemi reali”.32 Con la stessa ideologia e lo stesso atteggiamento di Bevilacqua, la giornalista Natalia Aspesi, reporter dal Festival del Cinema di Cannes sul quotidiano di sinistra “La Repubblica”, dileggiava gli appassionati di Tolkien:


venti minuti molto cartonati di elfi, orchi, maghi, principesse, nani e ovviamente Hobbit, i pigmei dai piedi pelosi: quindi incontro con regista, produttori, tecnici vari e tra gli attori la regina degli elfi Cate Blanchett e l'elfa semplice e grassoccia Liv Tyler, più il mago Gandalf dalla barba bianca lunga sino alla vita e la faccia poco rassicurante di Jan McKellen. Poi festa in castello di cartone, in cui gli Hobbit invasori faranno di tutto per entrare. Il sito www.lordoftherings.net ha avuto più di dieci milioni di contatti in una settimana, con appassionati che minacciano sfracelli se anche solo un gonnellino da orco non corrisponderà al libro.33


In questo pezzo giornalistico si vede sia il disprezzo per le “masse” sia il pregiudizio di “canone”: la Aspesi infatti non ha mai avuto nulla da dire contro lo “entusiasmo degli appassionati” (o appassionate) di Raffaello coi loro romantici fiori deposti sulla tomba al Pantheon a Roma o per il loro caloroso e plateale supporto per Brigitte Bardot a Cannes o per Ang Lee a Venezia.


Giustamente Principe scriveva:


scrittore “per ragazzi”, Tolkien? Così viene inteso, forse, da alcuni librai, e particolarmente in Italia, paese lontano dal gusto e dalle tradizioni in cui Tolkien ebbe radici. In realtà, le infinite e abissali sottigliezze dei testi tolkieniani, le assonanze che attraversano l’intera storia della cultura occidentale con particolare privilegio per le zone di più rara frequentazione come il Medio Evo celtico, britannico o franco – borgognone, e che soltanto un adulto traboccante di esperienze e lettore accanito può apprezzare fino in fondo, quelle sottigliezze, dicevo, fanno di Tolkien una lettura per soggetti più che maturi.34

Ma il canone modernista persiste. Shippey scrisse che questo canone declinerà solo quando i critici letterari modernisti moriranno fisicamente a causa della loro età anagrafica. Emilia Lodigiani osservò che tale canone è ancora più forte in Italia: “noi italiani siamo meno capaci di accettare le radici profonde (“magiche”) della natura umana ed extra-umana”.35 E Vittoria Alliata stigmatizzava l'intellettualismo snob della “introduzione di Elemire Zolla” (che per decenni ha appesantito l'edizione italiana), e rigettava il tentativo di relegare Tolkien nel genere “nordico-folk”:



L'Inghilterra, per Tolkien, non era migliore della Sicilia. Anzi. Dal viaggio iniziatico di Enea aveva tratto ben più ispirazione per la sua Compagnia dell'anello che non dall'Edda. I suoi eroi avevano una missione analoga e simmetrica a quella cantata da Virgilio.36



D'altra parte anche qui in Italia, similmente alle altre aree nazionali, è cresciuto col tempo un pubblico di ammiratori di Tolkien che, data l’albagia delle istituzioni culturali dello establishment, prone al “canone modernista” (e dunque a una lealtà corporativa, simile, anche se più sottile, a quella partitica), hanno – invece – prodotto in proprio una estesa scholarship, di ottima qualità, via via distaccatasi dalle disonestà intellettuali di destra e sinistra come dalle disonestà intellettuali del corporativismo accademico, e sempre più basata sugli strumenti tradizionali della critica letteraria, stilistica e filologica che secoli e millenni di cultura occidentale ci hanno lasciato come una eredità che non va sprecata. I nomi e i cognomi di essi li ho già citati e li citerò in questo mio presente saggio storico.





Cultura e Conoscenza


Il punto principale che vorrei trattare ora è quello della storia culturale (cioè storia delle scienze e delle arti) come elemento vitale nella storia più generale. Faccio una brevissima premessa di antropologia filosofica: io sono discepolo del Philosophus ille, cioè Aristotele, e dunque credo che l'uomo sia contemporaneamente un “animale razionale” ed un “animale sociale”. Come Aristotele ed altri nei millenni successivi dimostrarono, queste due caratteristiche non sono in realtà due “sostanze” (cioè enti esistenti di per ) ma sono due facce o aspetti o punti di vista della stessa unica realtà concreta. Se questo è vero, l'individuo umano non “crea” (cioè produce dal nulla) niente, ma egli/ella è un incrocio o crocevia o veicolo delle miriadi di idee che vengono a lui/lei dalla società in cui l'individuo vive.


Faccio questa premessa per iniziare a parlare di un argomento importante per la attuale vicenda tolkieniana in Italia, e cioè la nuova traduzione de Il Signore degli Anelli fatta da Ottavio Fatica per l'Editore Giunti e promossa dalla AIST. Traduzione che, per scelte dell'editore e della AIST che ne è il consulente intellettuale, “scalza” più che viene a competere con la traduzione di Vittoria Alliata.


Fatta dunque la precedente premessa filosofica, osservo che l'individuo Vittoria Alliata tradusse 
ISdA nel 1966-70 quando la cultura italiana era, a dir poco, molto diversa: allora Gianfranco Contini, Sofia Vanni-Rovighi, Eugenio Garin, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Colli, Natalino Sapegno, Emilio Cecchi, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Italo Calvino, Giulio Einaudi, Norberto Bobbio, Renzo De Felice, Carlo Emilio Gadda, Sebastiano Timpanaro, Nicola Abbagnano, Luigi Salvatorelli, Mario Praz, Mario Fubini erano ancora vivi ed operanti, e da pochi anni erano morti Francesco Flora e Luigi Russo. La scena culturale della Italia del 2020, in cui l'individuo Ottavio Fatica vive, è – invece ! - quella di Gianni Vattimo, Massimo Cacciari e Diego Fusaro.


Oggi il declino culturale italiano in molte scienze ed arti (letteratura, storiografia, cinema, musica, telematica) ha fatto sì che, secondo le tre più accreditate agenzie internazionali di rating, non vi sia neanche una università nelle prime 200 del mondo.37 Quando, credo, la tradizione culturale italiana non è la duecentesima del mondo!


Sia Vittoria Alliata sia Quirino Principe (che nel 1970 editò e modificò in parte la traduzione di Alliata per conto di Rusconi) erano e sono nel loro ambito persone di grande cultura, oggi assai difficili a trovarsi. Però, osservo, entrambi avevano ed hanno una carenza: la filosofia e ciò che filosofia è in realtà (non nella fantasia o nelle pie intenzioni), cioè la storia della filosofia. Manca la filosofia a una persona quando questa persona non conosce Socrate, Platone, Aristotele, Epicuro, gli Stoici, Agostino, Boezio, Tommaso d'Aquino, Descartes, Galilei, Leibniz, Voltaire, Hume, Kant , Hegel, Marx, Spencer, Freud, Croce, De Saussure, Popper e altri. Una analogia tra la destra e la “sinistra” tolkieniana in Italia (e più in generale anche all'estero, anche come ho potuto vedere, dimostrare e comunicare a lui di persona, nel caso di Thomas Shippey38) è questa mancanza della conoscenza della storia della filosofia, cioè della filosofia tout court!, comune sia alla destra sia alla sinistra tolkieniana. Per gli Italiani la pietra di paragone è Benedetto Croce: dopo la campagna anti-Croce di Palmiro Togliatti del 1944-1947 e la morte del filosofo nel 1952 la sinistra Italiana ha fatto progressivamente sparire la sua (grande, essenziale) eredità.39 La destra nel dopoguerra non ha combattuto Croce, è vero, ma, memore del suo antifascismo prebellico, non lo ha mai promosso. Io ricordo un unico esempio di uomo di cultura italiano di destra, Marcello Dell'Utri, che ammirasse Croce.40

Questa carenza nella conoscenza filosofica impedisce di avere alcune categorie interpretative della realtà che solo dalla filosofia (cioè dalla storia della filosofia) provengono e che qui, per esempio, io ho utilizzato: la distinzione tra virtù intellettuali e virtù morali (Aristotele) , la natura sia razionale sia sociale dell'essere umano (Aristotele), la fallacia della teoria estetica dei generi letterari (Benedetto Croce) , il concetto di narcisismo (Sigmund Freud) , il rapporto tra creatività individuale e contesto storico (Benedetto Croce), il concetto di liberalismo (John Locke, John Stuart Mill, Karl Popper ed altri), la coincidenza tra filosofia e storia della filosofia (Georg W. F. Hegel).


Il declino culturale cui su ho accennato ha coinvolto tutti gli italiani in maniera indiretta, e, in maniera diretta, migliaia di giovani e oramai non più giovani, intelligenti e autenticamente amanti della Cultura, ma esclusi dall’università, dalle case editrici, dal giornalismo per colpa dolosa della macchina corrotta e nepotistica e clientelare della “cultura” italiana, giovani che hanno vissuto delle “vocazioni strozzate” (per usare la efficace espressione di Croce). Menzionerò alcuni di loro nella prossima sezione “Traduzioni” che ora comincia.




Traduzioni


Quasi tutte le opere di Tolkien sono state tradotte in italiano, a parte gli ultimi 10 dei 12 volumi della History of Middle Earth. Quando i volumi della HoME uscirono (postumi, a cura del figlio Christopher Tolkien) negli Anni Novanta, io li lessi attentamente e li recensii tutti, portando per la prima volta il pubblico italiano a conoscenza di tali scritti41, e mi resi conto che non valeva la pena di tradurre in italiano tutto quanto contenuto in essi: la maggior parte dei testi di questi volumi sono infatti varianti e varianti di varianti di testi già pubblicati. Uno studioso tolkieniano bravo ne può trovare grande utilità, è vero, ma egli certamente non soffre le barriere della lingua inglese e quindi non necessita una traduzione in italiano. Dunque a fine luglio 1996 andai a Milano e proposi ad Alberto Conforti (allora direttore editoriale della Rusconi) una antologia dei passi narrativi più inediti e più interessanti in un volume unico di circa 500 pagine. A Conforti piacque la idea e scrisse subito alla HarperCollins che, dopo poco, gli rispose :


dear Alberto I've now heard directly form Christopher about your desire to produce one-volume anthology of volumes III through XII of the HoME, so I am letting you know his response without delay.

I'm afraid he is most vehemently opposed to the idea and stressed himself in the strongest possible terms. He has always had serious misgivings about the possibility of translating these books at all and wasn't happy about his experience of what happened when you translated The Lays of Beleriand /.../ I am sorry about it, but the strength of Christopher's objections makes it impossible to consider your suggestion.42


I primi due volumi della HoME erano stati tradotti da Cinzia Pieruccini e, per induzione, ipotizzo che anche il terzo (stroncato da Christopher Tolkien in quella maniera) lo fosse. D'altra parte la HarperCollins stessa biasimava anche Christopher che “non è preparato ad accettare quel grado di compromesso nelle sfumature di significato che è inevitabile quando un libro è tradotto in un'altra lingua”. Io osservo che il terzo volume (Lays of Beleriand) è scritto soprattutto in poesia con versi allitterativi e rime baciate, e con lessico e sintassi medievaleggiante, e dunque era un compito veramente difficile per la traduttrice.


Furono però tradotti in Italiano tanti altri libri postumi di Tolkien da vari traduttori/ici. Io sono contento di questo, e non sono certo il solo ad esserlo. Ora si pone però un problema nuovo e cioè non una traduzione ma una seconda traduzione e cioè la ri-traduzione del capolavoro di Tolkien, ISdA. Io, su questo tema particolare, lungo i decenni scorsi della mia vita, ho dato il mio contributo in due maniere: 1) pubblicando, essendone il direttore, su Terra di Mezzo prima e su Endòre poi sia varie approfondite analisi della traduzione di Alliata da parte di Edoardo Sbaffi, Franco Tauceri, Roberto Di Scala e Paolo Barbiano di Belgioioso43 sia recentemente sul confronto tra le traduzioni di Alliata e Fatica da parte di Adriano Bernasconi e Marco Antonio Savelli44; 2) ho contribuito ora in questo saggio esponendo la mia tesi storiografica sulla storia delle idee e della cultura, e sui reali e concreti contesti culturali in cui si è formata intellettualmente Vittoria Alliata e in cui si è formato intellettualmente Ottavio Fatica, cioè i due traduttori.


Su questo secondo punto dico alcune altre osservazioni sparse.


  1. Lo “avversario” di un tempo, e cioè Quirino Principe, disse di Alliata: “veramente brava, vorrei avere il suo talento!”45. Io, per quanto mi riguarda, ritengo che uno tra i vari elementi di quel “miracolo” di traduzione sia che la Alliata, in quei tempi (1966-1970!), non era legata né alla corporazione della “destra” né a quella della “sinistra”46.


  1. Non è vero che fosse necessario “svecchiare” l'Italiano di 50 anni fa: Bernasconi dimostra con pienezza di esempi come Fatica faccia spesso una scelta lessicale più arcaizzante di quella di Alliata.47


  1. Non è vero, come dicono coloro che sostengono l’utilità (anzi la “necessità”) di una nuova traduzione, che “Non esiste nessun classico che non abbia avuto ritraduzioni in cinquant’anni”48. L'esempio macroscopico è la traduzione “vulgata” di San Gerolamo dall'ebraico e greco al latino di un super classico come la Bibbia che non è stata ritradotta per 10 secoli (V – XV), e, per fare un esempio italiano e del XX-XXI secolo, il capolavoro di Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, è stato tradotto dal tedesco all'italiano nel 1907 da Benedetto Croce e a tutt'oggi (2021) non è stato mai ri-tradotto. Questo mi porta a tornare al mio punto fondamentale: sia la cultura di un individuo sia i momenti di storia culturale collettiva non si improvvisano, non si pianificano ad libitum, e nessuno finora ha potuto concorrere, per esempio, con Benedetto Croce riguardo alla conoscenza di Hegel.


  1. Infine: nella traduzione di Alliata vi sono sia errori sia imperfezioni, come negli articoli citati di Sbaffi, Tauceri, Di Scala, Barbiano di Belgiojoso e Bernasconi sono stati evidenziati sulla rivista Endòre lungo tre decenni. E se Alliata fosse stata ancora interessata alla vicenda della sua “miracolosa” traduzione di ISdA, ecco che questa traduzione avrebbe potuto essere corretta qua e là e migliorata in pieno accordo tra tali studiosi e la traduttrice e senza alcuna evenienza della ipotesi/occasione/pretesto di nuova traduzione. Però, a quei tempi, Alliata era interessata ad altre cose.


Commento questa quarta osservazione. Purtroppo tali accennati pretesti ed occasioni vi sono stati e sono stati sfruttati. Dico “purtroppo” perché l'operazione Giunti-AIST-Fatica ha portato avanti – almeno in parte - un messaggio che ritengo sbagliato, e cioè quello stesso messaggio di sussiego accademico che precedentemente aveva emarginato Tolkien per tanti anni da parte della “sinistra”. Quello stesso messaggio di sussiego accademico che qualche anno dopo aveva convinto la STI a pubblicare la “alta” rivista Minas Tirith, non bastando ai suoi dirigenti la pubblicazione della “bassa” altra loro rivista Terra di Mezzo, perchè questa, nella loro mente, era troppo incline al fandom e, perciò stesso, come in un sillogismo, poco o per nulla “culturale”. Io so che questo difettivo sillogismo produce un messaggio fattualmente falso, intellettualmente infecondo moralmente fuorviante, e lo ho sempre combattuto lungo i 28 anni della mia attività editoriale tolkieniana. Su Endòre numero 22 Bernasconi ha scritto :


mi pare assurdo non riconoscere come i testi di Tolkien abbiano un enorme fandom che invece non hanno gli altri classici della letteratura nominati in questi articoli dell’AIST (cioè Rudyard Kipling, Herman Melville, Jack London, Robert Louis Stevenson e Joseph Conrad, tutti ritradotti da Ottavio Fatica), fandom che ha avuto un ruolo cruciale nella diffusione del romanzo e che è indubbiamente legato soprattutto ai nomi o ad alcune citazioni-chiave della vecchia traduzione e nei confronti del quale qualunque nuova traduzione avrebbe dovuto portare quantomeno un tot di rispetto. Invece l’obiettivo di questo nuovo adattamento mi pare chiaro ed in linea con la nuova copertina della Compagnia dell’Anello (una fotografia della superficie del pianeta Marte, sebbene vi siano migliaia e migliaia di meravigliose illustrazione sul Signore degli Anelli) e con l’assenza della mappa della Terra di Mezzo all’interno del libro: togliere il romanzo di Tolkien dalla letteratura “di genere” come il fantasy (poiché considerata di bassa qualità e adatta al volgo) ed innalzarlo all’Olimpo dei sacri Classici della Letteratura (di altissima qualità e quindi adatti a pochi palati). Insomma: permettere alle élite intellettuali italiane, specie quelle di sinistra, di apprezzare Tolkien (e quindi togliere i vecchi pregiudizi che gli gravavano addosso), ma farlo solo in virtù della sua NON appartenenza al genere fantasy (e quindi salvaguardare i pregiudizi snobistici che quelle élite hanno verso tutta la letteratura fantastica). Un disprezzo che non solo è basato su una confusione intellettuale (cos’è “di genere”? cos’è “mainstream”?), ma anche su un errore morale: il disprezzo verso i fan. E chi sono i fan se non coloro che amano un testo? Dunque disprezzare l’amore di questi fan è disprezzare l’amore verso il testo che si vorrebbe tradurre. Se davvero è questo l’obiettivo della nuova traduzione di Ottavio Fatica, mi sento di dire: no, non ne avevamo davvero bisogno.49


Questo sussiego aristocraticista mi sembra peggiore di un atteggiamento schiettamente negativo verso Tolkien come era quello del traduttore del Silmarillion Francesco Saba Sardi:

Non sono un tolkieniano /.../ trovo banale ISdA se confrontato col Silmarillion : è una favola, anzi una favolina affetta da “buonismo”. ISdA ha avuto tanto successo proprio per il buonismo. La seconda causa è la banalità. JRRT scrivendolo ha tenuto presente il punto di vista del lettore, cosa che un autore dovrebbe cercare di evitare. E’ solo il punto di vista del lettore che decreta il successo di un libro, e il lettore vuole leggere solo ciò che ha già in qualche modo imparato o annusato, vuole la banalità.50

Mi sembra peggiore perché Saba Sardi non aveva alcuna “agenda” ideologica da dimostrare, mentre questi nuovi ammiratori di Tolkien la hanno, proprio come (anche se con riferimenti diversi) la avevano quelli della STI.

Detto questo, finisco con una nota positiva. A me la lettura di ISdA e poi i 28 anni come fan tolkieniano e critico tolkieniano mi sono stati compagni e utili a incontrare persone e a crescere intellettualmente. E di questo ringrazio nuovamente sia la STI sia la AIST con i quali sono stato compagno di viaggio, fino a quando esse lo hanno voluto. Io ho avuto molti beni sia dalle opere di Tolkien sia dagli ammiratori di esse e dalle loro associazioni. In questo mi ritrovo nel giudizio di Emilia Lodigiani (fondatrice delle Edizioni Iperborea), il cui scritto di critica letteraria, Invito alla lettura di Tolkien del 1990, è stato il primo che veramente ho apprezzato, lodato e raccomandato, tra quelli che negli Anni Ottanta erano già usciti in Italia:



Il valore della fiaba come proiezione - in un mondo apparentemente diverso - della nostra profonda e reale esperienza umana. Poi il tema dell' "eucatastrofe" : c'è un Disegno dentro alla vita di ciascuno, si può leggere la propria vita come una fiaba che, attraverso tutte le sue strane vicende, ha una morale precisa: fare ciò è una grande capacità che mi è stata suggerita da Tolkien e ho cercato di mantenere.

Chi arriva alla meta, non è che si prefigga di arrivare alla meta o perlomeno a quella meta. Chi riesce ad arrivare alla meta non è sicuro dei propri mezzi né di sé stesso, della propria intelligenza, saggezza, coraggio,ecc.,ma è riuscito ad essere aperto verso il nuovo che ha incontrato lungo la Via, è stato capace di accettare l'aiuto di amici vecchi e nuovi e insospettati, è riuscito a imparare volta per volta, e a crescere.51













1 QP, “Note sulla vicenda editoriale di Tolkien in Italia”, Franco Manni (a cura di), Tolkien e la Terra di Mezzo, Grafo Edizioni, Brescia, 2003, pp. 58-59.

2 FM, “La fiction di genere fantasy”, LivingForce Magazine, anno 7, n.28, settembre 2010, vedi online http://www.lovatti.eu/fr/fiction.htm [controllato il 19 Luglio 2020]

3 FM, “1968: The Italian paradox”, vedi online http://www.lovatti.eu/fr/1968-The-Italian-Paradox.pdf [controllato il 19 Luglio 2020] comunicazione fatta per il 50simo anniversario del 1968 alla London Conference of Critical Thought presso la Westminster University , il 29 June 2018, e ripetuta al convegno ‘Double Binds of ‘68’ organizzato dal Centre for Critical Thought at the Keynes College at the University of Kent in Canterbury, il 28 September 2018.

4UE, L'Espresso del 25 marzo 1979.

5UE, “Dieci modi di sognare il Medioevo” in Sugli specchi, Bompiani, Milano, 1985, pp. 84-85.


6Questo dibattito di questi (allora) giovani italiani riguarda Tolkien, ma, come si vede chiaramente, qui Tolkien è solo la occasione per manifestare divergenze filosofiche sui massimi sistemi: pluralismo, monismo, libertà di espressione del pensiero, lealismo corporativista ed assolutismo epistemologico, etc.: “Ma l'hai mai letta? Sono solo traduzioni di articoli inglesi triti e ritriti, tavole rotonde fatte da un gruppo di amici (di certo non "esperti", ci sono certe assurdità!). Mi è sembrato ovvio non consigliarla, Daniele Ercoli 19-12-2000, “ Invito caldamente chiunque a non visitare il sito di “Endòre”, o a farlo solo per curiosità. La fedeltà alla SI è un valore che per me vale molto più di una semplice curiositas”, Daniele Ercoli 01/11/2000; “Cioè o STI o non può parlare e/o scrivere di Tolkien? allora me ne vado dal ng, non sono membro STI”., Atrus 01/11/2000; “Non so cosa sia successo tra la STI e la redazione di Endore e, sinceramente, mi interessa ben poco. Sul sito di Endore potrebbero esserci delle cose interessanti su Tolkien e quindi (sempre che ne trovi il tempo) andro' a visitarlo, non vedo proprio perche' non dovrei!”, Elanor 01/1172000; “Parlandone in maniera "neutra" (sono pure parte in causa), la pubblicazione "separata" di Endore e` dovuta a diversita` di vedute tra le persone coinvolte. Tutto sommato, si tratta di una situazione anomala. Vedo come piu` che naturale che gli appassionati di Tolkien si riuniscano e si chiamino... Societa` Tolkieniana (intesa come affiliata alla Tolkien Society). Non vedo motivi costruttivi per cui ci dovrebbero essere piu` gruppi ad occuparsi della stessa cosa, a parte (come ripeto) una diversita` di vedute (che non giudico un motivo costruttivo).”, Leonardo Cappelli, 18/12/2000; “La diversita' di vedute (quanto meno nelle cose umane ^__^) e' imho costruttiva in se' e per se' (e anche inevitabile, stante il fatto che le persone hanno visioni del mondo diverse). E poi, altrimenti, io oggi non potrei leggere nulla su Tolkien! ^___^ .”, Giacomo Bencistà, 18/12/2000. Vedi online https://groups.google.com/g/it.fan.scrittori.tolkien/search?q=it.faN.SCRITTORI.TOLKIEN&sortBy=DATE [sito controllato nello Agosto del 2020].

7Citano Shippey per la prima volta il 30 Agosto 2000.

8Mia approfondita recensione di The Road to Middle Earth, di Shippey Terra di Mezzo n. 2 (ottobre 1995) dove per la prima volta in Italia fu introdotto questo autore. E poi in Terra di Mezzo n. 5 (primavera 1997) un lungo saggio scritto da Shippey Tolkien Scrittore Postbellico, e in Terra di Mezzo n. 6 (ottobre 1997) un altro suo, Tolkien e le Midlands, e in Terra di Mezzo n. 7 (primavera 1998) un saggio della Flieger, Tolkien e gli esperimenti col Tempo.

9Simonelli, Milano , 2002, pp. 491. Esso fu il primo libro di critica tolkieniana in Italia a fare così e, dopo 18 anni dalla pubblicazione, esso è ancora il libro di critica tolkieniana italiano più venduto e citato. Osserviamo che la lingua italiana è, in tutto il mondo!, la seconda dopo la lingua inglese ad avere pubblicato libri di critica tolkieniana: circa 200 dal 1969 al 2019 (traggo il dato dall'autore della più completa bibliografia su Tolkien nel mondo, Enrico Imperatori, che dal 1992 con mirabile costanza e lealtà collabora come “bibliotecario” prima a Terra di Mezzo e, poi, a “Endòre”! In “Endòre” n. 17 del dicembre 2014 Imperatori ne ha dettagliati 170 (e dice che oggi nel 2020 sono più di 200). Ripeto : libri (non saggi/articoli) !

10Finanziati dal Comune di Brescia grazie al Sindaco Paolo Corsini. In essi, tra i molti altri, vi furono interventi di Fiorenzo delle Rupi, Alex Lewis, Edouard Klosko, Quirino Principe, Vittoria Alliata, Patrick Curry, John Garth e Tom Shippey. Gli atti furono pubblicati integralmente in due libri: FM (a cura di) Tolkien e la Terra di Mezzo, Grafo, Brescia, 2003, e FM (a cura di), Mitopiesi. Storia e Fantasia in Tolkien, Grafo, Brescia, 2005

11Simonelli, Milano, 2004, con introduzione di FM.

12Tra le tante, metterei tre date topiche: 1) l'aspro litigio interpersonale perchè la STI aveva boicottato consapevolmente un convegno organizzato dal gruppo it.fan, quasi tutti soci STI anche essi, ma... troppo liberi, creativi e colti nello argomento stesso presuntivamente promosso dalla STI, e cioè Tolkien: 1) il 26 giugno 2003, thread titolato Trani 10/13 luglio Verso la Contea, https://groups.google.com/g/it.fan.scrittori.tolkien/c/6ApcgC8BIBI/m/oKjjRrNerHkJ scontro aperto tra il fondatore di it.fan Lorenzo Cappelli , Lorenzo Gammarelli e il “dirigente STI” Oronzo Cilli , se siete interessati a vedere la durezza dello scontro e, soprattutto, imparare qualcosa della psicologia umana... beh: leggete! ; 2) la reazione a alla pubblicazione italiana del libro Tolkien autore del secolo di Shippey, dove (aprile 2004 http://forums.caltanet.it/viewtopic.php?t=10724il dirigente STI Cilli osserva solo che nella Introduzione (scritta da FM) la nota 41 “aveva qualcosa che non andava” (sic! Non dicendo “cosa”) e su it.fan la approfondita e positiva recensione di Claudio Testi (maggio 2004); 3) il distacco teoretico dalla ideologia della STI e cioè la cosiddetta “scuola neosimbolica di critica Tolkieniana”( 13 settembre 2004 , 199 posts) dove questo gruppo mette la pietra tombale sulle idee celtico-tradizional-iperboreo-atlantideo-ariano-vichinghe etc etc. di De Turris, Morganti & C.

13https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/Gruppo_Studio/info (25 membri, 21 febbraio 2008).

14Il primo fu La Via per la Terra di Mezzo di Shippey nel 1995 e poi tanti altri di Flieger, Rosebury, Garth, Pearce, Carpenter e poi vari libri originali di critici tolkieniani italiani. Tre di questi furono tradotti anche in inglese e pubblicati dalla Walking Tree Editions di Zurigo: La Falce Spezzata, Tolkien e la Filosofia Tolkien e i Classici.

15 Gli Atti si leggono in: Claudio Testi e Roberto Arduini (a cura di), Tolkien and Philosophy, Walking Tree Editions, Bern-Zürich, 2014.

16 Ininterrottamente dal numero 11 (2008) al numero 22 (2020), prima a firma di Roberto Arduini e poi di Valerie Morisi [http://www.endore.it/ita/index.htm ]

17Federico Guglielmi, "Tolkien in Italia: la strada prosegue ancora”, 20 giugno 2018

https://www.wumingfoundation.com/giap/2018/06/tolkien-la-strada-prosegue-ancora/

18Carlo Stagnaro, Lorenzo Daniele, Elena Grecchi, Alberto Quagliaroli, Beppe Roncari, Riccardo Moretti, Enrico Imperatori, Adriano Bernasconi, Tom Shippey, Alex Lewis, Francesco Romanenghi, Paolo Barbiano di Belgiojoso.

19 Email di Guglielmi del 25 Maggio 2009: “La Sua attività è in questo senso molto importante. Tuttavia, è anche insufficiente. I libri pubblicati da Simonelli o Marietti purtroppo non reggono il confronto sugli scaffali con quelli Bompiani (cioè con i testi e paratesti di Paron, Principe, De Turris). "Endòre" è una rivista on line molto ben curata, ma che sembra rivolgersi a una cerchia di addetti ai lavori. Non crede che forse si dovrebbero mettere in atto strategie più visibili, in grado di coniugare l'approccio shippeyano e il potenziale sconfinato del "Tolkien fandom"?”. Email di Federico Guglielmi a me del 10 Giugno 2009: “1) Riassumendo, quindi, io credo che Endòre avrebbe urgente bisogno di tre cose: - un completo restyling grafico e iconografico. - un blog annesso e moderato, - una sezione di materiali utili (bibliografia ragionata, linkografia, etc.)
A questi aggiungerei un'ulteriore possibile evoluzione: un bollettino telematico a cui i fan possano iscriversi gratuitamente, spedito periodicamente, che aggiorni su eventi, uscite editoriali, prese di posizione, etc. Wu Ming ne ha uno, si chiama "Giap" (in onore del generale vietnamita che sconfisse giapponesi, francesi e americani), esiste da nove anni, e ha 13.000 iscritti che ogni due mesi circa lo ricevono nelle loro caselle di posta elettronica. I numeri rimangono poi archiviati sul nostro sito, consultabili in ogni momento. Anche questo è un modo per tenersi in contatto continuativo con una comunità, anziché con un gruppetto di amici.
2) Perché non fare un salto di qualità rispetto alle due conventions da lei organizzate nel 2002 e nel 2003? Lei conosce personalmente i più importanti e interessanti studiosi di Tolkien anglosassoni. I nomi che le faccio sono questi: Shippey, Curry, Garth. ...
Non è un'impresa facile, è ovvio, ma perché non provarci? Ci sono più o meno due anni di tempo. Nel 2011 dovrebbe uscire il primo episodio cinematografico dello Hobbit, quindi l'attenzione su Tolkien tornerà a essere altissima e il tema del "romanzo minore" rispetto al più famoso SdA sarebbe davvero intrigante. Io credo che 
Endòre dovrebbe organizzare il più importante convegno su Tolkien che si sia mai fatto in Italia. Niente STI, niente De Turris. L'evento andrebbe pubblicizzato nel web in maniera virale, in tutti i siti di fans e sui giornali (questa è la parte più facile). Va da sé che l'evento avrebbe un significato politico del tutto implicito: facciamo evadere lo hobbit dai campi hobbit. Cioè poniamo fine all'annosa questione Tolkien in Italia. Si tratterebbe di un evento spartiacque.
3) Strategia penetrativa nell'editoria. E' una conseguenza dei punti 1 e 2. Se l'aria cambia, l'editoria segue. Se 
Endòre produce più dibattito, agisce più efficacemente sull'immaginario, si fa notare di più, e in sostanza diventa più "cool" della STI, allora cambierà anche l'atteggiamento di Bompiani. Tanto più che Bompiani ha abbastanza la coda di paglia su questa faccenda di avere subappaltato Tolkien a certa gente, e a me piacerebbe incendiarla questa coda, metaforicamente parlando. Anche qui sostengo che bisognerebbe cominciare a metterla in piazza questa anomalia italiana, muovendosi meglio di Del Corso e Pecere e più a ragion veduta.
Intanto però sarebbe utile capire se è già possibile aprire un varco dentro Bompiani o dentro una casa editrice di pari stazza. Lei ci ha mai provato?
Lavoro nell'editoria e con gli editori da quindici anni, e, con tutto il rispetto, credo di poter affermare che Simonelli non è adatto a uno studioso del calibro di Shippey”.

20Mia email a Guglielmi del 15 Giugno 2009: “Per quanto riguarda i rapporti mediatici: lei riconosce il valore del lavoro mio e del mio gruppetto... però lo riconosce a tu per tu, e non in pubblico... nei “rapporti mediatici” le cose non vanno così... bisogna comunicare in pubblico! Questa a me sembra una premessa importante nei nostri rapporti attuali e prospettici!... Io poi una qualche fiducia nei contenuti “seminali” io la ho... e, per esempio, perchè lei non potrebbe collaborare a “Endòre” con un qualche suo contributo ? ...non so bene di quale argomento, me lo proponga – se volesse … per quanto riguarda l'idea dei convegni...io ne ho organizzati già tre (2002, 2003, 2004), mi sono costati tantissima fatica eppure ero nelle condizioni ideali perchè l'ente che mi sponsorizzava era “a casa” e cioè il Comune di Brescia... ho avuto delle soddisfazioni ma anche frustrazioni e delusioni (episodio eloquente di quella impermeabilità cui accennavo su)... personalmente ora vorrei concentrare le mie energie nello studiare e nello scrivere...”.

21“la Storia della STI” https://www.tolkien.it/la-societa-tolkieniana-italiana/la-storia-della-societa-tolkieniana-italiana/ e “Il Consiglio di Elrond” https://www.tolkien.it/la-societa-tolkieniana-italiana/il-consiglio-di-elrond/ [controllato il 20 Luglio 2020]

22Email di Guglielmi a me del 25 Maggio 2009.

23Da 40 anni nella mia mente, da 20 anni come insegnante e da 9 anni come scrittore in pubblico sostengo esattamente questo, vedi online la mia ricerca “25th April 1945 the end of WWII in Italy and the inception of a long-lasting national lie” [http://www.lovatti.eu/fr/en-resistenza.htm ].


24Mia email a Guglielmi del 28 maggio 2009.

25Rimando ai libri Cultura e vita morale: intermezzi polemici di Croce (1914) e Politica e cultura di Bobbio (1955) per la fondamentale dottrina su questo punto.

26QP, “Note etc”, cit, pp. 62-63.

27OC, Tolkien in Italia, Il Cerchio, Rimini, 2017.

28CT, recensione a Tolkien in Italia, “Endòre” n. 20, gennaio 2018, vedi online http://www.endore.it/endore20/ .

29Ibidem.

30Paolo Corsini “Saluto” in FM, Tolkien e la Terra di Mezzo, cit, pp. 9-11, e “Prefazione” in FM, Mitopoiesi, cit., pp. 5-7.

31Su questo vedi TS, Tolkien Autore del Secolo, cit.

32QP, Note etc, cit, p. 66.

33NA, “L'invasione degli Hobbit”, La Repubblica, 11/05/2001  p. 60.

34QP in Carlo Stagnaro, “Intervista a Quirino Principe”, Terra di Mezzo 7, marzo 1998, p. 30.

35FM, “Intervista a Emilia Lodigiani”, Terra di Mezzo 4, Settembre 1996 p. 38.

36VA, “Una nuova Compagnia dell'Anello”, in FM, Mitopoiesi etc, cit., pp. 131, 133.

37“Family Fiefdoms Taint Italian Academia” (The Independent, 20 September 2010):
https://www.independent.co.uk/news/world/europe/family-fiefdoms-blamed-for-tainting-italian-universities-2089120.htmlW la Ricerca Report made by Riccardo Iacona and produced and broadcast by RAI3 on 2 April 2005: https://www.youtube.com/watch?v=ncXadqyb1Is. FM, “Corruption as the main Challenge to Social Justice in the 21st Century”, paper delivered at the conference ‘Social Justice: A Mirage or Reality in Plural Societies’, organised by the central University of Kashmir in Srinagar (India, 2019 13/14 ), [http://www.lovatti.eu/fr/corruption.htm].

38Vedi il mio dibattito con lui in CT e RA (a cura di), Tolkien and Philosophy, cit.

39Vedi BC, Taccuini di Guerra 1943-1945, Adelphi, Milano, 2004 e Daniela La Penna, “The Rise and Fall of Benedetto Croce. Intellectual positionings in the Italian cultural field, 1944–1947”, Volume 21Special Issue 2 , National Dialogues and Transnational Exchanges across Italian Periodical Culture, 1940–196), May 2016 , pp. 139-155. 

40Nel 2002 mi mandò una copia del libro di Croce Quando l'Italia era spaccata in due che egli aveva stampato in 1.000 esemplari per celebrare il 50simo della morte del filosofo.

41Terra di Mezzo n. 2 ott. 1995, p. 41, Terra di Mezzo n. 3 mar. 1996 p. 50, Terra di Mezzo n. 4 ott. 1996 pp. 55-6, Terra di Mezzo n. 5 mar.1997 p. 60, Terra di Mezzo n. 6 ott. 1997 p. 66-9, Terra di Mezzo n. 7 mar. 1998 p. 54, Endòre n. 1 mar. 1999 p. 76.

42Fax di David Marshall a Alberto Conforti del 15 Agosto 1996..

43Edoardo Sbaffi, “A proposito della traduzione”, Terra di Mezzo n. 4 ott. 1996 pp.59-60; Franco Tauceri ed ES “Mi si consenta...Prego le dirò”, Terra di Mezzo n. 5 mar. 1997, pp. 34-35; Paolo Barbiano di Belgiojoso, “A Elbereth Gilthoniel”, Terra di Mezzo n. 5 mar. 1997 pp. 69-73; Roberto Di Scala, “Mi si consenta...,”, Terra di Mezzo n. 6 ott. 1997, pp. 40-41.

44Adriano Bernasconi, “Confronto tra le due traduzioni italiane di ISdA”, e Marcantonio Savelli, “A proposito di una recente traduzione italiana de La Compagnia dell'Anello”, Endòre n. 22, mar. 2020.

45QP, “Note etc”, cit. p. 60.

46VA, “Una nuova Compagnia etc”, cit., p. 131.

47AB, “Confronto etc”, cit.

48CT, “Modena, Fatica: Tolkien, uno scrittore coerente”, AIST, 28 Febbraio 2020 [https://www.jrrtolkien.it/2020/02/28/modena-fatica-tolkien-uno-scrittore-coerente/ ]


49 AB, “Confronto etc”, cit. In questa recensione e su questo punto specifico Bernasconi   faceva riferimento a  https://www.jrrtolkien.it/2019/10/30/esce-oggi-la-nuova-traduzione-della-compagnia-dellanello/ articolo di Giampaolo Canzonieri sul sito dell'AIST nel quale _esplicitamente_ si dice " La scelta di un traduttore di tale peso non è certamente frutto del caso, ma, come accennato all’inizio, si inquadra evidentemente in un percorso volto a collocare Tolkien tra i Grandi del Novecento, liberandolo – finalmente, è il caso di dire – dai limiti di una peraltro poco fondata appartenenza di genere. Anche la scelta della controversa copertina 'marziana' /.../ potrebbe essere l’espressione della suddetta volontà di “uscire dal genere”, che una copertina più “figurativa” non avrebbe rimarcato."

50 FM, “Intervista a Francesco Saba Sardi” , Terra di Mezzo, 5 marzo 1997, p. 42.

51 FM, “Intervista a Emilia Lodigiani”, Terra di Mezzo n. 4 ott. 1996 p. 38.