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Recensione su La Provincia di Como
del 23/5/2002

di Alberto Mingardi

Introduzione a Tolkien: detto, fatto. Il libro curato da Franco Manni per i tipi di Simonelli mantiene quel che promette di essere, cioè un'introduzione organica all'opera e al pensiero di quello che, a detta dei suoi lettori e di un numero imprecisato di sondaggi, è l'"autore del secolo".
Il saggio arriva a vent'anni di distanza dall'Invito alla lettura di Tolkien di Emilia Lodigiani: "Veramente ottimo per intelligenza interpretativa, critica delle fonti, chiarezza espositiva ed elevatezza dello stile di scrittura". Solo, un po' datato. Ecco che si sente l'esigenza di un volume che in qualche modo aggiorni e completi quel percorso. Introduzione a Tolkien fa questo e altro: sono 500 pagine fitte fitte, prodighe di informazioni. Si tratta di un lavoro sostanzialmente diverso dagli altri libri e librini ormai in circolazione su Tolkien. Sono poche le critiche si possono muovere ai due lavori di Paolo Gulisano (Ancora) e della coppia Monda-Simonelli (Frassinelli), ma si tratta in entrambi casi di opere lontane dallo spirito di questo corposo volume. Saggi attenti, suggestivi, accessibili: roba scritta per il grande pubblico, con tutti i pregi e i difetti del caso.
Il mattoncino curato da Manni, invece, si rivolge a tutt'altro target. È opera per tolkieniani, minuziosamente cesellata da altri tolkieniani. Non ci troverete nessuna scivolata filologica, nessuna interpretazione strampalata. Giù il cappello: abbiamo a che fare con un "prodotto" dell'intelligenza e della preparazione di oltre trenta collaboratori, esperti brevettati. Gente che si è diplomata alla scuola del fandom. Cos' il "fandom" ? Ma l'insieme degli appassionati, dei fans appunto, di questo o quell'autore. C'è anche un "fandom" tolkieniano, ovviamente: che si riunisce attorno alla Società Tolkieniana Italiana di Paolo Paron (Udine) e attorno a una rivista iper-specializzata, sfiziosissima ma rigorosamente per "iniziati", che si chiama "Endòre" (Brescia). "Endòre" è curata da Manni, professore di filosofia uscito dalla Normale di Pisa, e che nel suo curriculum vanta un libro su Piero Gobetti. Da Gobetti a Tolkien il passo non è affatto breve: è un doppio salto carpiato. Certo è che l'esperienza filosofica di Manni si fa notare, e un lettore attento apprezza la meticolosità della ricostruzione e la ricchezza della bibliografia.
Introduzione a Tolkien è un volume preziosissimo per la critica su Tolkien: che non è ancora materia di studio nelle università di questo Paese, ma probabilmente lo diventerà in pochi anni. Allora l'importanza del libro di Manni verrà apprezzata appieno: come verranno apprezzati i notevoli contributi che vi hanno dato autori di assoluta competenza, italiani e stranieri. Da Tom Shippey a Paolo Barbiano di Belgiojoso, da Alex Lewis a Carlo Stagnaro, da Fiorenzo Delle Rupi a Manni stesso. Un'altra caratteristica del libro è, appunto, questo suo pescare nel fandom, ed esserne genuino prodotto. È ora di smetterla coi pregiudizi da editor incravattati e professori spocchiosi: ci sono pochi studiosi che padroneggiano un autore, che hanno una vera consuetudine con le sue opere, quanto certi fan. E se è vero che l'ostruzionismo dell'accademia ha per certi versi penalizzato il fantastico, è altrettanto vero che almeno ha impedito che diventasse carne da cannone per le burocrazie universitarie.
Non serve una cattedra per ragionare. Lo dimostra un illuminante passo di questo libro, dedicato all'Anello che è al centro della narrazione de "Il Signore degli Anelli", appunto. Una raffinata analisi che lo inquadra come simbolo del potere, pronta a sviscerarne i sottintesi reconditi e incastonarli nel quadro multiforme della storia del pensiero. Eppoi un colpo di coda, forse un lampo di genio, sintetizzare e spiegare Tolkien rubando parole e urticante poesia a Fabrizio De Andrè: "Certo bisogna farne di strada / da una ginnastica dell'obbedienza / fino ad un gesto molto più umano / che ti dia il senso della violenza. / Però bisogna farne altrettanta / per diventare così coglioni / da non riuscire più a capire / che non ci sono poteri buoni".
L'ostruzionismo accademico ha penalizzato il fantastico, ma lo ha salvato dalle burocrazie delle università.


ultimo aggiornamento: 23 settembre 2002 webmaster@endore.it © Elena Grecchi