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Recensione su Caltanet 3/2003

Un libro da acquistare

di Alessandro Moroni aka Verdefoglia

Nel Mare Magno delle pubblicazioni che hanno saturato il mercato da un anno a questa parte, nello scontato e annunciatissimo tentativo di sfruttare senza pudore la rinnovata moda Tolkieniana indotta dalla trilogia cinematografica di Peter Jackson, spiccano anche alcune pubblicazioni che meritano attenzione. Una tra queste è sicuramente Introduzione a Tolkien, antologia di saggi, articoli e contributi a vario titolo che l'editore Simonelli ha pubblicato nel mese di aprile del 2002. Curatore dell'opera, e co-autore della stessa, è Franco Manni, studioso tolkieniano tra i più acuti ed esperti di cui disponiamo in Italia, e che recentemente abbiamo avuto occasione di vedere in azione anche su questo sito, coinvolto - suo malgrado, direi - nell'annosa e potenzialmente infinita polemica riguardante il rapporto tra cinema e letteratura.
Va subito fatto rilevare che il volume è ottimamente bilanciato nei suoi contenuti; non esiste un destinatario "tipo", tant'è vero che Manni stesso, in sede di presentazione, ci informa che fruitori possono essere tanto i Tolkieniani "doc" (consumati da anni di lettura di tutti i Sacri Testi, spesso e volentieri in lingua originale, nonché di erudita esegesi sviluppata sui più quotati testi critici internazionali), quanto i cosiddetti niubbi da film, definizione vagamente canzonatoria che il Newsgroup facente riferimento alla Società Tolkieniana dedica a tutti i neofiti che, rimasti incantati da PJ, si accingono ora ardimentosamente alla scoperta letteraria dell'Emeritus Fellow.
Il volume riesce a centrare l'obiettivo, e questo è un indubbio merito ascrivibile anzitutto al Manni, che nelle sue funzioni di Curatore svolge a menadito il suo compito; e con un sapiente lavoro di editing riesce sempre - quasi - a presentarci i contributi dei vari Autori nell'ordine più corretto, ispirandosi a quei criteri di geometria progressiva che sempre devono (o dovrebbero) essere alla base di questo tipo di operazioni.
Manni presenta il volume suddividendolo in sette diverse sezioni; per comodità dei lettori, preferisco additarne tre: una di presentazione, una di approfondimento, e una accessoriale. La prima di queste parti è ovviamente dedicata soprattutto a chi è all'inizio del proprio percorso Tolkieniano. Ho precedentemente parlato di "niubbi da film", ma evidentemente il destinatario di questa prima sezione è anche chi ha già letto Il Signore degli Anelli, e magari Lo Hobbit; e comincia ad interessarsi a quale sia la posizione occupata da JRRT nel contesto letterario, etico ed intellettuale del ventesimo secolo.
Va detto che questa sezione è anche quella che principalmente vede Manni impegnato nel ruolo di co-autore, oltre che di Curatore; ed è anche quella più ricca di materiale inedito, almeno stando a quanto mi è personalmente dato di intuire (la mancanza di riferimenti precisi è, come vedremo, è una delle poche pecche del volume !). E devo dire che il modo con cui viene calamitata l'attenzione del lettore, condotto a poco a poco ad esplorare un mondo tanto sorprendente, è proprio del Saggista consumato. Già in queste pagine introduttive il lettore viene introdotto ai tesori nascosti dietro la pagina scritta; e a mano a mano che svanisce l'immagine esteriore che i più diffusi preconcetti lasciano depositare intorno al Tolkien uomo e autore, il neofita inizia a percepire, sia pur vagamente, che la lettura meditata delle sue opere può riservare ben di più di un puro godimento evasivo o letterario: c'è, per chi lo desidera, la possibilità di percorrere un cammino di crescita personale, e persino spirituale. En passant, si fa piazza pulita del più grossolano luogo comune, quello che vorrebbe Tolkien come l'esponente di spicco di un genere (Fantasy Eroico o Sword and Sorcery) al quale, semmai, è ascrivibile solo sotto un profilo formale.
La sezione di presentazione si sviluppa poi passando in rassegna le opere di Tolkien e i personaggi principali. Il livello complessivo di ciascuno di questi che chiamerei mini-saggi è sempre quantomeno buono; ma possiamo individuare anche del materiale eccellente, come nel caso del contributo di Carlo Stagnaro riguardante Turin Turambar. Per la prima volta (almeno a mia memoria) un autore italiano presenta il tributo pagato da Tolkien ai suoi studi classici giovanili in modo esaustivo e convincente; il saggio di Stagnaro, ottimamente scritto, presenta uno stimolante parallelismo tra le atmosfere tipiche della mitologia greca (rivissute in particolare attraverso la Tragedia di stampo Sofocleo) e gli "eventi remoti" Tolkieniani, localizzabili fino alla Caduta di Numenor; per contrapposizione, la Terza Era e in particolare la Guerra dell'Anello acquisiscono una tipica valenza Neotestamentaria ... magari non condivisibile al 100 %, ma di sicuro interesse.
 
La seconda sezione, quella di approfondimento, scende in maggior dettaglio analizzando le opere del Nostro secondo differenti angolazioni: letteraria, filosofica, religiosa. È, questa, la sezione in cui Tolkien autore viene messo a confronto con altri autori del Ventesimo Secolo. Devo dire che, con ogni probabilità, ho finito col trovare questa sezione un po' meno godibile ed equilibrata della prima. Il livello dei contributi rimane generalmente molto buono o, come nel caso del Saggio di Manni Le emozioni di un lettore di Tolkien, addirittura ottimo (avrei solo, da accanito fan Kinghiano oltre che Tolkieniano, un piccolo rimbrotto da fare per una certa leggerezza con cui si liquida l'autore di It, L'ombra dello scorpione, La zona morta e Il miglio verde. Avesse letto questi romanzi con la dovuta attenzione, Manni si sarebbe accorto che nello scrittore del New England sono reperibili, e quanto magicamente evocati, tanto la Meraviglia, quanto l'Affetto Domestico e, soprattutto, l'Adesione Morale e il Senso Religioso). Per il resto, ho trovato un po' pletoriche ed overwritten certe parti, in particolare tutto il carteggio polemico di Jessica Yates: se proprio l'esigenza di includerlo nella raccolta fosse stata ineludibile, sarebbe stato più logico collocarlo tra i contributi legati alla critica di Tolkien. Inoltre, ho preso atto che, in certi casi, una erudizione tolkieniana a prova di bomba non trova rispondenza in una pari abilità nella scrittura (mi riferisco in particolare a La cosmologia della Terra di Mezzo). Ma, più che altro, è la logica con cui sono stati scelti i contributi di questa sezione ad avermi lasciato qualche punto interrogativo: per esempio, mi sono chiesto quale sia l'intima coerenza dell'avere a buon diritto sostenuto, nella prima sezione, che la collocazione di Tolkien nell'ambito dell'Heroic Fantasy sia puramente di facciata, per presentare poi qui ben 6 contributi dedicati al confronto tra JRRT e autori come Eddison, Moorcock, Howard, Brooks (!), con la saga di Dragonlance (!!) e, dulcis in fundo ... nientepopodimenochè con George Lucas (!!!). La presenza in sé di quest'ultimo contributo fa accaponare la pelle a uno come me, che un simile accostamento non l'ha mai digerito (e meno male che ci è stato risparmiato Star Trek, che pure, di sfuggita, viene citato più volte ...); e al di là di questa mia peculiare idiosincrasia, del tutto soggettiva e pertanto discutibilissima, è il confronto in sé ad apparirmi al di fuori di ogni logica, visto che, semmai, con Lucas potremmo confrontare non già Tolkien, ma Peter Jackson.
Per fortuna a fare giustizia provvede nientemeno che lui, Tom Shippey, giustamente additato come il massimo esperto tolkieniano vivente, che con il suo Saggio Tolkien e la letteratura fantastica post-bellica rimette le cose a posto collocando Tolkien nel filone letterario di sua competenza: quello surreale, per vari aspetti utopistico ed anti-positivistico di Orwell, Golding, Lewis e White (io ci avrei visto bene pure Huxley, col suo Mondo Nuovo). Non a caso Shippey è tra i pochi studiosi che affrontano Tolkien entrando per la porta principale e non, come fanno tutti gli altri, per una delle numerose porte di servizio disseminate nei paraggi: parte, cioé, dal dato di profonda esperienza filologica e linguistica, che sempre costituì la "vera" professione di JRRT (mentre scrittore fu e sempre rimase, sostanzialmente, per "diletto") per tracciare un quadro efficacissimo circa la natura della sua creatività. Ancora meno a caso, Shippey ha occupato la cattedra di Lingua e Letteratura Inglese Medievale all'Università di Leeds, che fu di Tolkien stesso.
Questo contributo di Shippey (ottimamente tradotto da Roberto Di Scala) è un'autentica perla, e sicuramente rimane il più brillante e istruttivo dell'intera antologia.
 
La terza sezione, quella che ho chiamato accessoriale, alterna momenti che definirei di divertissement (come quando alcuni degli autori del volume si cimentano in racconti di ispirazione tolkieniana, o ci viene presentato un prontuario di immagini, fumetti, quiz, oggettistica, miniature, musica e giochi, il tutto a vario titolo collegato con il mondo di Tolkien), ad altri di impegno molto più alto. Personalmente, ho trovato scarso interesse nel paragrafo più specificamente ludico e "fandomico": chi ha letto certi altri miei interventi sa perfettamente che cosa penso di tutto il "sottobosco" che - gioco di ruolo in testa - da sempre aleggia intorno alle opere dell'Emeritus Yellow; oppure, di chi non resiste alla tentazione di travestirsi da Orco, Elfo o Nazgul in occasione di convegni, fiere, mostre, o "prime" dei film. Trovo quantomeno curioso impegnarsi tanto seriamente e lodevolmente per fare rientrare Tolkien nell'alveo della letteratura "mainstream", per poi strizzare l'occhio a certi atteggiamenti di gusto quantomeno discutibile, che non hanno altra conseguenza pratica se non quella di ricacciare il Nostro proprio nel ghetto "di genere" dove tanti vorrebbero che rimanesse confinato. Comunque sia, anche qui siamo di fronte ad una mia idiosincrasia personale, che i lettori potrebbero benissimo non condividere. Viceversa, ho apprezzato moltissimo il paragrafo dedicato alle reazioni della critica letteraria al fenomeno Tolkieniano, ottimamente documentato; e, ancor di più, la voluminosa e dettagliatissima bibliografia a cura di Enrico Imperatori, inerente a tutto quanto è stato scritto su Tolkien, che costituisce una fonte informativa preziosissima per chiunque voglia addentrarsi nello studio di Tolkien a livello di dettaglio. Questo reference bibliografico, che copre un periodo vastissimo (dagli anni '50 fino ai nostri giorni), è davvero una realizzazione preziosissima ed unica (specialmente in italiano), ad onta del fatto che, succedendosi ormai le varie pubblicazioni critiche ad un ritmo incalzante, come tutte le bibliografie è fatalmente destinata ad invecchiare presto.
 
Per concludere, volevo citare quei due-tre aspetti del volume che possono costituire delle pecche a livello formale (le poche legate ai contenuti sono già state segnalate). Anzitutto, viene da pensare che 25 Euro possano costituire un prezzo di copertina un po' troppo alto, per un volume in paperback caratterizzato da materiale per lo più non inedito. Ma, evidentemente, Manni & co. avranno svolto un'analisi di mercato i cui esiti, stante forse la rinnovata moda tolkieniana indotta da un certo neozelandese grasso e barbuto, hanno fatto propendere per quel tipo di scelta. Un altro elemento che ho trovato un po' fastidioso è il fatto che i singoli contributi non riportano mai il nome dello specifico autore, e meno che mai dove e quando il pezzo sia stato originariamente pubblicato. Questo mi ha indotto a continue e un po' estenuanti peregrinazioni alla "mitica" pagina 472 (non a caso, ho imparato questo numero a memoria !), dove esiste un elenco, già di suo piuttosto succinto e di non comodissima consultazione, dei vari co-autori. E, infine, affrontando l'argomento delle pubblicazioni critiche di autori italiani avrei apprezzato, insieme alle giuste raccomandazioni nei confronti del bel volume critico di Emilia Lodigiani (peraltro un po' datato, essendo dell'82 e quindi, oggi, di difficile reperibilità, oltre a dovere necessariamente ignorare i volumi postumi di Tolkien di più recente pubblicazione), un'analoga "sponsorizzazione" nei confronti di due volumi recentemente apparsi e che, per giudizio pressoché unanime, costituiscono un notevole salto di qualità nell'approccio critico nostrano: parlo di Tolkien, il Mito e la Grazia di Paolo Gulisano, a detta di molti oggi il massimo esperto tolkieniano italiano (e che, viceversa, stranamente viene citato solo in sede di bibliografia); e anche di Tolkien, il signore della fantasia di Andrea Monda e Saverio Simonelli, edito da Frassinelli. Tra i molti meriti di questo ottimo volume c'è quello di analizzare l'autore a partire dal dato della sua autorevolezza linguistica e filologica, che è poi - come ho già commentato parlando dell'analisi di Shippey - quello che realmente differenzia Tolkien da qualsiasi altro scrittore del ventesimo secolo; e anche quello di individuare la grandezza di JRRT più nella sua straordinaria capacità di generare racconti dalle singole parole provenienti dalle lingue di sua invenzione, che non nel suo talento di romanziere vero e proprio: tesi, quest'ultima, che assolutamente faccio mia. Presumo comunque che la mancanza di riferimenti a questi due libri si giustifichi pensando al brevissimo intervallo di tempo intercorso tra la loro pubblicazione e quella del presente volume.
In conclusione, trovo che l'antologia saggistica curata da Manni sia sicuramente raccomandabile, tanto al neofita Tolkieniano, quanto al lettore più esperto.


ultimo aggiornamento: 4 marzo 2003 webmaster@endore.it © Elena Grecchi