Recensione su Caltanet 3/2003
Un libro da acquistare
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Nel Mare Magno delle pubblicazioni che hanno saturato il
mercato da un anno a questa parte, nello scontato e
annunciatissimo tentativo di sfruttare senza pudore la
rinnovata moda Tolkieniana indotta dalla trilogia
cinematografica di Peter Jackson, spiccano anche alcune
pubblicazioni che meritano attenzione.
Una tra queste è sicuramente Introduzione a
Tolkien, antologia di saggi, articoli e contributi a
vario titolo che l'editore Simonelli ha pubblicato nel
mese di aprile del 2002.
Curatore dell'opera, e co-autore della stessa, è
Franco Manni, studioso tolkieniano tra i più acuti
ed esperti di cui disponiamo in Italia, e che
recentemente abbiamo avuto occasione di vedere in azione
anche su questo sito, coinvolto - suo malgrado,
direi - nell'annosa e potenzialmente infinita
polemica riguardante il rapporto tra cinema e letteratura.
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Va subito fatto rilevare che il volume è
ottimamente bilanciato nei suoi contenuti; non esiste un
destinatario "tipo", tant'è vero che Manni stesso,
in sede di presentazione, ci informa che fruitori possono
essere tanto i Tolkieniani "doc" (consumati da anni di
lettura di tutti i Sacri Testi, spesso e volentieri in
lingua originale, nonché di erudita esegesi
sviluppata sui più quotati testi critici
internazionali), quanto i cosiddetti niubbi da film,
definizione vagamente canzonatoria che il Newsgroup
facente riferimento alla Società Tolkieniana
dedica a tutti i neofiti che, rimasti incantati da PJ, si
accingono ora ardimentosamente alla scoperta letteraria
dell'Emeritus Fellow.
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Il volume riesce a centrare l'obiettivo, e questo è
un indubbio merito ascrivibile anzitutto al Manni, che
nelle sue funzioni di Curatore svolge a menadito il suo
compito; e con un sapiente lavoro di editing riesce sempre
- quasi - a presentarci i contributi dei vari
Autori nell'ordine più corretto, ispirandosi a quei
criteri di geometria progressiva che sempre devono (o
dovrebbero) essere alla base di questo tipo di operazioni.
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Manni presenta il volume suddividendolo in sette diverse
sezioni; per comodità dei lettori, preferisco
additarne tre: una di presentazione, una di
approfondimento, e una accessoriale.
La prima di queste parti è ovviamente dedicata
soprattutto a chi è all'inizio del proprio percorso
Tolkieniano.
Ho precedentemente parlato di "niubbi da film", ma
evidentemente il destinatario di questa prima sezione è
anche chi ha già letto Il Signore degli Anelli,
e magari Lo Hobbit; e comincia ad interessarsi a quale
sia la posizione occupata da JRRT nel contesto letterario,
etico ed intellettuale del ventesimo secolo.
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Va detto che questa sezione è anche quella che
principalmente vede Manni impegnato nel ruolo di
co-autore, oltre che di Curatore; ed è anche quella
più ricca di materiale inedito, almeno stando a
quanto mi è personalmente dato di intuire (la
mancanza di riferimenti precisi è, come vedremo,
è una delle poche pecche del volume !).
E devo dire che il modo con cui viene calamitata
l'attenzione del lettore, condotto a poco a poco ad
esplorare un mondo tanto sorprendente, è proprio del
Saggista consumato.
Già in queste pagine introduttive il lettore viene
introdotto ai tesori nascosti dietro la pagina scritta; e a
mano a mano che svanisce l'immagine esteriore che i più
diffusi preconcetti lasciano depositare intorno al Tolkien
uomo e autore, il neofita inizia a percepire, sia pur
vagamente, che la lettura meditata delle sue opere può
riservare ben di più di un puro godimento evasivo o
letterario: c'è, per chi lo desidera, la
possibilità di percorrere un cammino di crescita
personale, e persino spirituale.
En passant, si fa piazza pulita del più grossolano
luogo comune, quello che vorrebbe Tolkien come l'esponente
di spicco di un genere (Fantasy Eroico o Sword and Sorcery)
al quale, semmai, è ascrivibile solo sotto un profilo
formale.
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La sezione di presentazione si sviluppa poi passando in
rassegna le opere di Tolkien e i personaggi principali.
Il livello complessivo di ciascuno di questi che chiamerei
mini-saggi è sempre quantomeno buono; ma possiamo
individuare anche del materiale eccellente, come nel caso
del contributo di Carlo Stagnaro riguardante Turin Turambar.
Per la prima volta (almeno a mia memoria) un autore italiano
presenta il tributo pagato da Tolkien ai suoi studi classici
giovanili in modo esaustivo e convincente; il saggio di
Stagnaro, ottimamente scritto, presenta uno stimolante
parallelismo tra le atmosfere tipiche della mitologia greca
(rivissute in particolare attraverso la Tragedia di stampo
Sofocleo) e gli "eventi remoti" Tolkieniani, localizzabili
fino alla Caduta di Numenor; per contrapposizione, la Terza
Era e in particolare la Guerra dell'Anello acquisiscono una
tipica valenza Neotestamentaria ... magari non condivisibile
al 100 %, ma di sicuro interesse.
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La seconda sezione, quella di approfondimento, scende in
maggior dettaglio analizzando le opere del Nostro secondo
differenti angolazioni: letteraria, filosofica, religiosa.
È, questa, la sezione in cui Tolkien autore viene
messo a confronto con altri autori del Ventesimo Secolo.
Devo dire che, con ogni probabilità, ho finito col
trovare questa sezione un po' meno godibile ed equilibrata
della prima.
Il livello dei contributi rimane generalmente molto buono o,
come nel caso del Saggio di Manni Le emozioni di un
lettore di Tolkien, addirittura ottimo (avrei solo, da
accanito fan Kinghiano oltre che Tolkieniano, un piccolo
rimbrotto da fare per una certa leggerezza con cui si
liquida l'autore di It, L'ombra dello scorpione,
La zona morta e Il miglio verde.
Avesse letto questi romanzi con la dovuta attenzione, Manni
si sarebbe accorto che nello scrittore del New England sono
reperibili, e quanto magicamente evocati, tanto la
Meraviglia, quanto l'Affetto Domestico e, soprattutto,
l'Adesione Morale e il Senso Religioso).
Per il resto, ho trovato un po' pletoriche ed overwritten
certe parti, in particolare tutto il carteggio polemico di
Jessica Yates: se proprio l'esigenza di includerlo nella
raccolta fosse stata ineludibile, sarebbe stato più
logico collocarlo tra i contributi legati alla critica di
Tolkien.
Inoltre, ho preso atto che, in certi casi, una erudizione
tolkieniana a prova di bomba non trova rispondenza in una
pari abilità nella scrittura (mi riferisco in
particolare a La cosmologia della Terra di Mezzo).
Ma, più che altro, è la logica con cui sono
stati scelti i contributi di questa sezione ad avermi
lasciato qualche punto interrogativo: per esempio, mi
sono chiesto quale sia l'intima coerenza dell'avere a
buon diritto sostenuto, nella prima sezione, che la
collocazione di Tolkien nell'ambito dell'Heroic Fantasy
sia puramente di facciata, per presentare poi qui ben 6
contributi dedicati al confronto tra JRRT e autori come
Eddison, Moorcock, Howard, Brooks (!), con la saga di
Dragonlance (!!) e, dulcis in fundo ...
nientepopodimenochè con George Lucas (!!!).
La presenza in sé di quest'ultimo contributo fa
accaponare la pelle a uno come me, che un simile
accostamento non l'ha mai digerito (e meno male che ci
è stato risparmiato Star Trek, che pure, di
sfuggita, viene citato più volte ...); e al di là
di questa mia peculiare idiosincrasia, del tutto
soggettiva e pertanto discutibilissima, è il
confronto in sé ad apparirmi al di fuori di ogni
logica, visto che, semmai, con Lucas potremmo confrontare
non già Tolkien, ma Peter Jackson.
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Per fortuna a fare giustizia provvede nientemeno che lui,
Tom Shippey, giustamente additato come il massimo esperto
tolkieniano vivente, che con il suo Saggio Tolkien e
la letteratura fantastica post-bellica rimette le
cose a posto collocando Tolkien nel filone letterario di
sua competenza: quello surreale, per vari aspetti
utopistico ed anti-positivistico di Orwell, Golding,
Lewis e White (io ci avrei visto bene pure Huxley, col
suo Mondo Nuovo).
Non a caso Shippey è tra i pochi studiosi che
affrontano Tolkien entrando per la porta principale e
non, come fanno tutti gli altri, per una delle numerose
porte di servizio disseminate nei paraggi: parte,
cioé, dal dato di profonda esperienza filologica e
linguistica, che sempre costituì la "vera"
professione di JRRT (mentre scrittore fu e sempre rimase,
sostanzialmente, per "diletto") per tracciare un quadro
efficacissimo circa la natura della sua creatività.
Ancora meno a caso, Shippey ha occupato la cattedra di
Lingua e Letteratura Inglese Medievale all'Università
di Leeds, che fu di Tolkien stesso.
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Questo contributo di Shippey (ottimamente tradotto da
Roberto Di Scala) è un'autentica perla, e sicuramente
rimane il più brillante e istruttivo dell'intera
antologia.
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La terza sezione, quella che ho chiamato accessoriale,
alterna momenti che definirei di divertissement (come
quando alcuni degli autori del volume si cimentano in
racconti di ispirazione tolkieniana, o ci viene
presentato un prontuario di immagini, fumetti, quiz,
oggettistica, miniature, musica e giochi, il tutto a
vario titolo collegato con il mondo di Tolkien), ad altri
di impegno molto più alto.
Personalmente, ho trovato scarso interesse nel paragrafo
più specificamente ludico e "fandomico": chi ha
letto certi altri miei interventi sa perfettamente che
cosa penso di tutto il "sottobosco" che - gioco di
ruolo in testa - da sempre aleggia intorno alle
opere dell'Emeritus Yellow; oppure, di chi non resiste
alla tentazione di travestirsi da Orco, Elfo o Nazgul in
occasione di convegni, fiere, mostre, o "prime" dei film.
Trovo quantomeno curioso impegnarsi tanto seriamente e
lodevolmente per fare rientrare Tolkien nell'alveo della
letteratura "mainstream", per poi strizzare l'occhio a
certi atteggiamenti di gusto quantomeno discutibile, che
non hanno altra conseguenza pratica se non quella di
ricacciare il Nostro proprio nel ghetto "di genere" dove
tanti vorrebbero che rimanesse confinato.
Comunque sia, anche qui siamo di fronte ad una mia
idiosincrasia personale, che i lettori potrebbero
benissimo non condividere.
Viceversa, ho apprezzato moltissimo il paragrafo dedicato
alle reazioni della critica letteraria al fenomeno
Tolkieniano, ottimamente documentato; e, ancor di più,
la voluminosa e dettagliatissima bibliografia a cura di
Enrico Imperatori, inerente a tutto quanto è stato
scritto su Tolkien, che costituisce una fonte informativa
preziosissima per chiunque voglia addentrarsi nello studio
di Tolkien a livello di dettaglio.
Questo reference bibliografico, che copre un periodo
vastissimo (dagli anni '50 fino ai nostri giorni), è
davvero una realizzazione preziosissima ed unica
(specialmente in italiano), ad onta del fatto che,
succedendosi ormai le varie pubblicazioni critiche ad un
ritmo incalzante, come tutte le bibliografie è fatalmente
destinata ad invecchiare presto.
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Per concludere, volevo citare quei due-tre aspetti del
volume che possono costituire delle pecche a livello
formale (le poche legate ai contenuti sono già
state segnalate).
Anzitutto, viene da pensare che 25 Euro possano
costituire un prezzo di copertina un po' troppo alto, per
un volume in paperback caratterizzato da materiale per lo
più non inedito.
Ma, evidentemente, Manni & co. avranno
svolto un'analisi di mercato i cui esiti, stante forse la
rinnovata moda tolkieniana indotta da un certo
neozelandese grasso e barbuto, hanno fatto propendere per
quel tipo di scelta.
Un altro elemento che ho trovato un po' fastidioso è
il fatto che i singoli contributi non riportano mai il
nome dello specifico autore, e meno che mai dove e quando
il pezzo sia stato originariamente pubblicato.
Questo mi ha indotto a continue e un po' estenuanti
peregrinazioni alla "mitica" pagina 472 (non a caso,
ho imparato questo numero a memoria !), dove esiste
un elenco, già di suo piuttosto succinto e di non
comodissima consultazione, dei vari co-autori.
E, infine, affrontando l'argomento delle pubblicazioni
critiche di autori italiani avrei apprezzato, insieme alle
giuste raccomandazioni nei confronti del bel volume critico
di Emilia Lodigiani (peraltro un po' datato, essendo dell'82
e quindi, oggi, di difficile reperibilità, oltre a
dovere necessariamente ignorare i volumi postumi di Tolkien
di più recente pubblicazione), un'analoga
"sponsorizzazione" nei confronti di due volumi recentemente
apparsi e che, per giudizio pressoché unanime,
costituiscono un notevole salto di qualità nell'approccio
critico nostrano: parlo di Tolkien, il Mito e la Grazia
di Paolo Gulisano, a detta di molti oggi il massimo esperto
tolkieniano italiano (e che, viceversa, stranamente viene
citato solo in sede di bibliografia); e anche di Tolkien,
il signore della fantasia di Andrea Monda e Saverio
Simonelli, edito da Frassinelli.
Tra i molti meriti di questo ottimo volume c'è
quello di analizzare l'autore a partire dal dato della
sua autorevolezza linguistica e filologica, che è
poi - come ho già commentato parlando
dell'analisi di Shippey - quello che realmente
differenzia Tolkien da qualsiasi altro scrittore del
ventesimo secolo; e anche quello di individuare la
grandezza di JRRT più nella sua straordinaria
capacità di generare racconti dalle singole parole
provenienti dalle lingue di sua invenzione, che non nel
suo talento di romanziere vero e proprio: tesi,
quest'ultima, che assolutamente faccio mia.
Presumo comunque che la mancanza di riferimenti a questi
due libri si giustifichi pensando al brevissimo
intervallo di tempo intercorso tra la loro pubblicazione
e quella del presente volume.
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In conclusione, trovo che l'antologia saggistica curata
da Manni sia sicuramente raccomandabile, tanto al neofita
Tolkieniano, quanto al lettore più esperto.
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